Uno studio di Monash University e King’s College London ha analizzato 392 lavoratori notturni in Australia e Regno Unito, rilevando un’elevata frequenza di disturbi gastrointestinali e un forte impatto sulla qualità di vita
Lavorare di notte potrebbe avere ripercussioni non soltanto sul sonno e sui ritmi circadiani, ma anche sulla salute dell’apparato digerente. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori della Monash University e del King’s College London, che ha analizzato 392 lavoratori impegnati in almeno otto turni notturni al mese tra le 23 e le 3, in Australia e nel Regno Unito. La ricerca, pubblicata nel settembre 2026 su Clinical Gastroenterology and Hepatology, ha valutato la presenza di sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e dispepsia funzionale, insieme alla gravità dei sintomi, alla qualità di vita, alla sensibilità viscerale, allo stato psicologico e alle abitudini alimentari. Il 21,3% dei partecipanti soddisfaceva i criteri per l’IBS e il 30,4% quelli per la dispepsia funzionale; il 24,5% presentava entrambe le condizioni. Quasi sei lavoratori su dieci riferivano inoltre che i turni notturni peggioravano i propri sintomi gastrointestinali.
La ricerca ha utilizzato un disegno trasversale e ha coinvolto persone che lavoravano stabilmente durante la notte. I partecipanti sono stati reclutati in Australia e nel Regno Unito tra marzo e luglio 2024 e dovevano effettuare almeno otto turni al mese comprendenti la fascia tra le 23 e le 3. Dei 497 individui che avevano risposto all’invito, 392 hanno completato l’intero questionario e sono stati inclusi nell’analisi. Il campione era composto per il 69,9% da donne e aveva un’età mediana di 48 anni. I settori maggiormente rappresentati comprendevano assistenza sanitaria, servizi di emergenza e assistenza sociale. Per individuare i disturbi gastrointestinali sono stati utilizzati i criteri diagnostici Rome IV, oggi impiegati per identificare diversi disturbi dell’interazione intestino-cervello. I ricercatori hanno inoltre utilizzato questionari validati per misurare la gravità dei sintomi dell’IBS, il disagio dopo i pasti, la qualità di vita, la sensibilità viscerale e sintomi di depressione, ansia e stress. È stata infine valutata anche l’alimentazione, per capire se eventuali differenze nelle abitudini alimentari potessero contribuire a spiegare i disturbi osservati.
I risultati mostrano una presenza consistente di entrambe le condizioni. Il 21,3% dei lavoratori soddisfaceva i criteri per la sindrome dell’intestino irritabile, mentre il 30,4% soddisfaceva quelli per la dispepsia funzionale. Una quota del 24,5% presentava entrambe le condizioni. Il dato è particolarmente rilevante perché le percentuali osservate nello studio risultano superiori alle stime di prevalenza generalmente riportate per la popolazione generale, anche se il confronto deve essere interpretato con cautela perché i dati provengono da popolazioni e studi differenti.
Le persone che presentavano IBS e/o dispepsia funzionale riportavano anche sintomi più intensi e una maggiore sensibilità viscerale rispetto a chi non soddisfaceva i criteri per questi disturbi. I punteggi relativi alla gravità dell’IBS, al disagio postprandiale e alla sensibilità viscerale erano infatti significativamente più elevati nel gruppo con disturbi gastrointestinali. Anche i punteggi relativi a depressione, ansia e stress risultavano maggiori.
Un altro dato riguarda la percezione diretta dei partecipanti. Il 59,9% ha dichiarato che il lavoro notturno influiva negativamente sui propri sintomi gastrointestinali, mentre il 16,3% ha riferito di aver preso in considerazione la possibilità di cambiare lavoro proprio a causa dei disturbi. Tra le persone con IBS o dispepsia era inoltre più frequente l’utilizzo di farmaci: il 41% ne riferiva l’assunzione rispetto al 17% dei partecipanti senza queste condizioni. Il problema non sembra, invece, essere spiegato semplicemente da ciò che i partecipanti mangiavano. I ricercatori non hanno rilevato differenze significative nei modelli alimentari tra i gruppi, suggerendo che altri fattori legati al lavoro notturno possano avere un ruolo. Tra le ipotesi considerate rientra la desincronizzazione dei ritmi circadiani, che può modificare il funzionamento dell’apparato gastrointestinale e l’interazione tra intestino e sistema nervoso.
L’apparato digerente non funziona allo stesso modo nell’arco delle 24 ore. Motilità intestinale, secrezioni digestive e interazioni tra microbiota, sistema nervoso e metabolismo sono influenzate dai ritmi circadiani. Il lavoro notturno costringe invece l’organismo a svolgere attività, mangiare e rimanere sveglio in una fase biologicamente predisposta al riposo. Lo studio non dimostra che questa alterazione sia la causa dell’IBS o della dispepsia, ma si inserisce in un quadro di ricerca sempre più interessato al rapporto tra ritmo circadiano, asse intestino-cervello e sintomi gastrointestinali. Il fatto che i lavoratori con IBS o dispepsia riportassero anche maggiore sensibilità viscerale e peggiori indicatori psicologici suggerisce un quadro complesso, nel quale possono interagire più fattori.
C’è però un limite importante da considerare. La ricerca è trasversale: i dati relativi al lavoro notturno e ai disturbi gastrointestinali sono stati raccolti nello stesso periodo. Non è quindi possibile stabilire se il lavoro notturno abbia causato la comparsa dell’IBS o della dispepsia, né escludere che alcune persone con sintomi gastrointestinali siano più inclini a percepire negativamente gli effetti dei turni.
Inoltre, non è stato effettuato un confronto diretto con un gruppo di lavoratori diurni all’interno dello stesso studio. Il confronto con la popolazione generale deriva da stime precedenti riportate nella letteratura scientifica. Il risultato principale è quindi un’elevata prevalenza di disturbi gastrointestinali all’interno del campione di lavoratori notturni, non la dimostrazione di un rapporto causale.
I risultati aggiungono un ulteriore elemento al quadro degli effetti che possono accompagnare il lavoro notturno. Per chi lavora stabilmente durante la notte, infatti, disturbi gastrointestinali, qualità di vita e benessere psicologico possono intrecciarsi, rendendo più complessa la gestione quotidiana del lavoro a turni. Gli autori sottolineano, quindi, la necessità di sviluppare interventi mirati per la salute gastrointestinale e psicologica dei lavoratori notturni. Saranno però necessari studi longitudinali, con gruppi di confronto e un numero maggiore di partecipanti, per stabilire se l’esposizione prolungata ai turni notturni aumenti effettivamente il rischio di sviluppare IBS o dispepsia e per chiarire quali meccanismi siano maggiormente coinvolti.
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