Prevenzione 8 Luglio 2026 11:34

Il cervello dei neonati “sente” la musica molto prima che il corpo segua il ritmo

Il cervello riconosce le melodie già nei primi mesi di vita, mentre la risposta motoria arriva solo più tardi. Uno studio italiano ricostruisce come nasce il legame tra musica e movimento nel primo anno di vita

di Viviana Franzellitti
Il cervello dei neonati “sente” la musica molto prima che il corpo segua il ritmo

Nei primi mesi di vita il cervello è già in grado di riconoscere la musica, ma trasformare quella percezione in un movimento richiede molto più tempo. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Roma, pubblicato sulla rivista scientifica eLife, che ha seguito 79 bambini di 3, 6 e 12 mesi per comprendere come si sviluppa la musicalità nei primi mesi di vita. Il lavoro è stato coordinato da Giacomo Novembre, Principal Investigator del Neuroscience of Perception and Action Lab del Center for Life Nano & Neuro-Science dell’IIT, con Trinh Nguyen come prima autrice.

Registrando contemporaneamente l’attività cerebrale con l’elettroencefalografia (EEG) e i movimenti spontanei durante l’ascolto di diversi brani musicali, i ricercatori hanno osservato che il cervello distingue la musica già a partire dai tre mesi di età, mentre i movimenti aumentano soltanto verso la fine del primo anno e la capacità di sincronizzarsi con il ritmo si sviluppa ancora più tardi. I risultati, pubblicati inizialmente come Reviewed Preprint e ora disponibili nella versione definitiva (Version of Record) su eLife, aggiungono un tassello importante alla comprensione dello sviluppo del cervello infantile.

La musica viene riconosciuta già a tre mesi

Per studiare come nasce la musicalità, ovvero la capacità di percepire, apprezzare e produrre musica, i ricercatori hanno analizzato contemporaneamente la risposta del cervello e quella del corpo. I piccoli partecipanti hanno ascoltato sia normali melodie per bambini sia versioni degli stessi brani con la sequenza delle note alterata, così da verificare se il cervello fosse in grado di distinguere una struttura musicale coerente da una casuale.

Le registrazioni dell’EEG hanno mostrato che già a tre mesi il cervello reagisce in modo diverso alla musica rispetto ai suoni riorganizzati, segno che la capacità di elaborare la struttura musicale è presente molto prima di quanto si pensasse. Secondo gli autori, la prevedibilità della melodia aiuta il cervello del neonato a orientare l’attenzione verso gli eventi sonori.

I movimenti aumentano solo verso il primo compleanno

Accanto all’attività cerebrale, i ricercatori hanno analizzato anche i movimenti dei bambini utilizzando DeepLabCut, un sistema di tracciamento video basato su intelligenza artificiale, che ha permesso di classificare automaticamente dieci diverse tipologie di movimento.

L’analisi ha evidenziato che solo i bambini di 12 mesi si muovono significativamente di più quando ascoltano musica rispetto alle versioni alterate dei brani. Le risposte coinvolgono soprattutto tronco e arti superiori, con oscillazioni avanti e indietro, movimenti laterali, primi tentativi di battere le mani e movimenti circolari delle braccia. Nei bambini di 3 e 6 mesi, invece, non sono emerse differenze significative.

Seguire il ritmo è una capacità che arriva più tardi

Un altro risultato dello studio riguarda la sincronizzazione con il ritmo. Sebbene i bambini di un anno mostrino una maggiore propensione a muoversi durante l’ascolto della musica, non riescono ancora a coordinare i propri movimenti con il tempo musicale.

Secondo i ricercatori, questo dipende dal fatto che il sistema nervoso sviluppa gradualmente il controllo del movimento. Prima maturano le capacità di gestire singoli gruppi muscolari, mentre la coordinazione dell’intero corpo e la sincronizzazione ritmica richiedono un ulteriore sviluppo delle reti cerebrali che collegano percezione uditiva e movimento.

Cosa può cambiare per la ricerca e per la salute dei bambini

I risultati non modificano la pratica clinica nell’immediato, ma offrono nuovi parametri per comprendere il normale sviluppo neurocognitivo nei primi mesi di vita. Sapere quando emergono la percezione musicale e la risposta motoria può aiutare i ricercatori a definire con maggiore precisione le tappe dello sviluppo cerebrale e, in prospettiva, a individuare più precocemente eventuali anomalie del neurosviluppo.

La ricerca apre inoltre nuove prospettive sul possibile utilizzo della musica come strumento per studiare la maturazione delle reti cerebrali e, in futuro, per sviluppare interventi di stimolazione sempre più mirati nei bambini con difficoltà dello sviluppo. Prima che diventi un’esperienza motoria, infatti, la musica è già un linguaggio che il cervello sembra comprendere fin dai primissimi mesi di vita.

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