Una ricerca pubblicata su JAMA Network Open ha indagato le preferenze di 1.185 adulti statunitensi sulle risposte generate dall’intelligenza artificiale e sull’assistenza psicologica: per le questioni cliniche, la supervisione umana resta centrale
L’intelligenza artificiale può rispondere in pochi minuti a una domanda sulla salute, mentre per ricevere una risposta verificata da un medico o da un infermiere possono servire giorni. Ma quanto conta la rapidità quando in gioco c’è la propria salute? A indagare il rapporto tra tempi di attesa, fiducia e supervisione umana è uno studio condotto da ricercatori della Columbia University School of Nursing e del Vanderbilt University Medical Center, pubblicato il 14 ottobre 2026 su JAMA Network Open. L’indagine ha coinvolto 1.185 adulti statunitensi, ai quali è stato chiesto di scegliere tra risposte generate rapidamente dall’IA e risposte sottoposte alla revisione di un professionista sanitario. I risultati mostrano che la disponibilità immediata della tecnologia è apprezzata soprattutto per le richieste amministrative, mentre per i quesiti clinici molti partecipanti preferiscono aspettare una verifica umana.
Per comprendere le preferenze dei partecipanti, i ricercatori hanno confrontato diversi scenari di utilizzo dell’intelligenza artificiale nei servizi sanitari digitali. Le persone dovevano scegliere tra una risposta automatica entro cinque minuti e una risposta più lenta, disponibile entro 48 ore, dopo la revisione e la modifica da parte di un medico o di un infermiere. Le domande riguardavano tre categorie: richieste generali, questioni organizzative e quesiti propriamente clinici, come dubbi sui sintomi o sul trattamento di una malattia. Le risposte hanno evidenziato differenze significative in base al tipo di richiesta. Per le questioni logistiche, come fissare un appuntamento o chiedere il rinnovo di una ricetta, il 57,4% dei partecipanti ha preferito la risposta rapida dell’IA. Per le domande generali e amministrative, la percentuale è stata del 50,6%. Quando, invece, si trattava di informazioni mediche, il 63,1% ha scelto di aspettare una risposta verificata da un professionista sanitario. Il dato suggerisce che la disponibilità ad affidarsi all’intelligenza artificiale non è uniforme, ma dipende anche dalle possibili conseguenze di un’informazione sbagliata o incompleta.
I risultati non indicano un rifiuto generalizzato dell’intelligenza artificiale. Piuttosto, mostrano che i partecipanti sembrano distinguere tra attività a basso rischio, nelle quali la velocità può rappresentare un vantaggio, e decisioni che riguardano direttamente la salute. Un sistema automatico può essere utile per gestire richieste ripetitive o fornire indicazioni organizzative, ma la valutazione di sintomi, diagnosi e trattamenti richiede un livello di attenzione differente. La revisione umana può contribuire a individuare informazioni inesatte, risposte poco pertinenti o indicazioni che non tengono conto della situazione specifica della persona. Lo studio, tuttavia, non ha confrontato l’accuratezza clinica delle risposte dell’IA con quella dei professionisti: ha analizzato le preferenze espresse dai partecipanti di fronte a scenari ipotetici. Non permette quindi di stabilire quale modalità sia più sicura o efficace nella pratica clinica, ma offre indicazioni su come i cittadini percepiscono il ruolo della tecnologia nell’assistenza.
La ricerca ha esaminato anche le preferenze relative al supporto per la salute mentale, mettendo a confronto tre possibilità: un terapeuta umano disponibile dopo tre mesi, un chatbot basato sull’intelligenza artificiale supervisionato da un terapeuta e disponibile dopo un mese, oppure un chatbot autonomo accessibile immediatamente.
Anche in questo caso, la disponibilità più rapida non è risultata automaticamente la scelta preferita. Il 63,9% dei partecipanti ha indicato il terapeuta umano come opzione preferibile, rispetto al 50,2% per il chatbot supervisionato da un professionista e al 44,3% per il chatbot autonomo. Le percentuali descrivono le preferenze rilevate nell’indagine e non sono necessariamente esclusive: i partecipanti potevano esprimere diversi livelli di accettabilità per le opzioni proposte.
Questi risultati evidenziano una distinzione importante: l’intelligenza artificiale può essere considerata una possibile risorsa di supporto, ma non è detto che venga percepita come un sostituto adeguato della relazione terapeutica. La presenza di un professionista potrebbe rappresentare un elemento importante per chi cerca aiuto psicologico, soprattutto quando la situazione richiede comprensione del contesto personale e valutazioni individualizzate.
Lo studio è stato condotto attraverso un’indagine trasversale online, realizzata tra il 17 giugno e il 26 luglio 2024 e pubblicata nell’ottobre 2026. Il campione comprendeva adulti statunitensi reclutati attraverso panel online, con una selezione basata su quote demografiche. I ricercatori hanno escluso 52 persone che non avevano superato i controlli di attenzione, arrivando a un campione finale di 1.185 partecipanti.
Tra i limiti indicati dagli autori figurano il carattere ipotetico degli scenari, la possibilità che la formulazione delle domande abbia influenzato le risposte e l’utilizzo di un campione non probabilistico. Inoltre, il confronto associava tempi di attesa diversi a modalità di risposta differenti: non è quindi possibile attribuire le preferenze esclusivamente alla velocità o alla presenza del controllo umano. I risultati, infine, riguardano la popolazione statunitense e non possono essere trasferiti automaticamente al contesto italiano.
La ricerca offre comunque un’indicazione utile per lo sviluppo dei servizi sanitari digitali: l’efficienza non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla rapidità della risposta, ma anche considerando il tipo di richiesta, il livello di rischio e le aspettative delle persone. Per le strutture sanitarie che introducono strumenti di intelligenza artificiale, il punto non è necessariamente scegliere tra tecnologia e professionisti, ma capire in quali attività l’automazione possa essere utile e quando sia indispensabile una verifica umana.