“Criteri ancora troppo selettivi su distanza, ISEE, parentela e impegno assistenziale”.
Il disegno di legge sui caregiver familiari arriva nell’Aula della Camera, ma le modifiche apportate durante l’esame parlamentare non bastano a superare le criticità sollevate nei mesi scorsi dalle associazioni. È il giudizio di Cittadinanzattiva, che in occasione della Giornata europea dei caregiver, il 6 ottobre, è tornata sul testo dedicato al riconoscimento e alla tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari, mettendo in discussione soprattutto i requisiti previsti per accedere alle tutele e al sostegno economico.
Il provvedimento, identificato alla Camera come C. 2789-A e abbinato a diverse proposte di legge di iniziativa parlamentare, ha raggiunto l’Assemblea il 2 ottobre, quando si è svolta la discussione sulle linee generali. Un passaggio importante per una legge attesa da anni e destinata a dare una cornice più organica alla figura di chi assiste stabilmente un familiare o una persona cara non autosufficiente. Il testo del provvedimento interviene sul riconoscimento della figura del caregiver e sulle misure di sostegno previste.
Per Cittadinanzattiva, tuttavia, il percorso compiuto finora non ha modificato il nodo di fondo: il rischio che il riconoscimento formale del caregiver rimanga subordinato a criteri troppo selettivi e finisca per lasciare fuori una parte significativa delle situazioni di cura. Le contestazioni non sono nuove. Già il 24 marzo, durante un’audizione presso la Commissione Affari sociali della Camera, l’associazione aveva denunciato il pericolo di costruire una sorta di “gerarchia della cura”, legando l’accesso alle misure a requisiti di convivenza, distanza, parentela, età e condizione economica particolarmente stringenti.
A distanza di oltre sei mesi, alcuni parametri sono stati modificati, ma secondo l’associazione solo in misura insufficiente. Uno degli esempi è quello della distanza tra il caregiver e la persona assistita: il limite previsto per chi non convive con l’assistito è stato innalzato da 25 a 40 chilometri. Una correzione che per Cittadinanzattiva non risolve il problema, perché continua a ricondurre l’attività di cura a un criterio geografico rigido, difficilmente adattabile alle differenze tra grandi città, piccoli centri e territori periferici.
“Quaranta chilometri restano un limite troppo vincolante che non tiene conto delle diverse realtà territoriali”, osserva Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva. Il punto, nella lettura dell’associazione, è che la continuità dell’assistenza non può essere valutata sulla base della sola distanza tra due residenze: frequenza degli spostamenti, intensità della cura e organizzazione familiare possono infatti assumere forme molto diverse. “La cura non può essere misurata in chilometri”, sintetizza Mori. Analogo il giudizio sull’innalzamento della soglia ISEE prevista per accedere al contributo economico, salita da 15mila a 25mila euro. Nel testo emendato in Commissione è previsto l’accesso al sostegno fino a un valore ISEE di 25mila euro, con una modulazione dell’importo per chi supera i 15mila euro.
Per Cittadinanzattiva, però, ampliare la platea senza un corrispondente aumento delle risorse rischia di produrre un risultato opposto a quello atteso: più persone potenzialmente ammesse, ma minori risorse disponibili per ciascuna. L’associazione contesta soprattutto l’impostazione secondo cui il sostegno al caregiver dovrebbe dipendere in misura così rilevante dalla situazione economica del nucleo, con il rischio di trasformare il riconoscimento del valore sociale del lavoro di cura in una misura destinata prevalentemente alle condizioni di maggiore fragilità reddituale.
Le perplessità riguardano anche i vincoli legati alla parentela e alla convivenza. Secondo Cittadinanzattiva, una definizione troppo rigida del rapporto tra caregiver e persona assistita rischia di non intercettare la molteplicità delle forme attraverso cui oggi viene garantita l’assistenza quotidiana.
Resta aperto anche il tema dell’intensità della cura richiesta per poter accedere al contributo. La critica riguarda la previsione di soglie elevate di impegno assistenziale, che potrebbero restringere ulteriormente la platea dei beneficiari senza rappresentare adeguatamente quelle forme di assistenza quotidiana che, pur non raggiungendo determinati parametri, incidono profondamente sull’organizzazione della vita familiare, lavorativa e sociale. Per l’associazione, il punto non è quindi soltanto stabilire quante ore una persona dedichi formalmente all’assistenza, ma riconoscere quanto quella responsabilità condizioni concretamente la sua vita.
Un altro tema particolarmente delicato riguarda i giovani caregiver. Il testo parlamentare introduce alcune disposizioni riferite anche ai minori che convivono con persone in condizioni di bisogno assistenziale, ma Cittadinanzattiva continua a segnalare l’assenza di un pieno riconoscimento dei caregiver minorenni nell’accesso alle principali tutele. Lasciare ai margini ragazze e ragazzi che assumono responsabilità di cura significa, secondo l’associazione, rischiare di rendere poco visibile una condizione che può incidere sul percorso scolastico, sulla vita sociale e sulle opportunità personali.
Dietro le osservazioni sui singoli requisiti c’è quindi una questione più ampia. Per Cittadinanzattiva una legge sui caregiver non dovrebbe limitarsi a definire chi può ottenere un contributo, ma dovrebbe costruire un sistema di diritti e servizi capace di accompagnare chi presta assistenza nelle diverse fasi della vita. È una posizione che l’associazione aveva già espresso nell’audizione di marzo, chiedendo di rafforzare le tutele lavorative, i servizi di sollievo e l’integrazione del caregiver nella rete dei servizi, evitando di concentrare l’intervento su misure economiche fortemente selettive.
La stessa finalità generale del disegno di legge richiama il riconoscimento del ruolo sociale dell’attività di cura, la prevenzione dell’isolamento e della discriminazione e il coinvolgimento del caregiver nella rete dei servizi. È proprio sulla capacità di trasformare questi principi in misure concretamente accessibili che si concentra ora il confronto con il mondo dell’advocacy. Nel suo intervento del 6 ottobre Cittadinanzattiva ha espresso sostegno anche alle mobilitazioni promosse dalle reti e dai gruppi di caregiver. La richiesta è che il passaggio parlamentare non si esaurisca nel riconoscimento giuridico della figura, ma diventi l’occasione per intervenire sull’isolamento delle famiglie, sulla necessità di periodi di sollievo e sulla sostenibilità quotidiana dell’assistenza.
Riconoscere chi cura, nella prospettiva dell’associazione, significa dunque fare in modo che quel riconoscimento produca diritti, servizi e sostegni realmente accessibili alla pluralità delle situazioni di cura, senza creare nuove linee di esclusione proprio tra coloro che ogni giorno sostengono una parte essenziale del sistema di assistenza.