Salute 19 Ottobre 2026 10:38

TSO, gli psichiatri chiedono una revisione della legge: “Si rischia un ritardo nelle cure”

Dopo la sentenza n.157/2026 della Corte costituzionale, la Società Italiana di Psichiatria chiede al Parlamento un intervento normativo urgente

di I.F.
TSO, gli psichiatri chiedono una revisione della legge: “Si rischia un ritardo nelle cure”

Il rafforzamento delle garanzie giuridiche non deve tradursi in un ostacolo all’assistenza sanitaria. È questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Psichiatria (SIP) dopo la sentenza n. 157/2026 della Corte costituzionale, del 2 ottobre, che ha introdotto l’obbligatorietà dell’assistenza di un difensore nei procedimenti di convalida e proroga del trattamento sanitario obbligatorio (TSO). La Società riconosce il valore delle garanzie a tutela della libertà personale e del diritto di difesa, ma richiama l’attenzione sulle possibili ricadute delle nuove disposizioni sull’attività clinica. Il timore è che l’incertezza sulle modalità applicative e sulle responsabilità dei professionisti possa favorire comportamenti difensivi, con conseguenze sulla tempestività degli interventi. Per questo, i presidenti della SIP, Guido Di Sciascio e Antonio Vita, individuano quattro priorità: preservare la natura terapeutica del TSO, evitare che il medico venga considerato una controparte processuale della persona assistita, prevenire ritardi nelle cure e promuovere una revisione legislativa che garantisca un’applicazione uniforme delle nuove disposizioni.

TSO, una misura sanitaria e non sanzionatoria

Il primo punto riguarda la natura del trattamento sanitario obbligatorio, che la normativa italiana colloca nell’ambito della tutela della salute. La legge 180 del 1978 e la successiva legge 833 dello stesso anno hanno segnato il superamento di un modello prevalentemente custodialistico, riconoscendo al TSO una finalità terapeutica. “La legge n. 180 del 1978, i cui principi sono stati successivamente recepiti negli articoli 33, 34 e 35 della legge n. 833 del 1978, ha collocato il TSO nell’ambito della tutela della salute, superando una concezione della psichiatria basata soprattutto sulla custodia – spiega Guido Di Sciascio, co-presidente della SIP –. Il TSO rappresenta un intervento terapeutico eccezionale, previsto dalla Legge quando sussistono alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, questi non vengono accettati dalla persona e non vi sono le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive e idonee misure sanitarie extraospedaliere. La sua finalità non è limitare la libertà personale in quanto tale, ma garantire il diritto alla salute anche nelle situazioni in cui non è possibile ottenere il consenso della persona alle cure necessarie, talvolta proprio per la difficoltà a riconoscere la propria condizione di malattia e il bisogno di cura. Il medico che propone o convalida sul piano sanitario la necessità di un TSO non agisce come controparte del paziente, ma nell’esercizio di una responsabilità clinica, fondata su valutazioni di appropriatezza e obblighi professionali”. La posizione della SIP è che la verifica della legittimità del provvedimento debba restare distinta dalla valutazione clinica. Il trattamento, infatti, risponde a condizioni specifiche previste dalla legge e deve essere orientato alla tutela della salute, nel rispetto dei diritti della persona e con l’obiettivo di recuperare, quando possibile, il consenso alle cure.

Il rapporto tra medico e persona assistita: i ruoli da distinguere

Il secondo nodo riguarda il rischio che il procedimento di convalida assuma caratteristiche proprie di un contenzioso giudiziario, modificando il rapporto tra professionisti sanitari e persone sottoposte a TSO. “L’introduzione della difesa tecnica obbligatoria, nel rafforzare le garanzie della persona, richiede particolare attenzione alle modalità concrete con cui essa si integrerà nel procedimento di convalida – sottolinea Antonio Vita, co-presidente della SIP –. Il rischio è che il confronto tra i soggetti coinvolti assuma progressivamente caratteristiche proprie di un procedimento contenzioso, nel quale il medico sia chiamato a difendere il proprio operato come una parte processuale e il paziente venga rappresentato come soggetto contrapposto ai curanti. Una simile impostazione potrebbe compromettere la specificità della relazione terapeutica, che deve rimanere orientata alla cura, al dialogo e al recupero quanto prima del consenso al trattamento. Occorre quindi distinguere con chiarezza i ruoli: al medico compete la valutazione clinica e la responsabilità delle scelte terapeutiche; al difensore la tutela dei diritti della persona; al giudice la verifica della legittimità del provvedimento. La presenza di garanzie giurisdizionali non deve trasformare il sanitario in una controparte processuale del paziente”. Per la Società scientifica, il punto centrale è trovare un equilibrio tra la tutela dei diritti individuali e la necessità di mantenere una relazione terapeutica fondata sulla cura. La presenza di un difensore, secondo questa impostazione, deve garantire la protezione giuridica della persona senza alterare le responsabilità proprie di ciascun soggetto coinvolto.

Il rischio di ritardi nell’accesso alle cure

Un’ulteriore preoccupazione riguarda le possibili conseguenze delle nuove disposizioni sulle decisioni dei medici. In assenza di indicazioni operative chiare, la necessità di confrontarsi con un quadro giuridico incerto potrebbe indurre alcuni professionisti a rinviare o evitare il ricorso al TSO, anche quando sussistano le condizioni previste dalla normativa. “Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le possibili conseguenze delle nuove disposizioni sulle decisioni cliniche e sull’assunzione di responsabilità da parte dei medici – prosegue Di Sciascio –. L’incertezza sulle modalità applicative, sui rispettivi ruoli e sulle eventuali conseguenze giuridiche delle decisioni sanitarie potrebbe favorire atteggiamenti difensivi, inducendo i medici a evitare o ritardare il ricorso al TSO anche quando ne ricorrano effettivamente i presupposti. Si tratta di un rischio che non può essere sottovalutato: una tutela della libertà personale che, nella pratica, finisse per ostacolare l’accesso a cure necessarie potrebbe tradursi in una compromissione dello stesso diritto alla salute che l’ordinamento è chiamato a garantire. La protezione dei diritti della persona e la tutela della responsabilità professionale non devono essere considerate esigenze contrapposte, ma componenti di un sistema capace di assicurare decisioni cliniche appropriate, tempestive e giuridicamente certe“. La SIP richiama quindi l’attenzione sulla necessità di evitare che le nuove garanzie producano effetti indesiderati sul piano assistenziale. L’obiettivo, nella prospettiva della Società, è assicurare decisioni cliniche tempestive e appropriate, senza compromettere né la libertà personale né il diritto alla salute.

L’appello al Parlamento per una revisione legislativa

Per affrontare le criticità segnalate, la SIP sollecita una revisione organica della disciplina del TSO. L’intervento dovrebbe chiarire le modalità di applicazione delle nuove garanzie, definire le responsabilità dei soggetti coinvolti e ridurre le differenze interpretative che potrebbero emergere nei diversi territori. “La Società Italiana di Psichiatria ritiene indispensabile e urgente un intervento legislativo organico che, nel rispetto dei principi affermati dalla Corte costituzionale, chiarisca le modalità di applicazione delle nuove garanzie, i ruoli e le responsabilità dei soggetti coinvolti e le condizioni necessarie per assicurare un’applicazione uniforme delle disposizioni su tutto il territorio nazionale – afferma Vita –. Una revisione della disciplina del TSO dovrà salvaguardarne la natura sanitaria, garantire la tutela effettiva dei diritti della persona e assicurare ai professionisti un quadro normativo chiaro, che consenta di assumere le decisioni terapeutiche necessarie senza il rischio di improprie contrapposizioni processuali”. La richiesta della Società è dunque quella di un intervento del legislatore che consenta di coniugare le garanzie costituzionali con le esigenze concrete dei servizi di salute mentale. La definizione di regole chiare viene considerata essenziale per evitare che l’incertezza interpretativa incida sull’organizzazione dell’assistenza e sulla possibilità di intervenire nei tempi necessari. “La tutela della libertà personale e il diritto alla salute devono essere garantiti insieme – concludono i presidenti SIP –. È pertanto necessario che l’attuazione delle garanzie costituzionali salvaguardi la funzione terapeutica del TSO, senza rendere più difficile l’esercizio della responsabilità clinica”.

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