Salute 8 Ottobre 2026 16:52

Più schermi, più problemi di salute mentale? Lo studio sui gemelli ridimensiona il legame

Il confronto tra oltre 21mila gemelli mostra che l’associazione tra uso degli schermi e sintomi di depressione e ansia si indebolisce considerando i fattori familiari condivisi.

di Arnaldo Iodice
Più schermi, più problemi di salute mentale? Lo studio sui gemelli ridimensiona il legame

Un ampio studio del Karolinska Institutet suggerisce che l’associazione tra uso intenso degli schermi e problemi di salute mentale nei giovani potrebbe essere stata in parte sovrastimata. La ricerca, pubblicata su Nature Human Behaviour, ha coinvolto oltre 21mila gemelli seguiti dai 9 anni, attraverso l’adolescenza e fino all’età adulta. I ricercatori hanno analizzato il rapporto tra il tempo trascorso nel tempo libero davanti ai dispositivi elettronici e la comparsa di sintomi di depressione e ansia. Il confronto tra gemelli della stessa famiglia, e in particolare tra gemelli identici, ha permesso di tenere maggiormente conto dei fattori genetici e ambientali condivisi, come l’educazione familiare.

Le associazioni più marcate sono emerse durante l’adolescenza e soprattutto per le attività interattive, tra cui videogiochi, chat e navigazione online. Per televisione e video, invece, i legami osservati sono risultati molto più deboli o assenti.

Oltre sei ore di schermo interattivo associate a maggiori sintomi

Tra i quindicenni che trascorrevano più di sei ore al giorno davanti a schermi interattivi sono stati osservati più sintomi di depressione o ansia rispetto ai coetanei che ne utilizzavano per non più di due ore al giorno. Nel primo gruppo è stata inoltre rilevata una probabilità più che doppia di ricevere una diagnosi di depressione o ansia in età adulta.

Il dato, tuttavia, cambia quando il confronto viene effettuato tra fratelli gemelli appartenenti alla stessa famiglia. In questo caso, infatti, la maggior parte delle associazioni si indebolisce, soprattutto tra i gemelli identici. Secondo gli autori le correlazioni non sono scomparse completamente, ma si sono ridotte in modo significativo. Questo risultato suggerisce che una parte del rapporto osservato tra uso degli schermi e salute mentale possa essere spiegata da fattori familiari condivisi, compresi quelli genetici e quelli legati all’ambiente in cui i ragazzi crescono. Lo studio non dimostra quindi che gli schermi siano privi di conseguenze, ma invita a interpretare con maggiore cautela le associazioni rilevate dagli studi osservazionali.

Non conta soltanto quanto tempo si trascorre davanti allo schermo

I ricercatori sottolineano che i risultati non rendono irrilevante il tempo trascorso davanti agli schermi. Le attività interattive durante l’adolescenza sono rimaste associate a un aumento del rischio di problemi di salute mentale in età adulta, anche se l’incertezza delle stime aumenta quando nelle analisi vengono considerati i fattori familiari condivisi. Il punto, quindi, è comprendere meglio che cosa si nasconda dietro la semplice quantità di tempo trascorsa davanti a un dispositivo. Il tipo di attività potrebbe avere infatti un ruolo importante: nel corso dello studio i legami più evidenti sono stati osservati per videogiochi, chat e navigazione su internet, mentre per attività passive come guardare la televisione o video le associazioni sono risultate molto più deboli o assenti.

La ricerca presenta però alcune limitazioni. I dati sull’uso degli schermi erano auto-riferiti e non permettevano di stabilire con precisione che cosa facessero i giovani sui dispositivi, né le motivazioni alla base del loro utilizzo. Inoltre, le informazioni sono state raccolte prima che smartphone e social media diventassero così pervasivi nella vita quotidiana degli adolescenti. I risultati, dunque, non possono essere trasferiti automaticamente alle modalità di utilizzo degli schermi proprie dei ragazzi di oggi. Sarà necessario comprendere anche quali attività vengano sostituite dal tempo trascorso online e se l’utilizzo sia occasionale o problematico.

Le future raccomandazioni dovranno andare oltre il tempo di utilizzo

Il prossimo obiettivo dei ricercatori è analizzare più nel dettaglio le diverse attività svolte davanti agli schermi, considerando il contenuto, le motivazioni che spingono a utilizzarle, l’eventuale presenza di un uso problematico e ciò che viene sacrificato in termini di altre attività. L’intento è capire come queste relazioni cambino nelle diverse fasce d’età e tra ragazze e ragazzi. Secondo Emma Frans, ricercatrice senior dello stesso dipartimento del Karolinska Institutet e coautrice dello studio, le future raccomandazioni non dovrebbero concentrarsi esclusivamente sul tempo che bambini e adolescenti trascorrono davanti agli schermi. Per fornire indicazioni realmente valide, sostiene la ricercatrice, è necessario comprendere anche che cosa facciano i giovani durante quel tempo, perché lo facciano e quali fattori individuali e familiari possano influenzarne il benessere.

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