Salute 21 Settembre 2026 10:59

Demenza, le capacità di ragionamento a 13 anni associate al rischio in età avanzata

Una ricerca pubblicata su Alzheimer's Research & Therapy individua un'associazione tra il ragionamento induttivo misurato nell'adolescenza e un minore rischio di demenza nell'arco di circa sei decenni.

di Arnaldo Iodice
Demenza, le capacità di ragionamento a 13 anni associate al rischio in età avanzata

Le capacità di ragionamento sviluppate durante l’infanzia potrebbero essere associate al rischio di demenza molti decenni più tardi. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Alzheimer’s Research & Therapy, che ha seguito 10.539 persone svedesi nate nel 1948, sottoposte a test cognitivi all’età di 13 anni e monitorate fino a circa 60 anni dopo.

I ricercatori hanno analizzato tre diverse abilità: ragionamento induttivo, capacità verbale e capacità spaziale. I partecipanti con punteggi più elevati nel test di ragionamento induttivo hanno mostrato, in età adulta, un rischio inferiore di sviluppare demenza. Ogni punto aggiuntivo ottenuto nel test era associato a una riduzione di circa il 2% del rischio. L’associazione è rimasta anche dopo aver considerato il livello di istruzione dei genitori, quello raggiunto dai partecipanti da adulti e alcune importanti condizioni di salute, tra cui malattie cardiovascolari e diabete. Lo studio non dimostra tuttavia un rapporto di causa-effetto.

Un legame difficile da separare dall’istruzione

La demenza è una condizione che può compromettere progressivamente memoria, capacità di pensiero, comunicazione, comportamento e autonomia. Il suo impatto sulla popolazione è destinato ad aumentare con l’invecchiamento demografico e per questo i ricercatori stanno cercando di identificare i fattori che possono essere collegati al rischio della malattia molti anni prima della sua comparsa.

Numerosi studi avevano già osservato un’associazione tra migliori capacità cognitive nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e un minore rischio di demenza. Interpretare questi risultati, però, non è semplice. Le prestazioni cognitive misurate in età adulta possono infatti riflettere non soltanto le capacità individuali, ma anche il livello di istruzione, le esperienze accumulate nel corso della vita e il contesto familiare e sociale. Per questo motivo, il nuovo studio ha spostato l’attenzione ancora più indietro nel tempo, utilizzando valutazioni effettuate quando i partecipanti avevano soltanto 13 anni. A quell’età, secondo i ricercatori, le differenze nei successivi percorsi scolastici e sociali sono meno consolidate rispetto alla prima età adulta.

Il gruppo di ricerca ha inoltre considerato un’altra questione. Punteggi cognitivi più bassi durante l’infanzia sono stati associati anche a una maggiore probabilità di sviluppare in seguito condizioni come malattie cardiovascolari e diabete, che a loro volta possono essere collegate al rischio di demenza. L’analisi ha quindi verificato se il rapporto osservato fosse ancora presente tenendo conto di queste patologie.

Seguiti oltre 10mila bambini per sei decenni

I ricercatori hanno analizzato i dati di 10.539 tredicenni svedesi nati nel 1948, che nel 1961, durante la sesta classe, avevano partecipato a una valutazione delle proprie capacità cognitive. I test comprendevano tre ambiti distinti: ragionamento induttivo, abilità verbale e abilità spaziale.

Il ragionamento induttivo riguarda la capacità di individuare regole o schemi generali partendo da informazioni specifiche. Nel caso analizzato dai ricercatori, questa capacità veniva valutata attraverso serie numeriche. Le altre prove prendevano invece in esame competenze legate all’uso del linguaggio e alla capacità di elaborare informazioni spaziali.

Dopo la valutazione iniziale, i partecipanti sono stati seguiti per circa sei decenni, fino a novembre 2025. Per identificare i casi di demenza e altre condizioni di salute, i ricercatori non si sono basati esclusivamente su informazioni fornite direttamente dai partecipanti. I risultati dei test effettuati nell’infanzia sono stati collegati ai registri sanitari nazionali svedesi relativi a ricoveri e decessi.

In questo modo è stato possibile verificare l’eventuale comparsa di diagnosi di demenza durante l’età adulta e analizzare contemporaneamente la presenza di malattie cardiovascolari, diabete e altre patologie rilevanti. L’ampiezza del campione e la durata del follow-up hanno permesso di osservare il rapporto tra le caratteristiche cognitive misurate nell’infanzia e gli esiti di salute molti decenni più tardi.

Il ruolo specifico del ragionamento induttivo

L’associazione più evidente è emersa per il ragionamento induttivo. I partecipanti che a 13 anni avevano ottenuto risultati migliori nel test basato sulle serie numeriche hanno mostrato un rischio inferiore di sviluppare demenza durante il successivo periodo di osservazione. Secondo l’analisi, ogni punto aggiuntivo ottenuto nella prova era associato a una riduzione di circa il 2% del rischio.

Lo stesso andamento non è stato osservato nei test relativi alle capacità verbali e spaziali, che presi singolarmente non hanno mostrato la stessa capacità di predire il rischio di demenza a lungo termine. Il risultato suggerisce quindi che le diverse componenti delle capacità cognitive potrebbero non avere tutte lo stesso rapporto con gli esiti di salute osservati. L’associazione relativa al ragionamento induttivo è rimasta anche dopo aver considerato il livello di istruzione dei genitori e quello raggiunto dai partecipanti in età adulta. I ricercatori hanno inoltre tenuto conto di importanti condizioni fisiche, tra cui malattie cardiovascolari e diabete.

Un risultato rilevante riguarda proprio l’istruzione: una volta considerato il livello di ragionamento misurato durante l’infanzia, il livello di istruzione raggiunto in età adulta non ha mostrato un’associazione indipendente con il rischio di demenza nell’analisi.

Un’associazione che richiede ulteriori verifiche

I risultati indicano quindi che alcune caratteristiche cognitive presenti già nell’infanzia possono essere associate a differenze nel rischio di demenza molti decenni dopo. Non dimostrano però che una maggiore capacità di ragionamento a 13 anni protegga direttamente dalla malattia. Trattandosi di uno studio osservazionale, infatti, non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto. Anche con l’inclusione di numerosi fattori nell’analisi, potrebbero esistere altre caratteristiche individuali o ambientali non completamente considerate che contribuiscono sia alle prestazioni cognitive nell’infanzia sia alla salute in età adulta.

Lo studio aggiunge comunque un elemento alle precedenti ricerche che hanno collegato lo sviluppo cognitivo precoce alla salute successiva. Secondo i ricercatori, futuri studi longitudinali potranno contribuire a chiarire quali meccanismi siano alla base dell’associazione e quanto incidano fattori come ambiente familiare, condizioni socioeconomiche, istruzione e salute lungo l’intero arco della vita.

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