A Torino Vol.To forma facilitatori per aiutare le persone anziane ad accedere al Fascicolo sanitario elettronico, prenotare visite e utilizzare le ricette digitali
La sanità diventa sempre più digitale, ma non tutti i cittadini riescono a tenere il passo. Prenotare una visita attraverso il CUP online, consultare il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) o gestire una ricetta digitale possono rappresentare ostacoli importanti, soprattutto per le persone anziane e con minori competenze informatiche. Per ridurre questa distanza, in Piemonte il volontariato scende in campo con percorsi di formazione e assistenza dedicati.
Come raccontato dalla TGR Piemonte di RaiNews il 15 ottobre, Vol.To – Volontariato Torino ha sviluppato attività di facilitazione digitale che coinvolgono volontari e associazioni locali, con l’obiettivo di accompagnare i cittadini nell’utilizzo dei servizi sanitari online. “Investire in salute digitale è fondamentale – ha spiegato alla TGR Maida Caria, direttrice di Vol.To, sottolineando la necessità di aiutare soprattutto gli anziani soli ad accedere ai servizi. Un sostegno che può fare la differenza anche nell’evitare la rinuncia alle prestazioni sanitarie a causa delle difficoltà di prenotazione.
L’esperienza torinese si inserisce in un percorso nazionale di inclusione digitale. Il progetto Punti Digitale Facile, sostenuto dal PNRR, ha portato alla creazione di sportelli territoriali dove i cittadini possono ricevere gratuitamente assistenza nell’utilizzo dei servizi pubblici online.
Secondo i dati diffusi dal Dipartimento per la trasformazione digitale nel marzo 2026, erano già oltre 4.000 i presidi attivi sul territorio nazionale, impegnati anche a facilitare l’accesso al Fascicolo sanitario elettronico.
Esperienze concrete arrivano da diverse regioni. In Toscana, i Punti Digitale Facile offrono assistenza individuale per l’utilizzo del FSE, delle prenotazioni CUP e delle credenziali digitali. Nel Lazio, la rete regionale coinvolge anche distretti sociosanitari, enti locali e centri anziani, avvicinando i servizi alle persone che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso online.
Il problema non riguarda soltanto la familiarità con smartphone e computer, ma l’effettiva possibilità di accedere alle cure. Come già evidenziato da Sanità Informazione nell’articolo “Quando il digitale diventa una porta chiusa. Anziani davanti al rischio esclusione”, la trasformazione tecnologica rischia di accentuare le disuguaglianze quando non è accompagnata da servizi di prossimità e modalità alternative di accesso.
A confermare la rilevanza sanitaria del fenomeno sono anche i dati del Barometro del Patient Engagement 2025, ripresi dal nostro giornale: tra i cittadini con scarsa dimestichezza digitale, l’adesione agli screening si ferma al 71%, contro l’89% di chi utilizza agevolmente gli strumenti tecnologici. In questa prospettiva, il ruolo delle associazioni e dei facilitatori diventa essenziale. Ma il volontariato non può sostituire stabilmente la responsabilità del Servizio sanitario nazionale di garantire l’accessibilità dei propri servizi. La sfida è trasformare queste esperienze in una rete continuativa, integrata con ASL, Comuni, farmacie e organizzazioni del Terzo settore, mantenendo disponibili anche sportelli fisici e canali telefonici per chi non possiede SPID, smartphone o competenze digitali adeguate.
Perché la sanità digitale rappresenti un progresso reale, l’innovazione deve ampliare le possibilità di cura, non introdurre nuovi ostacoli per i cittadini più fragili