One Health 1 Settembre 2026 09:27

Smog, 17 società scientifiche al Governo: “Recepire la direttiva Ue entro dicembre e senza deroghe”

Medici e società scientifiche scrivono a Pichetto Fratin, Schillaci e Meloni: "L'inquinamento atmosferico è un fattore di rischio evitabile. Rinviare i nuovi standard significa prolungare l'esposizione di milioni di persone"

di Redazione
Smog, 17 società scientifiche al Governo: “Recepire la direttiva Ue entro dicembre e senza deroghe”

Recepire la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria entro l’11 dicembre 2026 e senza ricorrere alle deroghe previste dalla normativa. È la richiesta che 17 società scientifiche e associazioni mediche italiane hanno rivolto al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, mettendo in copia il ministro della Salute Orazio Schillaci e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro della lettera c’è la Direttiva europea 2024/2881, che introduce limiti più stringenti per i principali inquinanti atmosferici e avvicina progressivamente gli standard europei alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Per le organizzazioni firmatarie, tuttavia, non si tratta soltanto di rispettare una scadenza normativa. È soprattutto una questione di salute pubblica e prevenzione.

“L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute in Europa”

Secondo i firmatari, l’inquinamento atmosferico rappresenta il principale rischio ambientale per la salute nel continente ed è associato a oltre 300mila decessi ogni anno in Europa. In Italia le stime riportate dalle organizzazioni parlano di circa 70mila morti premature l’anno attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico. Un’esposizione che non riguarda soltanto le persone con malattie respiratorie. L’inquinamento atmosferico è infatti associato allo sviluppo e all’aggravamento di patologie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche e oncologiche, con una particolare vulnerabilità per bambini, anziani e persone con malattie croniche. “Chiedere deroghe o rinviare il raggiungimento dei nuovi standard significherebbe prolungare l’esposizione di milioni di persone a un fattore di rischio che sappiamo essere prevenibile – sottolinea Roberto Romizi, presidente di Isde Italia -. I dati scientifici sono ormai inequivocabili – aggiunge -. Ridurre rapidamente le concentrazioni degli inquinanti non è quindi soltanto un obiettivo ambientale, ma una delle più importanti azioni di prevenzione sanitaria che possiamo mettere in campo”.

Qualità dell’aria, il miglioramento non basta

I dati delle centraline Arpa e Appa mostrano negli ultimi anni un progressivo miglioramento della qualità dell’aria in Italia. Per le società scientifiche, però, il ritmo di riduzione degli inquinanti non sarebbe ancora sufficiente per consentire al Paese di raggiungere i nuovi standard europei senza interventi più incisivi. Un quadro che, secondo i firmatari, emerge anche dal progetto “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da Isde Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign. Particolarmente significativo il dato relativo ai primi sei mesi del 2026: in numerose città italiane il numero di giornate con concentrazioni di inquinanti superiori alle soglie di riferimento, soprattutto per il particolato, ha quasi raggiunto il numero massimo consentito per l’intero anno.

Pianura Padana, preoccupazione per le risorse

Nella lettera viene espressa anche preoccupazione per alcune scelte che potrebbero rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi europei. Tra queste, le organizzazioni richiamano la riduzione delle risorse destinate alle strategie specifiche per migliorare la qualità dell’aria nella Pianura Padana, una delle aree europee maggiormente colpite dall’inquinamento atmosferico. I firmatari ricordano inoltre la proposta italiana presentata il 17 marzo per una revisione degli obiettivi europei sulle emissioni delle automobili e per una maggiore flessibilità delle scadenze, con la possibilità di una proroga di cinque anni, fino al 2032.

“Non è un adempimento burocratico: significa prevenire malattie e morti”

Le 17 organizzazioni chiedono quindi al Governo di recepire integralmente la direttiva entro i termini previsti e senza deroghe, accompagnando il recepimento con politiche e risorse adeguate. Le eventuali possibilità di proroga previste dalla normativa europea, ricordano, non sarebbero generalizzate, ma potrebbero riguardare soltanto specifiche zone. Il principio richiamato nella lettera è quello della prevenzione: se un fattore di rischio è evitabile, ridurne l’esposizione diventa una responsabilità delle istituzioni. “L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio evitabile ed è quindi un dovere primario dello Stato abbatterlo tutelando la salute”, scrivono le organizzazioni, collegando questo impegno direttamente all’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Il messaggio finale è netto: il recepimento della nuova direttiva europea non dovrebbe essere considerato soltanto un adempimento normativo o ambientale. Per le società scientifiche significa intervenire su un determinante di salute modificabile, con l’obiettivo di ridurre malattie, morti premature e disuguaglianze nell’esposizione all’inquinamento.

La lettera è firmata da Associazione Culturale Pediatri (Acp), Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (Adi), Associazione Italiana di Epidemiologia (Aie), Associazione Medici Endocrinologi (Ame), Associazione Medici per l’Ambiente-Isde Italia, Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (Fnovi), Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru), Società Italiana di Aerobiologia Medicina e Ambiente (Siama), Società Italiana di Diabetologia (Sid), Società Italiana di Endocrinologia (Sie), Società Italiana di Medicina Generale (Simg), Società Italiana di Pediatria (Sip), Società Italiana di Pneumologia (Sip), Società Italiana di Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (Sipnei), Società Italiana di Reumatologia (Sir) e Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (Sicbe).

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