Nutri e Previeni 2 Ottobre 2026 15:32

Smartphone a 12 anni associato a un maggior rischio di disturbi alimentari

I dati dello studio ABCD mostrano una maggiore frequenza di abbuffate, preoccupazione per il peso e comportamenti compensatori tra gli adolescenti che possedevano uno smartphone già a 12 anni.

di Arnaldo Iodice
Smartphone a 12 anni associato a un maggior rischio di disturbi alimentari

Un’associazione tra il possesso personale di uno smartphone a 12 anni e una maggiore presenza di sintomi riconducibili ai disturbi alimentari emerge da uno studio pubblicato su JAMA Network Open. La ricerca ha utilizzato i dati di 8.957 adolescenti statunitensi coinvolti nello studio Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD), reclutati in 21 centri di ricerca. I partecipanti sono stati valutati a 12 anni e nuovamente a 14, consentendo di osservare l’andamento dei sintomi nel tempo. Le informazioni sul possesso dello smartphone e sull’età del primo accesso a un dispositivo personale sono state fornite dai genitori o dai tutori.

Gli adolescenti hanno invece completato interviste psichiatriche computerizzate per individuare diversi segnali di alimentazione disordinata, comprese abbuffate, preoccupazione per il peso, comportamenti finalizzati a evitare l’aumento ponderale e una forte dipendenza dell’autostima dal peso corporeo.

A 12 anni, il 69,5% dei partecipanti disponeva già di uno smartphone personale. In questo gruppo è stata osservata una probabilità superiore di riferire sintomi di disturbi alimentari rispetto ai coetanei che non possedevano un dispositivo.

Le differenze osservate già nella prima adolescenza

L’analisi ha evidenziato differenze rilevanti già al momento della valutazione a 12 anni. I ragazzi e le ragazze che disponevano di uno smartphone personale presentavano una probabilità del 36% più elevata di riferire almeno un sintomo di disturbo alimentare rispetto a chi non possedeva il dispositivo. Tra i segnali considerati dai ricercatori rientravano anche le abbuffate e il rapporto tra autostima e peso corporeo. In particolare, i dodicenni con smartphone mostravano una probabilità maggiore di avere episodi di alimentazione incontrollata e una più marcata tendenza a collegare il proprio valore personale alla corporatura.

Le ragazze, inoltre, riferivano più frequentemente rispetto ai ragazzi preoccupazioni legate all’aumento di peso. I dati non dimostrano però che sia lo smartphone, di per sé, a provocare i disturbi alimentari. Lo studio rileva un’associazione tra il possesso precoce del dispositivo e la presenza o la successiva comparsa di determinati sintomi, mentre altri fattori individuali e ambientali potrebbero contribuire al fenomeno.

A 14 anni emergono ulteriori segnali di rischio

Il secondo momento della valutazione, effettuato due anni dopo, ha permesso di verificare se il possesso dello smartphone a 12 anni fosse associato anche alla persistenza o alla comparsa successiva dei sintomi. I risultati hanno indicato che questa condizione era collegata a una probabilità maggiore di manifestare abbuffate compulsive a 14 anni, con un incremento del rischio stimato del 67%. È stata inoltre osservata una probabilità superiore del 50% di ricorrere a comportamenti compensatori inappropriati per evitare l’aumento di peso, tra cui pratiche come il digiuno estremo o il vomito autoindotto. Nel complesso, quasi un adolescente su quattro tra quelli dotati di smartphone aveva riferito almeno un sintomo di disturbo alimentare all’età di 14 anni.

Secondo gli autori, una possibile spiegazione riguarda le caratteristiche dell’accesso personale al dispositivo. Uno smartphone permette infatti di utilizzare internet e piattaforme social in modo continuativo e relativamente autonomo, esponendo gli adolescenti a contenuti selezionati dagli algoritmi e a frequenti confronti con immagini e modelli corporei. Durante la pubertà, periodo caratterizzato da profondi cambiamenti fisici e psicologici, questo tipo di esposizione potrebbe assumere particolare rilevanza. Il confronto sociale sull’aspetto fisico può intrecciarsi con l’esigenza di ottenere approvazione dai coetanei e con una capacità di autoregolazione ancora in sviluppo.

La ricerca si inserisce in un filone di studi che aveva già collegato un utilizzo intenso dei social media e degli schermi all’insoddisfazione per il proprio corpo e a comportamenti alimentari problematici. L’elemento distintivo di questo lavoro è però l’attenzione rivolta non soltanto al tempo trascorso davanti allo schermo, ma alla disponibilità di uno smartphone personale già nella prima adolescenza. I ricercatori hanno inoltre considerato partecipanti provenienti da differenti aree geografiche e con caratteristiche demografiche diverse, nell’ambito del più ampio studio ABCD.

Il ruolo di genitori e ambiente digitale

I risultati sollevano quindi una questione che riguarda non soltanto la quantità di tempo trascorsa online, ma anche l’età alla quale un ragazzo acquisisce un accesso personale e continuativo al mondo digitale. Un telefono di proprietà consente infatti di navigare, utilizzare applicazioni e accedere ai social media senza necessariamente passare attraverso la supervisione diretta di un adulto. Questo aspetto può rendere più difficile intercettare precocemente alcuni segnali di disagio, soprattutto quando riguardano pensieri, preoccupazioni o comportamenti che l’adolescente tende a non condividere con la famiglia.

Gli autori suggeriscono pertanto di considerare con attenzione l’età del primo smartphone e di modulare l’accesso ai contenuti in relazione alla maturità del minore.

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