Salute 8 Ottobre 2026 08:59

Obesità, l’Oms pubblica le prime linee guida per bambini e adolescenti: “No a farmaci e chirurgia sotto i 10 anni”

Le nuove raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità puntano su alimentazione, attività fisica, cambiamento dei comportamenti e presa in carico integrata

di I.F.
Obesità, l’Oms pubblica le prime linee guida per bambini e adolescenti: “No a farmaci e chirurgia sotto i 10 anni”

L’obesità in età pediatrica entra per la prima volta in un quadro globale di raccomandazioni specificamente dedicato alla sua gestione. L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato oggi, 7 ottobre, due nuove linee guida sull’approccio integrato all’obesità nei bambini e negli adolescenti, con l’obiettivo di indicare ai sistemi sanitari e agli operatori come garantire una presa in carico tempestiva, basata sulle evidenze e centrata sulla persona. I due documenti riguardano fasce d’età differenti: il primo prende in esame i bambini dai 29 giorni ai meno di 10 anni, il secondo gli adolescenti tra 10 e 19 anni. Le raccomandazioni si affiancano a quelle già disponibili per gli adulti e contribuiscono a costruire un approccio alla gestione dell’obesità lungo tutto l’arco della vita, dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta.

Quattro volte più obesità dal 1990

I numeri fotografano una crescita particolarmente rapida. Nel 2024 erano circa 400 milioni i bambini e adolescenti tra 5 e 19 anni in sovrappeso, compresi 170 milioni che vivevano con obesità. Di questi ultimi, circa 70 milioni erano bambini tra 5 e 9 anni e 100 milioni adolescenti tra 10 e 19 anni. La prevalenza dell’obesità nella fascia 5-19 anni è passata dal 2% del 1990 all’8% del 2024, quadruplicando in poco più di tre decenni. Complessivamente, la quota di bambini e adolescenti in sovrappeso, comprendendo anche l’obesità, è salita dall’8% al 20%. Per l’Oms l’obesità è una malattia cronica che può essere gestita attraverso cure efficaci. Le conseguenze possono comparire già nelle prime fasi della vita e aumentare il rischio di malattie non trasmissibili, tra cui diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Ma gli effetti non sono soltanto fisici: stigma, discriminazione e bullismo possono compromettere il benessere psicologico e sociale, la qualità della vita e anche il percorso scolastico.

La prima scelta è un percorso integrato

Il messaggio centrale delle nuove linee guida è netto: la base del trattamento non è il farmaco, ma un percorso strutturato e multidimensionale. Per bambini e adolescenti con obesità, l’Oms raccomanda interventi strutturati sull’alimentazione, sull’attività fisica e sulla modifica dei comportamenti. Possono essere realizzati individualmente oppure all’interno di programmi multimodali, adattati all’età e alle esigenze del bambino o dell’adolescente e della sua famiglia. Le linee guida considerano inoltre comportamento sedentario e sonno, oltre agli interventi finalizzati al cambiamento dei comportamenti. Anche la salute digitale può avere un ruolo: gli interventi digitali sono raccomandati in modo condizionato e prevedono la supervisione di un genitore o di chi si prende cura del minore. “Il fondamento della cura dell’obesità nei bambini e negli adolescenti non sono i farmaci o la chirurgia, ma l’accesso a un sostegno completo che favorisca un’alimentazione sana, l’attività fisica e un cambiamento comportamentale sostenibile”, ha sottolineato Luz María De Regil, direttrice del Dipartimento Nutrizione e sicurezza alimentare dell’Oms.

Sotto i 10 anni niente farmaci, chirurgia o dispositivi

È uno dei punti destinati a suscitare maggiore attenzione. Per i bambini da 0 a 9 anni, l’Oms non raccomanda il trattamento farmacologico, la chirurgia bariatrica né i dispositivi per la gestione del peso. La scelta si inserisce nella logica complessiva delle linee guida: nei bambini più piccoli la gestione dell’obesità deve concentrarsi innanzitutto su alimentazione, movimento, comportamenti, sonno e ambiente familiare, all’interno di un percorso assistenziale continuativo. Diverso l’approccio per gli adolescenti. Nella fascia 10-19 anni, i medicinali approvati possono essere presi in considerazione quando un programma multimodale sugli stili di vita, supervisionato dagli operatori sanitari, non abbia raggiunto i risultati desiderati. La chirurgia bariatrica può invece essere valutata, in condizioni rigorose, negli adolescenti con obesità grave.

La salute mentale entra nella presa in carico

Un altro elemento rilevante delle nuove raccomandazioni riguarda la salute mentale. Ansia, depressione, bassa autostima e difficoltà nella regolazione delle emozioni possono contribuire a comportamenti alimentari non salutari, inattività fisica e isolamento sociale. Allo stesso tempo, stigma e bullismo legati al peso possono danneggiare ulteriormente il benessere emotivo. Per questo l’Oms invita gli operatori sanitari ad affrontare obesità e condizioni di salute mentale precocemente e insieme, attraverso strategie inclusive, adeguate allo sviluppo del minore e che coinvolgano la famiglia. L’obiettivo, dunque, non è soltanto intervenire sul peso, ma considerare la salute del bambino o dell’adolescente nella sua complessità.

Non basta perdere peso

Le linee guida sottolineano infatti che la gestione dell’obesità deve andare oltre la perdita di peso. Il traguardo è migliorare salute, funzionamento e benessere, attraverso una presa in carico personalizzata, adeguata all’età e capace di rispondere alle necessità del singolo bambino o adolescente e della sua famiglia. La continuità è un altro elemento centrale: l’Oms richiama la necessità di un follow-up a lungo termine, evitando che il trattamento si esaurisca in un intervento isolato. Le linee guida per bambini e adolescenti adottano infatti un approccio di primary health care, cioè integrato nell’assistenza primaria. Sono pensate non soltanto per gli operatori sanitari, ma anche per decisori politici e responsabili dei programmi di salute, con l’obiettivo di costruire percorsi assistenziali applicabili e adattabili ai diversi contesti.

L’obesità non è soltanto una questione individuale

La nuova indicazione dell’Oms si inserisce in una visione più ampia dell’obesità, già delineata nel WHO Acceleration Plan to Stop Obesity, il piano attraverso cui l’Organizzazione invita i Paesi ad accelerare le politiche di prevenzione e gestione della malattia. Il documento considera l’obesità una condizione cronica complessa e multifattoriale, influenzata da ambienti obesogenici, fattori psicosociali e suscettibilità biologica. Sottolinea inoltre che le scelte alimentari e i livelli di attività fisica non dipendono esclusivamente dalla volontà individuale, ma sono fortemente condizionati dall’ambiente sociale ed economico. Per questo la risposta, secondo l’Oms, deve coinvolgere più settori: sistemi alimentari, scuola, urbanistica, trasporti, protezione sociale e politiche regolatorie e fiscali. Il piano richiama, tra gli interventi, la regolamentazione del marketing degli alimenti rivolto ai bambini, l’etichettatura nutrizionale, le politiche fiscali, gli standard per l’alimentazione scolastica, la promozione dell’attività fisica e il rafforzamento dell’assistenza primaria.

Dalla scuola alla città, la prevenzione è multisettoriale

L’ambiente nel quale crescono bambini e adolescenti diventa quindi parte integrante della prevenzione. Rendere più facilmente disponibili e accessibili alimenti sani, favorire occasioni di movimento e costruire contesti urbani che consentano attività fisica sicura sono interventi che vanno oltre il singolo percorso clinico. Lo stesso Acceleration Plan sottolinea la necessità di un approccio whole-of-society, nel quale sanità, scuola, amministrazioni locali e altri settori collaborino per creare condizioni favorevoli alla salute. Tra gli esempi indicati dal documento figurano anche la collaborazione tra servizi sanitari e insegnanti per promuovere abitudini alimentari sane e l’identificazione precoce dei bambini a rischio. La prevenzione dell’obesità, dunque, non può essere affidata esclusivamente al momento in cui la malattia è già comparsa.

Un approccio lungo tutto l’arco della vita

Le due nuove linee guida colmano un vuoto nella gestione dell’obesità in età pediatrica e adolescenziale, ma hanno anche una portata più ampia. Insieme alle raccomandazioni già disponibili per gli adulti, costruiscono un quadro di indicazioni evidence-based che accompagna la persona dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta. La prospettiva è quindi quella di intervenire precocemente, garantendo continuità assistenziale e adattando gli interventi alle diverse fasi dello sviluppo. Per l’Oms, tuttavia, il trattamento da solo non può invertire la crescita globale dell’obesità. Servono politiche capaci di rendere alimentazione sana e attività fisica più accessibili e sostenibili, insieme ad azioni nei settori dell’educazione, della pianificazione urbana, dei trasporti e della protezione sociale.

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