Le nuove speranze contro il cancro nascono dalla scienza: dal 28 ottobre al 15 novembre iniziative in tutta Italia per sostenere i ricercatori. Dai Cioccolatini nelle piazze alla campagna RAI, AIRC racconta i progressi della ricerca oncologica, con uno sguardo alle nuove prospettive terapeutiche come lo studio del San Raffaele sulle metastasi del tumore del colon-retto
Ogni nuova strategia di prevenzione, diagnosi o cura nasce anche dalle domande a cui la ricerca scientifica prova a dare risposta. Dietro i progressi contro il cancro ci sono anni di lavoro nei laboratori, studi clinici, collaborazioni tra centri scientifici e risorse destinate a trasformare le scoperte in opportunità per i pazienti.
È proprio questo il messaggio dei Giorni della Ricerca AIRC, in programma dal 28 ottobre al 15 novembre: raccontare quanto la scienza sia determinante nella lotta ai tumori e coinvolgere cittadini e istituzioni nel sostegno ai ricercatori. Tra gli esempi concreti che mostrano il valore di questo impegno c’è un recente studio dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, pubblicato su Science Advances, che ha individuato un meccanismo con cui alcune metastasi epatiche del tumore del colon-retto riescono a indebolire le difese immunitarie.
La lotta contro il cancro è una delle sfide più complesse della medicina. I tumori non costituiscono un’unica malattia: possono avere caratteristiche biologiche differenti, svilupparsi in organi diversi e rispondere in modo diverso alle terapie. Per questo la ricerca è fondamentale: permette di comprendere sempre meglio i meccanismi che favoriscono la crescita delle cellule tumorali, individuare nuovi bersagli e sviluppare strategie di prevenzione e trattamento più efficaci.
I risultati raggiunti negli ultimi decenni dimostrano quanto la ricerca possa incidere sulla vita delle persone. Secondo AIRC, sulla base del rapporto I numeri del cancro in Italia 2025 di AIOM e dei dati AIRTUM 2026, negli ultimi dieci anni la mortalità per tumore in Italia è diminuita di circa il 9%. Anche la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è superiore alla media europea per alcune delle neoplasie più diffuse: raggiunge l’89,5% per il tumore della mammella e il 67% per quello del colon-retto.
Questi progressi non sono il risultato di una singola scoperta, ma di un lavoro scientifico che coinvolge competenze e discipline diverse. La ricerca di base studia i processi biologici alla base delle malattie; quella traslazionale prova a trasferire le conoscenze dal laboratorio alla pratica clinica; gli studi clinici valutano infine sicurezza ed efficacia delle nuove strategie nelle persone. È un percorso che richiede tempo, verifiche e investimenti, ma che può aprire possibilità terapeutiche prima inesistenti, soprattutto per i tumori più difficili da trattare.
I Giorni della Ricerca AIRC nascono proprio per avvicinare i cittadini al lavoro della comunità scientifica e ricordare che i risultati della lotta al cancro dipendono anche dalla continuità dei finanziamenti. Dal 1995, Fondazione AIRC promuove questa iniziativa per raccontare le nuove conoscenze in campo oncologico, sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e raccogliere risorse da destinare ai progetti scientifici.
Nel 2026 la Fondazione ha finanziato 779 tra progetti di ricerca, borse di studio e programmi speciali, con un investimento superiore a 142 milioni di euro. Il sostegno di AIRC raggiunge circa 5.000 ricercatori e medici impegnati in quasi 100 istituzioni, tra università, ospedali e centri di ricerca. In oltre sessant’anni di attività, la Fondazione ha investito complessivamente più di 2,7 miliardi di euro nella ricerca oncologica. Numeri che raccontano una rete costruita nel tempo grazie alla collaborazione tra scienziati, strutture sanitarie, istituzioni, volontari e cittadini. La ricerca, infatti, non procede soltanto attraverso il lavoro dei laboratori: ha bisogno di risorse stabili, di giovani studiosi che possano sviluppare il proprio percorso professionale e di una comunità capace di riconoscere il valore della conoscenza scientifica.
Non a caso, l’apertura dei Giorni della Ricerca 2026 si è svolta il 28 ottobre al Palazzo del Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dei ministri Anna Maria Bernini e Orazio Schillaci e dei rappresentanti della Fondazione. In quell’occasione il presidente della Fondazione AIRC, Andrea Sironi, ha rilanciato la proposta di un Patto per la ricerca, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, università, strutture sanitarie, imprese e Terzo settore. Una sinergia che punta a sostenere il lavoro dei ricercatori e a favorire il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso nuove opportunità di prevenzione e cura.
Il calendario dei Giorni della Ricerca coinvolge tutto il Paese e propone occasioni diverse per conoscere il lavoro degli scienziati e contribuire al suo finanziamento. Uno degli appuntamenti centrali è RAI per AIRC, dall’1 all’8 novembre: per otto giorni televisione, radio, testate giornalistiche, web e social raccontano i progressi della ricerca oncologica e invitano il pubblico a sostenere i ricercatori. La collaborazione tra la Fondazione e il servizio pubblico dura da oltre trent’anni e rappresenta uno dei principali momenti di informazione e sensibilizzazione della campagna. Sabato 7 novembre tornano invece I Cioccolatini della Ricerca. I volontari AIRC saranno presenti in circa 2.500 piazze italiane per distribuire confezioni di cioccolato fondente a fronte di una donazione di 15 euro. I cioccolatini saranno disponibili per tutto il mese anche nelle filiali Banco BPM e attraversoAmazon. L’iniziativa vuole trasformare un gesto semplice in un contributo concreto al lavoro dei ricercatori.
Anche lo sport partecipa alla mobilitazione con Un Gol per la Ricerca: dal 6 all’8 novembre le squadre della Serie A Enilive e della Serie BKT scenderanno in campo al fianco della Fondazione. Il 12 e il 15 novembre sarà invece la Nazionale italiana a sostenere la campagna in occasione degli impegni di Nations League contro Francia e Belgio. Il 4 e 5 novembre sono inoltre in programma gli appuntamenti di AIRC nelle Scuole, dedicati a sensibilizzare gli studenti sull’importanza della ricerca oncologica e della prevenzione. Nel mese di novembre AIRC promuove anche Sinonimi e controlli, iniziativa legata a Movember che punta a sensibilizzare gli uomini sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori maschili.
Tra le ricerche sostenute da AIRC che mostrano quanto sia importante continuare a studiare i meccanismi biologici dei tumori c’è il lavoro condotto dai ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano sulle metastasi epatiche del tumore del colon-retto. Lo studio ha approfondito un problema ancora aperto: perché alcune metastasi riescono a sottrarsi all’attacco del sistema immunitario e a rendere meno efficaci le immunoterapie.
Il gruppo di ricerca ha analizzato campioni tumorali provenienti da 44 pazienti e ha utilizzato anche organoidi, piccoli modelli tridimensionali coltivati in laboratorio a partire da metastasi di altri 15 pazienti. L’obiettivo era comprendere come il microambiente tumorale, cioè l’insieme delle cellule e dei segnali che circondano la massa neoplastica, possa influenzare la risposta delle difese immunitarie.
I ricercatori hanno individuato un meccanismo legato agli interferoni di tipo I, molecole normalmente coinvolte nella risposta immunitaria. In alcune metastasi epatiche, la produzione persistente di questi segnali può avere un effetto inatteso: anziché favorire la difesa dell’organismo, contribuisce a compromettere la funzionalità dei linfociti T, cellule fondamentali per riconoscere e attaccare quelle tumorali. Il processo è associato alla riduzione sulla superficie dei linfociti di IFNAR1, una componente del recettore attraverso cui le cellule rispondono agli interferoni.
La perdita di questo recettore può ridurre la capacità dei linfociti T di sopravvivere e mantenere la propria attività antitumorale. Il gruppo ha quindi sperimentato strategie farmacologiche e genetiche per preservare IFNAR1 sulla superficie delle cellule immunitarie. Nei modelli preclinici, il mantenimento del recettore ha migliorato la funzionalità dei linfociti e potenziato l’attività delle immunoterapie cellulari, comprese quelle basate sulle CAR-T. In alcuni modelli sperimentali, i linfociti così protetti sono riusciti anche a eliminare metastasi epatiche già sviluppate.
La ricerca, coordinata da Giovanni Sitia in collaborazione con Chiara Bonini e Luca Guidotti e con il contributo di gruppi internazionali, individua quindi un possibile punto di intervento per rendere più efficace la risposta immunitaria in alcune forme di tumore del colon-retto metastatico. La strategia sembra particolarmente rilevante nei tumori caratterizzati da un’elevata produzione di interferoni, un elemento che in futuro potrebbe contribuire a individuare i pazienti più adatti a trattamenti mirati.
È importante sottolineare che si tratta di risultati preclinici: non siamo di fronte a una terapia già disponibile per i pazienti, ma a una scoperta che dovrà essere ulteriormente verificata e valutata attraverso gli studi necessari prima di un eventuale impiego clinico. È proprio questo il percorso della ricerca oncologica: comprendere i meccanismi della malattia, individuare nuove possibilità e sottoporle a verifiche rigorose.
Dietro ogni nuova opportunità di cura ci sono anni di lavoro, competenze, collaborazione e investimenti. I Giorni della Ricerca AIRC ricordano che sostenere la scienza significa contribuire a costruire le risposte di domani, anche per quei tumori per i quali le possibilità terapeutiche restano ancora limitate. La ricerca non offre risultati immediati né garanzie, ma rappresenta il presupposto fondamentale per trasformare le scoperte scientifiche in nuove prospettive di cura.
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