La riflessione dell’Associazione Luca Coscioni sui dati della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze: “Servono politiche di riduzione del danno e interventi basati sulle evidenze scientifiche”
Sono 249 le persone morte per overdose in Italia nel 2025, il 7,8% in più rispetto all’anno precedente. Un dato che arriva in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle overdose, che si celebra oggi 31 agosto, e che quest’anno richiama, a 25 anni dalla sua istituzione, la necessità di continuare a intervenire per evitare morti che, in molti casi, possono essere prevenute. A fotografare il fenomeno è l’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze. Ma oltre al numero complessivo dei decessi, a cambiare è anche il profilo delle sostanze maggiormente coinvolte: per la prima volta cocaina e crack superano l’eroina, risultando associati rispettivamente al 33% e al 30% delle morti per intossicazione acuta.
Chi sono le persone che muoiono per overdose
Il fenomeno riguarda soprattutto gli uomini: l’86% delle vittime è di sesso maschile. L’età media dei decessi è di 43 anni e quasi due persone su tre, il 64%, hanno tra i 35 e i 54 anni. I tassi di mortalità più elevati si osservano dopo i 25 anni, con il valore massimo tra le persone nella fascia dei 40 anni. Anche la distribuzione geografica non è uniforme. Il maggior numero di decessi si concentra nel Nord Italia, che raccoglie il 41,56% dei casi, seguito dal Centro con il 33,77% e dal Sud e dalle Isole con il 24,68%. Numeri che, secondo l’Associazione Luca Coscioni, impongono di guardare all’emergenza overdose non soltanto come a un problema legato alle singole sostanze, ma come a una questione di sanità pubblica e prevenzione.
Cocaina e crack davanti all’eroina
Il dato più significativo della rilevazione riguarda proprio il cambiamento delle sostanze coinvolte nei decessi. Nel 2025 cocaina e crack sono risultati associati al 33% delle intossicazioni acute letali, superando l’eroina, ferma al 30%. Una fotografia che restituisce un mercato delle sostanze e modalità di consumo profondamente cambiati rispetto al passato. A rendere ancora più complessa la lettura del fenomeno è il policonsumo, cioè l’assunzione contemporanea di più sostanze, comprese quelle legali e illegali. In questi casi stabilire quale sia stata la sostanza determinante per l’evento letale può essere particolarmente difficile. Il dato attuale, pur rimanendo più basso rispetto a quello registrato dieci anni fa, secondo l’Associazione Luca Coscioni conferma la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione su tutto il territorio nazionale.
Naloxone, uno strumento salvavita
Tra le strategie disponibili per contrastare le conseguenze più gravi delle overdose c’è il naloxone, farmaco antagonista degli oppioidi in grado di contrastare e invertire rapidamente gli effetti potenzialmente letali di un’intossicazione da narcotici e oppioidi. La sua efficacia, però, dipende dalla possibilità di somministrarlo tempestivamente. Per questo, secondo l’Associazione Luca Coscioni, la disponibilità del farmaco e la presenza di personale adeguatamente formato dovrebbero essere garantite soprattutto nelle aree maggiormente interessate dal fenomeno. La prevenzione delle overdose non si esaurisce tuttavia nell’intervento dell’emergenza. Tra le misure di riduzione del danno vengono indicate anche l’informazione sui rischi legati al consumo, i programmi di scambio di siringhe e i servizi rivolti alle persone che utilizzano sostanze.
“Le misure per ridurre rischi e danni sono note”
È proprio sulla necessità di rafforzare queste strategie che interviene Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni. Le overdose continuano a colpire anche in Italia”, sottolinea Perduca, secondo cui la risposta dovrebbe partire dalle esperienze delle persone che utilizzano sostanze e dalle evidenze scientifiche disponibili. L’Associazione richiama anche l’attenzione su alcune esperienze internazionali e sulle attività di ricerca relative a possibili nuovi approcci terapeutici alle dipendenze, compresi gli studi su sostanze psichedeliche e ibogaina, sottolineando però la necessità di valutarne efficacia e sicurezza attraverso la ricerca scientifica. Perduca denuncia inoltre un finanziamento insufficiente delle politiche di riduzione del danno e lamenta una scarsa presenza di queste strategie nella relazione presentata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga al Parlamento nel giugno 2026. “Le misure per ridurre i rischi e i danni sono note”, sostiene Perduca. L’obiettivo, secondo l’Associazione, dovrebbe essere quello di affrontare il fenomeno senza stigma, investendo nella prevenzione e nei servizi e mettendo al centro la tutela della salute delle persone.
Una giornata per riportare l’attenzione sulle morti evitabili
La Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle overdose nasce proprio per ricordare le persone morte a causa di un’overdose e, allo stesso tempo, richiamare l’attenzione sugli strumenti che possono contribuire a prevenirne altre. Il messaggio scelto per il 2026, “25 anni dopo. È ancora necessario attivarsi”, riporta al centro un tema che i numeri italiani rendono ancora attuale: dietro ogni decesso per overdose c’è una possibile occasione mancata di prevenzione, intercettazione del rischio o intervento tempestivo. E il sorpasso di cocaina e crack sull’eroina suggerisce che, per essere efficace, la risposta sanitaria debba necessariamente evolversi insieme al fenomeno delle dipendenze.
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