Salute 7 Ottobre 2026 17:56

Sindrome dell’ovaio policistico, la prima Giornata nazionale: “Colpisce fino a una donna su dieci”

L’8 ottobre si celebra la prima Giornata nazionale dedicata alla sindrome dell’ovaio policistico, una delle più comuni condizioni endocrino-metaboliche dell’età fertile

di I.F.
Sindrome dell’ovaio policistico, la prima Giornata nazionale: “Colpisce fino a una donna su dieci”

Può iniziare già durante l’adolescenza, accompagnare la donna per molti anni e avere ripercussioni che vanno ben oltre la sfera ginecologica. La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), recentemente indicata anche con l’acronimo PMOS, interessa circa il 5-10% delle donne in età fertile, ma resta ancora poco conosciuta e non sempre viene riconosciuta tempestivamente. Per aumentare la consapevolezza su una condizione tanto diffusa quanto complessa, l’8 ottobre si celebra la prima Giornata nazionale della sindrome dell’ovaio policistico, promossa da EGOI PCOS – The Experts’ Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on PCOS-PMOS. L’obiettivo è riportare l’attenzione su una sindrome che non può essere ricondotta esclusivamente alla fertilità o alla ginecologia. La PCOS può infatti coinvolgere contemporaneamente salute endocrina, metabolismo, funzione riproduttiva e benessere psicologico, con manifestazioni molto diverse da una donna all’altra.

Una condizione che può iniziare già nell’adolescenza

Irregolarità o assenza del ciclo mestruale, acne, aumento della crescita dei peli, caduta dei capelli, difficoltà nella gestione del peso e alterazioni metaboliche sono alcuni dei segnali che possono accompagnare la sindrome. La loro comparsa può avvenire già dopo il menarca oppure svilupparsi progressivamente nel corso degli anni. Proprio la varietà delle manifestazioni può rendere meno immediato riconoscere la condizione e arrivare alla diagnosi. “La sindrome dell’ovaio policistico è molto diffusa, può interessare fino a una donna su dieci, ma ancora oggi non è conosciuta in misura proporzionata alla sua reale rilevanza – spiega Vittorio Unfer, presidente EGOI -. È necessario superare l’idea che la PCOS sia soltanto un problema ginecologico o legato alla fertilità. La salute endocrina, metabolica e riproduttiva sono strettamente connesse e la vera sfida è riconoscere precocemente i segnali e accompagnare ogni donna attraverso un percorso personalizzato e multidisciplinare”, aggiunge.

Non basta vedere ovaie policistiche all’ecografia

Uno degli aspetti sui quali la Giornata punta l’attenzione riguarda proprio la diagnosi. La presenza di ovaie dall’aspetto policistico all’ecografia, da sola, non è infatti sufficiente per stabilire che una donna abbia la sindrome. La valutazione deve tenere conto della storia clinica e riproduttiva, delle eventuali alterazioni dell’ovulazione, dei segni di iperandrogenismo e degli accertamenti ormonali e metabolici indicati dallo specialista. Una diagnosi tempestiva permette di intervenire sui disturbi già presenti, ma anche di mantenere alta l’attenzione sulle possibili conseguenze metaboliche associate alla condizione. Per questo la presa in carico può richiedere il coinvolgimento di più competenze. Ginecologo ed endocrinologo rappresentano figure di riferimento, ma il percorso può essere ampliato, quando necessario, ad altri professionisti in relazione alle caratteristiche e ai bisogni della singola donna.

PCOS non significa automaticamente infertilità

Tra i timori più frequenti dopo una diagnosi di PCOS c’è quello legato alla possibilità di avere figli. Ma la sindrome non equivale automaticamente a infertilità. Le alterazioni dell’ovulazione possono rendere più difficile il concepimento in alcune donne, ma la condizione presenta caratteristiche estremamente variabili e la possibilità di una gravidanza deve essere valutata individualmente. Anche per questo è importante evitare semplificazioni e affrontare la sindrome considerando l’intero percorso di vita della donna, dalla pubertà all’età adulta e alla ricerca di una gravidanza.

Prevenzione e consapevolezza già dall’adolescenza

Poiché la PCOS può manifestarsi già durante l’adolescenza, la capacità di riconoscere precocemente i segnali assume un’importanza particolare. In questa fase diventa fondamentale promuovere corretti stili di vita e aumentare la consapevolezza di ragazze e famiglie sui possibili segnali della sindrome, evitando allo stesso tempo diagnosi affrettate o interpretazioni basate su un singolo sintomo. Un ruolo importante può essere svolto anche dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, che possono rappresentare i primi interlocutori e indirizzare verso gli approfondimenti specialistici quando necessario.

Una diagnosi per guardare alla salute nel lungo periodo

La prima Giornata nazionale nasce quindi con un obiettivo che va oltre la semplice informazione sulla sindrome. La sfida è favorire una maggiore capacità di riconoscimento precoce e presa in carico, superando la visione della PCOS come problema esclusivamente ginecologico. La condizione può infatti accompagnare la donna per molti anni e richiede un’attenzione che tenga insieme dimensione riproduttiva, endocrina, metabolica e psicologica. Per questo, accanto alla sensibilizzazione della popolazione, diventa centrale anche la formazione della comunità medico-scientifica e la costruzione di percorsi nei quali le diverse competenze possano integrarsi, mettendo al centro non soltanto la sindrome, ma la salute complessiva della donna.

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