L’ONU e il Governo somalo lanciano l’allarme anche sulle conseguenze delle inondazioni associate a El Niño: fino a 3,5 milioni di persone potrebbero essere esposte e un milione rischia lo sfollamento
In Somalia la crisi alimentare e nutrizionale resta grave e il rischio è che nei prossimi mesi la situazione peggiori ulteriormente. Tra luglio 2026 e giugno 2027, 1,92 milioni di bambini sotto i cinque anni avranno bisogno di cure per la malnutrizione acuta, di cui 433 mila per una forma grave, quella associata al rischio più elevato di morte. A lanciare l’allarme sono il Governo federale della Somalia e le agenzie delle Nazioni Unite UNICEF, WFP e FAO, sulla base dell’ultima analisi della Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (IPC). Il quadro si intreccia con un secondo rischio: le inondazioni attese tra ottobre e dicembre, associate alle forti piogge previste durante il fenomeno El Niño. Secondo l’Agenzia somala per la gestione delle catastrofi (SODMA), tra 2,5 e 3,5 milioni di persone potrebbero essere esposte alle inondazioni, mentre circa un milione potrebbe essere costretto a lasciare le aree in cui coltiva la terra e alleva il bestiame.
Secondo l’analisi IPC, tra ottobre e dicembre 2026 saranno 5,4 milioni le persone che potrebbero trovarsi ad affrontare livelli di fame di crisi o peggiori. Di queste, 1,5 milioni potrebbero raggiungere livelli di emergenza. La malnutrizione colpisce in modo particolarmente pesante le aree rurali: quasi il 62% del tasso di malnutrizione del Paese è concentrato tra le popolazioni rurali, secondo i dati riportati nell’allerta. Tra le situazioni più critiche vengono segnalate Belet Weyne e alcune aree dei campi per sfollati di Baidoa, dove le inondazioni potrebbero interrompere l’accesso ai servizi e portare la malnutrizione acuta a livelli estremamente critici, corrispondenti alla Fase 5 della classificazione IPC.
Il quadro non è uniforme in tutto il Paese. Nel distretto di Burhakaba, nella regione di Bay, la situazione nutrizionale è migliorata rispetto alla precedente valutazione. L’analisi attribuisce il miglioramento all’effetto combinato delle piogge di Gu e al rafforzamento della risposta umanitaria. Resta invece il rischio di carestia a Baidoa, sempre nella regione di Bay, dove le persone sfollate internamente devono affrontare contemporaneamente un rischio molto elevato di insicurezza alimentare e livelli estremamente critici di malnutrizione. La valutazione del rischio di carestia per gli sfollati di Baidoa si basa però su dati raccolti nell’aprile 2026. Per questo è prevista una nuova valutazione a ottobre, che dovrà fornire elementi aggiornati sull’evoluzione della situazione.
È soprattutto la stagione delle piogge Deyr, prevista da ottobre a dicembre, a preoccupare le autorità e le organizzazioni umanitarie. Le comunità rurali e agropastorali, già indebolite da diverse stagioni caratterizzate da raccolti insufficienti, potrebbero essere colpite da nuove inondazioni. La perdita di raccolti e bestiame, l’interruzione dei collegamenti con i mercati e la difficoltà di raggiungere le fonti di reddito rischiano di aggravare ulteriormente fame e malnutrizione. “Le famiglie che già soffrono la fame non possono permettersi di perdere i propri raccolti o il bestiame a causa delle inondazioni”, ha affermato Etienne Peterschmitt, rappresentante della FAO in Somalia. “Sono necessari finanziamenti urgenti per tradurre gli allarmi precoci in azioni concrete, per salvare vite umane, proteggere i mezzi di sussistenza e sostenere una rapida ripresa delle popolazioni rurali”.
A preoccupare è anche la disponibilità di risorse per garantire la continuità degli interventi. L’UNICEF ricorda che tra il 2021 e il 2025, insieme al Governo somalo e ai partner, ha sostenuto oltre 2,25 milioni di ricoveri di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave. “Oggi, questi servizi fondamentali sono sottoposti a una pressione crescente a causa della carenza di fondi”, ha dichiarato Sandra Lattouf, rappresentante dell’UNICEF in Somalia. “È necessario un sostegno urgente per aiutare le autorità somale e i partner a mantenere i servizi di cura fino alla fine dell’anno e garantire che le forniture nutrizionali essenziali raggiungano i bambini e le comunità che ne hanno più bisogno prima che le vie di accesso diventino ancora più limitate”. Anche il WFP segnala la difficoltà per molte famiglie di recuperare le risorse perse a causa della siccità, dell’insicurezza e dell’aumento dei prezzi degli alimenti.
Il Governo federale della Somalia e le Nazioni Unite chiedono un intervento immediato per garantire la continuità dell’assistenza alimentare e in denaro e delle cure per la malnutrizione acuta grave e moderata. Tra le priorità indicate ci sono il preposizionamento di scorte alimentari, forniture nutrizionali e mezzi di sussistenza di emergenza, oltre al rafforzamento della disponibilità di denaro nelle aree rurali e maggiormente esposte alle inondazioni. L’obiettivo è intervenire prima che le piogge rendano difficili o impossibili i collegamenti stradali, limitando la possibilità di raggiungere le comunità più vulnerabili. La risposta richiesta non riguarda soltanto la nutrizione. L’ONU indica la necessità di rafforzare interventi integrati che comprendano sicurezza alimentare, nutrizione, salute, acqua e servizi igienico-sanitari, insieme allo screening nutrizionale nelle comunità rurali e negli insediamenti per sfollati dei distretti più a rischio.
“Milioni di persone in tutta la Somalia stanno lottando per riprendersi dalla siccità, dall’insicurezza e dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari, e molte famiglie hanno ormai esaurito le risorse su cui contavano”, ha spiegato Hameed Nuru, rappresentante e direttore nazionale del WFP in Somalia. “Mentre le inondazioni minacciano di provocare un ulteriore shock, il WFP si sta preparando per i mesi a venire, fornendo assistenza alle comunità più bisognose e sostenendo interventi tempestivi per proteggere vite umane e mezzi di sussistenza”. Il rischio, dunque, è che più crisi si sovrappongano: fame, malnutrizione, inondazioni, perdita dei mezzi di sostentamento e sfollamento. E a pagare il prezzo più alto sono soprattutto le comunità rurali e i bambini. Per le agenzie ONU, le decisioni sui finanziamenti nelle prossime settimane saranno determinanti per stabilire se cibo, cure e forniture nutrizionali potranno raggiungere le popolazioni più vulnerabili prima che le condizioni peggiorino e le vie di accesso vengano interrotte.