One Health 2 Ottobre 2026 11:03

Estate 2026, stress termico record in Europa: oltre metà del continente esposta a temperature percepite di almeno 38 gradi

Il bilancio di Copernicus fotografa un'estate segnata dalla contemporanea presenza di caldo estremo, siccità, fiumi ai livelli più bassi dall'inizio delle rilevazioni e mari eccezionalmente caldi

di Redazione
Estate 2026, stress termico record in Europa: oltre metà del continente esposta a temperature percepite di almeno 38 gradi

Non è stato soltanto il termometro a segnare valori eccezionali. L’estate 2026 ha visto stress termico record, condizioni di secco diffuse, portate dei fiumi eccezionalmente basse e temperature marine insolitamente elevate verificarsi contemporaneamente in gran parte dell’Europa. È il quadro delineato dal Copernicus Climate Change Service (C3S) nel bilancio sulla stagione appena conclusa. Una combinazione di fenomeni estremi che, sottolinea Copernicus, ha prodotto conseguenze che vanno ben oltre i record di temperatura, coinvolgendo anche la disponibilità di acqua, i sistemi energetici, i trasporti, gli ecosistemi e la salute umana.

Stress termico, oltre la metà dell’Europa a rischio

Il dato più significativo dal punto di vista sanitario riguarda lo stress termico. Entro la fine dell’estate, il 52% del continente europeo ha sperimentato condizioni di intensità almeno “molto forte”, corrispondenti a temperature percepite di 38 °C o superiori. Si tratta di un indicatore che non considera esclusivamente la temperatura dell’aria, ma descrive l’effetto complessivo delle condizioni ambientali sull’organismo umano. Quando il corpo è sottoposto a un calore intenso e prolungato, aumenta la difficoltà a disperdere il calore e mantenere stabile la temperatura interna. È proprio questa esposizione prolungata a rappresentare un problema per la salute, con un aumento del rischio di conseguenze legate al caldo, compreso il colpo di calore. Il dato del 52% va letto come una misura cumulativa: indica la quota di territorio europeo che nel corso dell’estate ha sperimentato almeno una volta condizioni di stress termico almeno molto forte, non che oltre metà del continente sia stata contemporaneamente interessata dallo stesso livello di calore.

Il caldo è arrivato presto

L’estate 2026 è stata la terza più calda mai registrata in Europa e la più calda mai osservata nell’Europa occidentale. In questa parte del continente la temperatura media estiva ha raggiunto 21,7 °C, 2,5 °C in più rispetto alla media del periodo 1991-2020. Il caldo, inoltre, non si è concentrato soltanto nei mesi centrali dell’estate. Una prima grande ondata di calore ha interessato vaste aree dell’Europa occidentale già alla fine di maggio, mentre condizioni eccezionalmente calde sono proseguite durante tutta la stagione. La persistenza rappresenta un elemento importante quando si parla di salute: non conta soltanto il picco raggiunto dalla temperatura, ma anche quanto a lungo l’organismo rimane esposto a condizioni di calore intenso.

Quando il caldo non da tregua nemmeno di notte

A rendere ancora più complesso il quadro sono state le temperature dei mari europei. Lungo ampie porzioni della costa atlantica e nel Mediterraneo occidentale e centrale sono state osservate temperature superficiali del mare record o prossime ai record. Le elevate temperature superficiali sono state accompagnate da ondate di calore marine da forti a eccezionali. Il mare insolitamente caldo non rappresenta soltanto un fenomeno ambientale. Nelle aree costiere può infatti limitare il raffreddamento notturno e aumentare l’umidità, contribuendo ad aggravare lo stress termico. La possibilità di recuperare durante la notte è particolarmente importante durante le ondate di calore prolungate. Quando le temperature rimangono elevate anche nelle ore notturne, l’organismo può avere maggiori difficoltà a dissipare il calore accumulato durante il giorno.

Fiumi ai livelli più bassi dall’inizio delle rilevazioni

Il caldo eccezionale si è accompagnato a condizioni di secco persistenti e severe. Secondo Copernicus, l’estate 2026 è stata caratterizzata dalle portate dei fiumi più basse mai osservate in Europa dall’inizio delle rilevazioni dell’European Flood Awareness System (EFAS), nel 1992. Nei mesi di luglio e agosto sono stati registrati contemporaneamente livelli minimi record o quasi record in diversi dei principali corsi d’acqua europei, tra cui Reno, Danubio, Po, Loira, Rodano e Senna. La riduzione delle portate ha prodotto conseguenze su numerosi settori. Il trasporto delle merci lungo i fiumi ha subito disagi, con ripercussioni sulle catene di approvvigionamento, mentre è aumentata la pressione sull’irrigazione, sulla produzione di energia idroelettrica, sul raffreddamento dei reattori nucleari e sulla disponibilità di acqua dolce. È un aspetto che porta il tema climatico direttamente dentro quello della salute pubblica: la disponibilità di acqua è infatti un elemento essenziale per le comunità, l’agricoltura, i sistemi sanitari e le attività economiche.

Un’estate di fenomeni estremi

“Nel 2026 l’Europa ha vissuto un’estate caratterizzata da fenomeni climatici estremi che si sono sommati tra loro”, ha dichiarato Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF. Stress termico record, condizioni di secco diffuse, fiumi con portate eccezionalmente basse e mari insolitamente caldi si sono verificati contemporaneamente in ampie aree del continente. Secondo Burgess, le conseguenze sono andate “ben oltre i record di temperatura”, interessando tra gli altri la disponibilità idrica, i sistemi energetici, i trasporti, gli ecosistemi e la salute umana. Un elemento centrale, dunque, non è soltanto l’intensità dei singoli fenomeni, ma la loro interazione. Un’estate molto calda associata a siccità e scarsità d’acqua può infatti creare condizioni diverse e potenzialmente più complesse rispetto a un’ondata di calore isolata. Allo stesso modo, temperature marine eccezionalmente elevate possono contribuire a mantenere condizioni di caldo e umidità nelle aree costiere anche durante la notte.

Clima e salute: un rischio interconnesso

Il bilancio di Copernicus restituisce quindi una fotografia nella quale il caldo rappresenta soltanto una parte di un fenomeno più ampio. Per la salute umana, l’esposizione al calore intenso può rappresentare un rischio diretto, soprattutto quando le condizioni persistono. Ma gli effetti degli eventi climatici estremi possono estendersi anche indirettamente attraverso la disponibilità di acqua, la qualità dell’aria, le condizioni ambientali e la pressione esercitata sui servizi e sulle infrastrutture. Il 52% dell’Europa interessato da stress termico almeno “molto forte” diventa così uno degli indicatori di una stagione nella quale più sistemi sono stati sottoposti contemporaneamente a condizioni eccezionali. E proprio questa sovrapposizione è uno degli aspetti più rilevanti del bilancio 2026: caldo, siccità, mari molto caldi e scarsità d’acqua non sono rimasti fenomeni separati, ma si sono manifestati nello stesso periodo e in diverse aree del continente. Per Copernicus, in un contesto di continuo riscaldamento del clima, eventi di questo tipo evidenziano la necessità di rafforzare la resilienza rispetto a rischi climatici sempre più interconnessi.