Salute 7 Ottobre 2026 10:20

Abusi, trascuratezza e violenza: oltre 2 giovani europei su 3 hanno vissuto esperienze avverse nell’infanzia

La separazione o la morte di un genitore è l’esperienza più frequente, seguita dalla violenza domestica. Il 29,1% riferisce un abuso sessuale. Lo rileva uno studio dell’OMS Europa su oltre 26mila giovani tra 18 e 30 anni

di I.F.
Abusi, trascuratezza e violenza: oltre 2 giovani europei su 3 hanno vissuto esperienze avverse nell’infanzia

Più di due giovani adulti europei su tre hanno vissuto almeno un’esperienza avversa durante l’infanzia. Abusi, trascuratezza, violenza domestica, separazione o morte di un genitore, ma anche la presenza in famiglia di persone con problemi di salute mentale o di dipendenza da sostanze possono lasciare conseguenze che si estendono ben oltre gli anni dell’infanzia, interessando la salute mentale, il percorso scolastico, il lavoro, il reddito e le relazioni sociali. A mettere in luce la dimensione del fenomeno è un nuovo studio dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS Europa), realizzato su oltre 26mila giovani adulti tra 18 e 30 anni nell’Unione europea, in Islanda e Norvegia. I dati sono stati raccolti tra novembre 2025 e gennaio 2026 attraverso panel nazionali. La ricerca ha analizzato nove diverse forme di adverse childhood experiences (ACE), cioè esperienze avverse vissute durante l’infanzia, e ha esaminato la loro relazione con gli esiti di salute, sociali ed economici nella giovane età adulta.

Separazione o morte di un genitore l’esperienza più frequente

Non tutte le esperienze avverse hanno la stessa frequenza. La separazione o la morte di un genitore rappresenta l’esperienza più comune, riferita dal 39,2% dei giovani adulti coinvolti nell’indagine. Al secondo posto c’è l’aver assistito a episodi di violenza domestica, indicato dal 35,2% del campione. Segue l’aver subito un abuso sessuale, riferito dal 29,1%. Il 25,5% ha dichiarato di aver vissuto in un contesto familiare caratterizzato da problemi di salute mentale, mentre il 22,1% ha avuto esperienza di problemi legati all’uso di sostanze all’interno della famiglia. L’abuso emotivo è stato riportato dal 21,4% dei partecipanti, la trascuratezza dal 13,2% e l’abuso fisico dal 12%. Nel complesso, il 22,2% dei giovani adulti ha riferito una sola esperienza avversa, il 23,9% ne ha indicate due o tre e il 22,8% quattro o più. Il dato mostra quindi che, per una quota consistente dei partecipanti, l’esposizione non riguarda un singolo episodio, ma una combinazione di esperienze potenzialmente traumatiche.

Più esperienze avverse, maggiori conseguenze

È proprio la cumulatività delle esperienze avverse a rappresentare uno degli elementi più rilevanti dello studio. All’aumentare del numero di ACE riferite durante l’infanzia cresce infatti anche la probabilità di riportare conseguenze negative nella giovane età adulta. Tra le persone che hanno riferito quattro o più esperienze avverse, il 76,3% ha dichiarato di aver sentito il bisogno di ricevere un supporto professionale per la salute mentale nell’anno precedente. La percentuale scende al 36,7% tra coloro che non hanno riportato alcuna esperienza avversa. L’esposizione cumulativa è associata anche a una maggiore probabilità di essere coinvolti in episodi di violenza. Chi riferisce quattro o più ACE ha una probabilità sei volte maggiore di riferire di aver subito violenza durante la giovane età adulta e dieci volte maggiore di riferire di averla perpetrata rispetto a chi non ha vissuto esperienze avverse. La stessa fascia di giovani presenta inoltre una probabilità circa otto volte maggiore di riferire di aver subito cyberbullismo durante l’infanzia.

Effetti anche su scuola, lavoro e condizioni economiche

Le conseguenze delle esperienze avverse non si limitano alla salute mentale. Una maggiore esposizione alle ACE è risultata associata a livelli di istruzione più bassi, a una maggiore probabilità di trovarsi fuori dai percorsi di istruzione, formazione o occupazione e a redditi familiari inferiori. Emergono inoltre differenze nella dimensione sociale: chi ha vissuto un numero maggiore di esperienze avverse riferisce una minore fiducia nelle altre persone e un più debole senso di connessione con la propria comunità. Si tratta, sottolinea l’OMS Europa, di conseguenze che superano i confini della sanità e coinvolgono anche servizi sociali, sistema educativo, giustizia e mondo del lavoro.

“Non una piccola minoranza sfortunata”

“Quando un bambino cresce in un contesto caratterizzato dalla violenza o all’interno di una famiglia in crisi, non dovrebbe sorprenderci che queste esperienze lo accompagnino anni dopo nella scuola, nel mercato del lavoro e nelle relazioni”, afferma Natasha Azzopardi-Muscat, direttrice dei Sistemi sanitari dell’OMS Europa. Uno degli aspetti che rischia di essere sottovalutato, osserva l’esperta, è proprio la diffusione del fenomeno. “Non stiamo parlando di una piccola minoranza sfortunata. La maggior parte dei giovani adulti coinvolti in questa indagine ha vissuto almeno un’esperienza avversa durante l’infanzia”, sottolinea Azzopardi-Muscat. “Non si tratta di una questione esclusivamente legata alla salute mentale. È un problema sociale ed economico e richiede il coinvolgimento di tutti i settori, non soltanto dei servizi sanitari”.

Uno studio realizzato in 29 Paesi europei

La ricerca è stata finanziata dalla Commissione europea e realizzata dall’OMS Europa in collaborazione con la Liverpool John Moores University, i cui ricercatori hanno guidato l’analisi. L’indagine ha coinvolto giovani adulti provenienti da 29 Paesi europei, attraverso panel nazionali, con l’obiettivo di ottenere per la prima volta una misurazione comparabile delle esperienze avverse dell’infanzia su una scala così ampia. “Questa è la prima volta che siamo riusciti a misurare le avversità infantili in modo comparabile in così tanti Paesi europei”, afferma Mark Bellis, professore della Liverpool John Moores University e responsabile scientifico dello studio. Secondo Bellis, i risultati mostrano una relazione consistente tra le esperienze avverse e peggiori esiti di salute, sociali ed economici tra i giovani adulti europei. Ma il ricercatore sottolinea anche che esistono margini concreti di intervento: le ACE possono essere prevenute e le loro conseguenze possono essere ridotte.

Tre strategie per interrompere il ciclo

Per affrontare il fenomeno, l’OMS Europa propone una risposta articolata su tre livelli. Il primo è la prevenzione alla fonte. Significa sostenere le famiglie e intervenire sulle condizioni che possono favorire l’insorgenza delle esperienze avverse, tra cui povertà, esclusione sociale e violenza nelle comunità. Il secondo riguarda il rafforzamento della resilienza quando l’avversità non può essere completamente evitata. Relazioni positive, adulti di riferimento, competenze per affrontare le difficoltà e risorse presenti nelle comunità possono rappresentare importanti fattori protettivi. I dati dello studio mostrano infatti un’associazione tra la presenza di adulti di supporto e migliori esiti di salute mentale. Il terzo livello riguarda i servizi pubblici, che dovrebbero adottare un approccio trauma-informed, capace di riconoscere le conseguenze delle esperienze avverse e di rispondere in modo adeguato nei diversi contesti: dalla sanità ai servizi sociali, dalla scuola alla giustizia. L’obiettivo è interrompere il ciclo prima che gli effetti delle esperienze avverse vissute durante l’infanzia possano riprodursi nella generazione successiva.

Investire nell’infanzia per proteggere la salute futura

I risultati dello studio mostrano quindi come le esperienze vissute nei primi anni di vita possano avere ripercussioni che attraversano diverse dimensioni dell’esistenza. Non soltanto salute mentale, ma anche istruzione, occupazione, condizioni economiche, relazioni e partecipazione alla comunità. L’elevata diffusione delle esperienze avverse rilevata tra i giovani adulti europei sposta inoltre il tema da una dimensione individuale a una questione di salute pubblica e di politiche sociali. Prevenire abuso, violenza e trascuratezza, sostenere le famiglie in difficoltà e garantire ai bambini relazioni sicure e adulti capaci di offrire supporto può quindi rappresentare un investimento non soltanto sul benessere dell’infanzia, ma anche sulla salute e sulla coesione delle società europee nel lungo periodo.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiorna