Il provvedimento introduce il divieto assoluto di caccia e di picnic in 22 comuni, oltre al censimento e al potenziamento della biosicurezza negli allevamenti
Il virus della Peste suina africana (Psa) torna a far parlare di sé nel Lazio. Dopo la conferma del primo caso sospetto a Riano, alle porte di Roma, la Regione ha emanato un’ordinanza restrittiva per contenere la diffusione dell’infezione, che al momento conta 4 positività accertate, tutte concentrate nello stesso comune. La macchina della prevenzione si è attivata immediatamente: sotto il coordinamento del Ministero della Salute, sono operative sia l’Unità di crisi centrale che il Gruppo esperto nazionale, affiancati dall’Unità di crisi regionale e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana. Le autorità sanitarie tengono a ribadire un punto cruciale per evitare allarmismi: la Psa è una malattia virale che colpisce esclusivamente maiali domestici e cinghiali. Non si trasmette in alcun modo all’uomo né ad altre specie animali. Tuttavia, l’allerta resta massima per il potenziale impatto economico: una diffusione incontrollata rischierebbe di decimare il patrimonio suinicolo, con conseguenze devastanti per il settore agricolo e le esportazioni. L’ordinanza introduce misure rigorose di sorveglianza e restrizioni alla circolazione che coinvolgono ben 22 comuni della Città metropolitana di Roma e due specifici municipi della Capitale (il III e il XV). Tra i territori inclusi figurano, tra gli altri, Campagnano, Capena, Formello, Monterotondo, Mentana, Rignano Flaminio e Sacrofano.
Le regole per i cittadini: stop a picnic e cibo ai selvatici
Per i cittadini delle aree coinvolte cambiano alcune abitudini quotidiane. L’ordinanza vieta tassativamente di alimentare, avvicinare o disturbare gli animali selvatici. Nelle aree agricole e naturali della zona rossa non saranno consentiti picnic, eventi o assembramenti, salvo specifiche deroghe concesse dalle autorità sanitarie. I Comuni dovranno installare una cartellonistica informativa e, soprattutto, blindare i cassonetti dei rifiuti per evitare che diventino un richiamo per i cinghiali. Resta inoltre l’obbligo per chiunque di segnalare tempestivamente ai servizi veterinari l’eventuale presenza di carcasse o di esemplari moribondi.
Stop alla caccia e censimento degli allevamenti
Sul fronte venatorio, è scattato il divieto assoluto di caccia al cinghiale in ogni sua forma all’interno dell’area perimetrata. Le uniche attività concesse saranno gli interventi di controllo selettivo autorizzati, da svolgere in stringenti condizioni di biosicurezza. Massima attenzione anche per la tutela degli allevamenti. Le Asl Roma 1, Roma 4 (la più colpita) e Roma 5 hanno avviato un censimento a tappeto delle strutture suinicole, comprese quelle amatoriali o non registrate. Per le aziende all’aperto scattano obblighi di confinamento degli animali e potenziamento delle barriere fisiche. Dove i requisiti di biosicurezza non potranno essere garantiti in tempi rapidi, la Regione ha già previsto la possibilità di ricorrere ad abbattimenti preventivi. L’evoluzione della situazione epidemiologica guiderà le prossime mosse delle autorità, ma l’appello della Regione a cittadini e allevatori è chiaro: collaborazione massima e rispetto rigoroso delle regole per circoscrivere subito il focolaio.
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