Salute 5 Novembre 2026 12:30

Tumori, un paziente su dieci ha una predisposizione genetica ereditaria: la profilazione estesa può individuarla

Uno studio condotto al Policlinico Gemelli su 2.674 persone con tumori solidi mostra che l'analisi di oltre 500 geni può far emergere alterazioni ereditarie che sfuggirebbero ai criteri diagnostici tradizionali

di Redazione
Tumori, un paziente su dieci ha una predisposizione genetica ereditaria: la profilazione estesa può individuarla

Non soltanto individuare le caratteristiche genetiche del tumore per scegliere la terapia più efficace, ma anche scoprire se, all’origine della malattia, ci sia una predisposizione ereditaria. È questa una delle possibilità offerte dalla profilazione genomica estesa, che consente di analizzare contemporaneamente centinaia di geni e di intercettare alterazioni presenti fin dalla nascita, potenzialmente condivise anche dai familiari. Un’indicazione importante arriva da uno studio condotto alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS: nel 10% delle persone con tumori solidi sottoposte all’analisi sono state individuate varianti genetiche costituzionali associate a una predisposizione oncologica. Un risultato che assume particolare rilievo anche sul fronte della prevenzione, perché permette di riconoscere condizioni di rischio che potrebbero rimanere nascoste con i percorsi diagnostici abituali. La ricerca, pubblicata sulla rivista Genome Medicine, è stata realizzata nell’ambito del programma FPG500, attivo al Gemelli dal 2022 e fortemente voluto dal compianto professor Giovanni Scambia, già direttore scientifico della Fondazione. Il lavoro è stato condotto dalle ricercatrici Simona Duranti, Arianna Panfili e Camilla Nero, sotto il coordinamento del professor Maurizio Genuardi, ordinario di Genetica medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa complessa di Genetica medica del Policlinico Gemelli.

Oltre 500 geni analizzati: individuate predisposizioni ereditarie nel 10% dei casi

Lo studio ha coinvolto 2.674 persone con tumori solidi per le quali era stata richiesta una valutazione molecolare. Attraverso tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS), i ricercatori hanno analizzato pannelli estesi comprendenti oltre 500 geni. La profilazione ha consentito innanzitutto di individuare le alterazioni genetiche acquisite nel corso della vita, che contribuiscono allo sviluppo della neoplasia e possono offrire indicazioni utili per orientare la scelta terapeutica. Ma l’analisi ha permesso anche di riconoscere varianti di possibile natura costituzionale, cioè presenti fin dalla nascita in tutte le cellule dell’organismo, comprese quelle sane. Queste alterazioni, quando interessano geni coinvolti nella predisposizione oncologica, possono indicare una sindrome ereditaria associata a un rischio aumentato di sviluppare determinati tumori. Nel campione analizzato, condizioni di questo tipo sono state riscontrate in circa una persona su dieci. Il dato più significativo riguarda le predisposizioni che non sarebbero state riconosciute attraverso i criteri diagnostici attualmente utilizzati. Secondo i risultati dello studio, una quota delle varianti individuate interessa infatti geni non necessariamente associati alla tipologia di tumore diagnosticata. Inoltre, il 20% delle varianti costituzionali rilevate riguarda geni a rischio moderato, che le attuali indicazioni per l’accesso ai test non prevedono di indagare sistematicamente. Complessivamente, secondo gli autori, circa un terzo delle persone portatrici di una sindrome ereditaria di predisposizione al cancro avrebbe potuto non essere identificato attraverso il percorso diagnostico standard.

Dalla terapia alla prevenzione: perché conoscere il rischio genetico è importante

Riconoscere una predisposizione ereditaria può avere conseguenze che vanno oltre la gestione della neoplasia già diagnosticata. L’informazione genetica può contribuire a orientare le decisioni terapeutiche, ma anche a programmare controlli specifici sugli altri organi potenzialmente a rischio e a valutare strategie per ridurre la probabilità di sviluppare ulteriori tumori. Tra le possibilità rientrano, in casi selezionati, interventi chirurgici di riduzione del rischio o trattamenti farmacologici mirati. Un esempio è rappresentato dall’impiego dell’aspirina in alcune persone con sindrome di Lynch, secondo le indicazioni cliniche appropriate. C’è poi un altro aspetto fondamentale: la possibilità di estendere l’indagine ai familiari. Una volta identificata una variante ereditaria, infatti, è possibile proporre test genetici a cascata per verificare quali componenti della famiglia abbiano ereditato la stessa alterazione. Chi risulta portatore può così essere indirizzato a programmi personalizzati di sorveglianza e prevenzione, prima ancora che la malattia si manifesti. “L’identificazione di tali alterazioni genetiche rappresenta un contributo concreto alla medicina di precisione e alla prevenzione di precisione, agendo su più livelli della gestione della persona con una diagnosi oncologica”, spiega il professor Genuardi.

Il programma FPG500 e il ruolo del lavoro multidisciplinare

Nei primi due anni del programma FPG500, tra gennaio 2022 e dicembre 2023, sono stati analizzati circa 2.700 campioni di persone con tumori solidi, in prevalenza neoplasie ginecologiche, come quelle dell’endometrio e dell’ovaio. Il percorso ha previsto la collaborazione di diverse professionalità: biologi molecolari, bioinformatici, oncologi, genetisti e care manager molecolari. Un modello multidisciplinare che ha permesso di integrare i risultati della profilazione tumorale con la valutazione del possibile rischio ereditario. Il 16% delle persone sottoposte all’analisi genomica è stato indirizzato a una consulenza specialistica presso l’ambulatorio di Genetica medica. Tra quelle invitate, l’80% ha aderito alla visita. La profilazione estesa, tuttavia, non rappresenta ancora una prestazione ordinariamente disponibile per tutte le persone con tumore. Come spiegano le ricercatrici Duranti e Panfili, “un esame su oltre 500 geni non fa parte della pratica clinica ordinaria”: al Gemelli viene offerto nell’ambito del programma FPG500, che integra attività diagnostica e di ricerca. In Italia, il Servizio sanitario nazionale rimborsa attualmente test molecolari mirati a specifici geni, farmaci e tipologie tumorali, tra cui alcune forme di tumore del polmone, dell’ovaio e del colon. I nuovi Livelli essenziali di assistenza, in vigore dal 30 ottobre 2026, ampliano le possibilità di accesso ai test molecolari, ma prevedono pannelli indirizzati a singole neoplasie.

I prossimi passi: misurare l’impatto sulla prevenzione

La ricerca proseguirà con l’obiettivo di individuare ulteriori alterazioni ereditarie in geni diversi da quelli già analizzati. Ma il gruppo di lavoro intende anche valutare quanto le informazioni genetiche raccolte si traducano concretamente in percorsi di prevenzione. Tra gli aspetti da approfondire ci saranno l’adesione delle persone ai programmi di sorveglianza e di riduzione del rischio, il numero di familiari che effettueranno il test genetico e quanti, dopo aver scoperto di essere portatori della variante, intraprenderanno a loro volta un percorso di prevenzione. La sfida della medicina di precisione, dunque, non si esaurisce nell’individuazione delle caratteristiche molecolari di un tumore. Conoscere il patrimonio genetico può consentire di ricostruire una parte della storia familiare della malattia e, soprattutto, di trasformare un’informazione diagnostica in un’opportunità di prevenzione per altre persone.

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