Prevenzione 25 Settembre 2026 11:17

Cuore, i primi segnali possono comparire 14 anni prima dell’evento cardiovascolare

Uno studio condotto su oltre 12mila persone anziane ha analizzato i cambiamenti nella fragilità, nella capacità fisica e nella qualità di vita negli anni precedenti alla comparsa di una malattia cardiovascolare

di Viviana Franzellitti
Cuore, i primi segnali possono comparire 14 anni prima dell’evento cardiovascolare

Un deterioramento delle condizioni fisiche può precedere di molti anni la comparsa clinica di una malattia cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 23 settembre 2026 su JAMA Cardiology, che ha ricostruito le traiettorie di invecchiamento funzionale nei 14 anni precedenti a un evento cardiovascolare. La ricerca, condotta nell’ambito della coorte ASPREE da ricercatori della Monash University, dell’Università di Adelaide e del Cedars-Sinai, ha coinvolto 12.015 persone, di cui 2.403 hanno successivamente sviluppato una malattia cardiovascolare e 9.612 sono state utilizzate come controlli. I partecipanti, reclutati in Australia e negli Stati Uniti, avevano almeno 70 anni, non presentavano precedenti eventi cardiovascolari, demenza o disabilità fisica significativa. L’obiettivo era capire se fragilità, capacità funzionale e qualità di vita fisica seguissero traiettorie differenti prima dell’evento. I risultati indicano che le differenze erano già osservabili oltre dieci anni prima, per poi accentuarsi soprattutto nei cinque anni precedenti.

Cosa hanno osservato i ricercatori nei 14 anni prima dell’evento

Lo studio ha utilizzato i dati raccolti prospetticamente nella coorte ASPREE (Aspirin in Reducing Events in the Elderly). I partecipanti sono stati seguiti fino a dicembre 2024 e sottoposti annualmente a valutazioni relative a diversi aspetti dell’invecchiamento. Per ogni persona che ha sviluppato una malattia cardiovascolare sono stati individuati quattro controlli comparabili per età, sesso e livello di istruzione. In questo modo i ricercatori hanno potuto confrontare nel tempo non soltanto lo stato di salute al momento dell’evento, ma soprattutto come era cambiato negli anni precedenti. Sono stati considerati diversi indicatori. La fragilità è stata valutata attraverso il Frailty Index a 64 elementi e attraverso il fenotipo di Fried; la cosiddetta capacità intrinseca comprendeva invece domini cognitivi, locomotori, di vitalità e psicologici. È stata inoltre analizzata la qualità di vita correlata alla salute fisica, attraverso un questionario standardizzato. Si tratta quindi di una fotografia multidimensionale dell’invecchiamento, che non prende in considerazione soltanto la presenza o l’assenza di una patologia, ma anche il modo in cui la persona riesce a mantenere nel tempo le proprie funzioni.

Fragilità e capacità fisica: le differenze emergevano molto prima

Il dato più rilevante riguarda la distanza temporale dall’evento cardiovascolare. Le persone che successivamente avrebbero sviluppato una malattia cardiovascolare presentavano profili funzionali peggiori già fino a un decennio prima dell’evento, con maggiore fragilità, minore capacità intrinseca e una qualità di vita fisica più bassa rispetto ai controlli. Non si trattava però soltanto di una differenza presente in un determinato momento: nel gruppo che sarebbe andato incontro all’evento la traiettoria risultava caratterizzata da un peggioramento più rapido nel corso degli anni. La divergenza diventava particolarmente evidente nei cinque anni precedenti l’evento cardiovascolare. In questo periodo aumentava più rapidamente la fragilità, mentre diminuivano la capacità intrinseca e la qualità di vita fisica. In altre parole, il percorso che precedeva l’evento non appariva come un cambiamento improvviso concentrato nelle settimane o nei mesi immediatamente precedenti, ma come una progressiva perdita di funzionalità che poteva essere riconoscibile molto prima.

Non tutti gli eventi cardiovascolari seguivano la stessa traiettoria

L’analisi ha inoltre mostrato alcune differenze in base al tipo di evento. Per scompenso cardiaco e malattia coronarica fatale, la divergenza nelle traiettorie funzionali rispetto ai controlli era già osservabile almeno dieci anni prima. Per infarto miocardico e ictus, invece, il momento in cui le traiettorie iniziavano a differenziarsi risultava meno precoce. Questo suggerisce che il rapporto tra declino funzionale e malattia cardiovascolare potrebbe non essere identico per tutte le manifestazioni della patologia cardiovascolare.

Il risultato è particolarmente interessante perché lo studio non si limita a fotografare la fragilità quando una persona è già malata. Al contrario, ricostruisce longitudinalmente il percorso che conduce all’evento, mettendo in evidenza cambiamenti che si manifestano quando la malattia cardiovascolare non è ancora clinicamente evidente. È proprio questa prospettiva temporale a rappresentare uno degli elementi di maggiore interesse della ricerca.

Un possibile segnale dell’invecchiamento multisistemico

Gli autori interpretano questi risultati nell’ottica di un progressivo invecchiamento multisistemico. Il peggioramento della forza e della funzionalità, la riduzione della capacità di svolgere attività e il deterioramento della percezione della propria salute fisica potrebbero quindi accompagnare, nel corso degli anni, i processi biologici che contribuiscono allo sviluppo della malattia cardiovascolare.

Questo non significa, però, che una persona fragile sia destinata a sviluppare una malattia cardiovascolare o che un peggioramento della capacità fisica possa essere utilizzato da solo per diagnosticare un futuro evento. Lo studio identifica una traiettoria associata al successivo verificarsi di eventi cardiovascolari, non un singolo indicatore capace di prevederli individualmente. Inoltre, la popolazione analizzata era costituita prevalentemente da persone anziane inizialmente senza malattie cardiovascolari, demenza o significativa disabilità fisica: i risultati vanno quindi interpretati all’interno di questa specifica popolazione.

Una finestra temporale più ampia per la prevenzione cardiovascolare

La principale implicazione riguarda dunque la possibilità di intercettare prima i cambiamenti dello stato funzionale nelle persone anziane. Se il deterioramento associato a un futuro evento cardiovascolare può iniziare molti anni prima della sua manifestazione clinica, la valutazione della fragilità e della capacità funzionale potrebbe offrire informazioni aggiuntive durante la presa in carico della popolazione anziana, insieme ai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare.

Gli stessi ricercatori sottolineano che questi risultati indicano una finestra potenzialmente prolungata per l’identificazione precoce e per interventi di prevenzione. Il messaggio dello studio, quindi, non è che l’invecchiamento fisico “predica” da solo un infarto o un ictus, ma che il percorso verso una malattia cardiovascolare potrebbe essere accompagnato da modificazioni funzionali che iniziano molto prima di quanto sia normalmente visibile attraverso la sola comparsa dell’evento clinico.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato