Uno studio pilota del Cnr-Ibe, condotto su 54 studenti di un liceo di Cecina, ha osservato una riduzione dei sintomi d’ansia nel gruppo che ha partecipato a quattro sessioni guidate nel bosco. Il risultato più evidente a 8-9 settimane dalla fine del percorso
Portare gli adolescenti nel bosco, rallentare il passo, fermarsi ad ascoltare i suoni, osservare ciò che li circonda, percepire gli odori e il contatto con l’ambiente naturale. È questa la logica della Terapia Forestale, un intervento strutturato e guidato che negli ultimi anni è stato studiato soprattutto per i suoi possibili effetti sullo stress, sull’umore e sui sintomi ansiosi. Ma cosa succede quando questo approccio viene portato tra i banchi di scuola? A provare a rispondere è un nuovo studio pilota realizzato dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) insieme al Liceo «Enrico Fermi» di Cecina e pubblicato il 14 settembre 2026 sulla rivista Behavioral Sciences. La ricerca ha coinvolto 54 studenti di 17-18 anni, appartenenti a due classi quarte, e ha seguito i ragazzi per circa 11 settimane dopo la conclusione dell’intervento.
Il progetto è stato inserito nelle attività di Formazione scuola-lavoro e ha previsto quattro sessioni consecutive, una alla settimana, nel marzo 2026, nella Riserva naturale biogenetica dei Tomboli di Cecina, in Toscana. Ogni incontro durava circa tre ore, durante l’orario scolastico, ed era condotto da uno psicoterapeuta scolastico con il supporto di una psicologa. Il percorso prevedeva una camminata lenta e a bassa intensità, intervallata da soste dedicate all’attenzione sensoriale: vista, udito, tatto, olfatto e integrazione multisensoriale. Non si trattava, sottolineano gli autori, di una psicoterapia condotta all’aperto né di un trattamento rivolto a persone con un disturbo d’ansia diagnosticato. Il programma era un’attività educativa e preventiva, nel quale erano contemporaneamente presenti diversi elementi: ambiente forestale, movimento leggero, guida professionale, attività sensoriali, interazione con i compagni e temporaneo allontanamento dalle normali lezioni. Proprio per questo il disegno dello studio non consente di stabilire quale componente possa eventualmente essere responsabile dei cambiamenti osservati.
Gli studenti sono stati divisi in due gruppi in base alla classe: 26 hanno partecipato alla Terapia Forestale, mentre 28 hanno proseguito le normali attività scolastiche. Nessuno era stato selezionato perché presentava un’ansia elevata o una diagnosi psichiatrica. I sintomi dell’ansia sono stati misurati prima dell’intervento e in quattro momenti successivi, fino a circa 11 settimane dalla fine delle attività. All’inizio, i due gruppi presentavano livelli di ansia molto simili: 41,88 punti nella classe che ha partecipato alla Terapia Forestale e 42,54 nella classe di confronto. Tra gli studenti che hanno partecipato alle attività nel bosco, il punteggio medio è sceso a 36,65 dopo 1-2 settimane e a 35,88 dopo 5-6 settimane. È poi risalito a 38,15 a 8-9 settimane e a 37,42 a 10-11 settimane. Nella classe di confronto, invece, il punteggio è passato da 42,54 a 40,29 e 40,32 nelle prime due rilevazioni, per poi salire a 43,89 a 8-9 settimane e tornare a 42,54 nell’ultima valutazione. La differenza tra le due classi è stata quindi più evidente a 8-9 settimane dalla fine dell’intervento. In quel momento, considerando anche i livelli di ansia iniziali, la differenza era di 5,14 punti. Tuttavia, il risultato non è stato confermato dopo le correzioni statistiche previste dallo studio. Per questo, gli autori sottolineano che i dati rappresentano un primo segnale, ma non dimostrano ancora che la Terapia Forestale sia efficace nel ridurre l’ansia negli adolescenti.
Lo studio ha valutato anche gli effetti immediati di ogni sessione, confrontando l’umore degli studenti prima e dopo l’attività attraverso il questionario POMS-A. Il cambiamento più evidente è stato registrato durante il terzo incontro: nei 21 studenti analizzati, il punteggio relativo alla perturbazione dell’umore è migliorato in media di 9,71 punti. Anche questo dato, però, deve essere interpretato con cautela. Il questionario è stato somministrato solo agli studenti che partecipavano alla Terapia Forestale e non alla classe di confronto. Non è quindi possibile stabilire se il miglioramento sia stato determinato dall’attività nel bosco oppure da altri fattori, come la pausa dalle lezioni, il tempo trascorso con i compagni, l’attenzione degli operatori o le aspettative degli studenti.
È proprio questo il punto centrale dello studio. Gli autori definiscono la ricerca un pilot di fattibilità e di individuazione di segnali descrittivi, non uno studio progettato per dimostrare l’efficacia terapeutica dell’intervento. La principale criticità riguarda il fatto che era presente una sola classe per ciascuna condizione. Intervento e classe, quindi, erano perfettamente sovrapposti: non è possibile sapere se le differenze osservate dipendano dalla Terapia Forestale oppure da caratteristiche proprie delle due classi. Anche l’assegnazione non è stata casuale, il campione era piccolo e il 94,4% dei partecipanti era di sesso femminile. Inoltre, la valutazione dell’ansia si è basata esclusivamente sull’autovalutazione degli studenti e non sono state utilizzate valutazioni indipendenti di genitori, insegnanti o clinici. C’è poi un altro elemento da considerare: non tutti gli studenti della classe di intervento hanno partecipato a tutti gli incontri. Undici ragazzi hanno seguito tutte e quattro le sessioni, 13 ne hanno seguite tre, uno due e uno nessuna. Ventiquattro studenti sono stati quindi inclusi nell’analisi di sensibilità relativa a chi aveva partecipato ad almeno tre sessioni. Gli stessi autori sottolineano inoltre che alcuni risultati esplorativi sono andati in una direzione diversa da quella attesa: nella classe sottoposta all’intervento sono stati osservati valori inferiori sia per il comportamento/conduct sia per la connessione con la natura rilevata alla fine dello studio. Anche questi risultati, però, non possono essere attribuiti alla Terapia Forestale a causa della confusione tra classe e intervento.
La ricerca offre quindi soprattutto una indicazione per gli studi successivi. Il fatto che la riduzione dei sintomi d’ansia sia risultata maggiore nel gruppo che ha partecipato alle attività forestali in tutte le rilevazioni rappresenta un segnale descrittivo interessante, ma non consente ancora di parlare di efficacia. Per verificarlo saranno necessari studi con più scuole e più classi per ciascun gruppo, assegnazione casuale, campioni più ampi e un confronto attivo capace di tenere conto del tempo trascorso all’aperto, del movimento, dell’interazione tra pari, dell’attenzione degli operatori e delle aspettative degli studenti. Sarà inoltre importante seguire i ragazzi più a lungo e misurare contemporaneamente eventuali cambiamenti nella connessione con la natura, nell’attenzione, nella regolazione delle emozioni e nello stress, così da capire non solo se eventuali benefici persistano, ma anche quali meccanismi possano essere coinvolti.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiorna