Un nuovo punteggio combina sesso biologico e biomarcatori ematici per riconoscere la sindrome di Takotsubo prima del cateterismo. Testato su quasi 1.800 pazienti, ha classificato correttamente quasi il 90%.
La sindrome di Takotsubo, conosciuta anche come “sindrome del cuore spezzato”, può presentarsi con sintomi quasi indistinguibili da quelli di un infarto: dolore toracico improvviso, alterazioni dell’elettrocardiogramma e aumento degli enzimi cardiaci. La differenza fondamentale è che, nella sindrome di Takotsubo, non è presente un’ostruzione delle arterie coronarie. Proprio questa somiglianza rende spesso necessario ricorrere al cateterismo cardiaco per arrivare a una diagnosi certa. Un team internazionale di ricercatori, in collaborazione con le Università di Zurigo e Greifswald, ha sviluppato e validato il punteggio BioTAK, uno strumento pensato per identificare la sindrome già nelle prime fasi della valutazione. Il sistema combina il sesso biologico con diversi biomarcatori presenti nel sangue, selezionati anche attraverso l’intelligenza artificiale. In un gruppo indipendente di quasi 1.800 pazienti, il punteggio ha classificato correttamente quasi il 90% dei partecipanti prima del cateterismo. Lo studio è stato pubblicato sull’European Heart Journal.
Come funziona il nuovo punteggio BioTAK
La sindrome di Takotsubo è una condizione cardiaca acuta che colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa e può essere innescata da uno stress emotivo o fisico intenso. Rappresenta circa il 2% dei pazienti inizialmente considerati colpiti da infarto e può riguardare fino a una donna su dieci tra quelle valutate per una sindrome coronarica acuta. Nelle prime ore, tuttavia, distinguere le due condizioni può essere estremamente difficile.
Il nuovo punteggio BioTAK nasce proprio dalla necessità di disporre di informazioni aggiuntive prima di arrivare a un esame invasivo. I ricercatori hanno analizzato diversi biomarcatori associati a processi differenti del sistema cardiovascolare e, attraverso strumenti di intelligenza artificiale, hanno individuato la combinazione con il maggiore valore diagnostico. I marcatori sono stati quindi integrati con il sesso biologico in un sistema di supporto alle decisioni cliniche.
La validazione è stata effettuata su quasi 1.800 pazienti indipendenti e ha mostrato una capacità diagnostica vicina al 90%. Il risultato non significa però che il punteggio possa sostituire gli esami utilizzati per diagnosticare un infarto. Quando il quadro clinico lo richiede, il cateterismo cardiaco rimane necessario. Il valore potenziale di BioTAK è piuttosto quello di fornire ai medici un ulteriore elemento per orientare più rapidamente il percorso diagnostico nei pazienti selezionati.
Dal cuore al cervello: cosa rivela la ricerca
Oltre all’aspetto diagnostico, i biomarcatori utilizzati dal punteggio potrebbero aiutare a comprendere meglio i meccanismi biologici alla base della sindrome di Takotsubo. Due dei marcatori recentemente identificati suggeriscono infatti un possibile coinvolgimento dell’asse cervello-cuore, rafforzando l’ipotesi che la malattia abbia meccanismi differenti rispetto all’infarto miocardico legato all’aterosclerosi.
Uno dei biomarcatori è coinvolto nell’attivazione di neuropeptidi che partecipano alle risposte allo stress, all’ansia, alla regolazione del tono dei vasi sanguigni e all’attività del sistema nervoso autonomo. L’altro è invece associato alla stabilità delle placche aterosclerotiche. Nel loro insieme, questi segnali delineano un profilo biologico diverso da quello tipicamente osservato nell’infarto classico.
Questi risultati potrebbero essere particolarmente interessanti in pronto soccorso, dove la rapidità della diagnosi è fondamentale. Un test basato su sangue e caratteristiche biologiche potrebbe aiutare a riconoscere prima i pazienti con Takotsubo e, in alcuni casi, contribuire a evitare procedure invasive non necessarie. Il punteggio non è però ancora uno strumento da considerare sostitutivo della valutazione clinica standard. Saranno necessari ulteriori studi per stabilire se l’integrazione di BioTAK nella pratica quotidiana possa effettivamente migliorare diagnosi e trattamento. La ricerca ha utilizzato dati provenienti da registri internazionali, tra cui il Registro InterTAK, che raccoglie oltre 3.600 pazienti con sindrome di Takotsubo, e dal registro svizzero SPUM-ACS.
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