Salute 3 Luglio 2026 11:17

Ictus lacunare, scoperta una possibile causa trascurata per decenni

Nuove prove indicano che questa forma comune di ictus potrebbe dipendere dal danno dei piccoli vasi cerebrali più che dalle placche nelle grandi arterie.

di Arnaldo Iodice
Ictus lacunare, scoperta una possibile causa trascurata per decenni

La vera causa di una forma comune di ictus potrebbe essere stata sottovalutata per decenni. Una nuova ricerca suggerisce infatti che l’ictus ischemico lacunare non sia dovuto principalmente alle placche di grasso che restringono le arterie più grandi, come spesso ipotizzato, ma a un danno dei piccoli vasi sanguigni profondi del cervello. Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Edimburgo, del UK Dementia Research Institute e da collaboratori internazionali su 229 persone che avevano avuto un ictus lacunare o un ictus non lacunare lieve. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cliniche e cognitive e a risonanza magnetica cerebrale subito dopo l’evento e di nuovo a distanza di un anno. I risultati indicano un forte legame tra ictus lacunare e dilatazione o allungamento delle arterie cerebrali, più che con il restringimento aterosclerotico dei grandi vasi.

Piccoli vasi, grandi conseguenze per cervello e memoria

Gli ictus lacunari si verificano quando vengono danneggiati i vasi sanguigni più piccoli del cervello, in un quadro noto come malattia dei piccoli vasi cerebrali. Pur riguardando strutture molto piccole, le conseguenze possono essere importanti: questa forma di ictus è infatti associata a disabilità, declino cognitivo, demenza e aumento del rischio di nuovi eventi cerebrovascolari. Proprio per questo, comprendere il meccanismo che la provoca è decisivo per migliorare prevenzione e trattamento.

Finora una delle ipotesi più considerate era che anche in questi casi avesse un ruolo centrale l’aterosclerosi, cioè l’accumulo di placche di grasso nelle arterie. Tuttavia, i nuovi dati ridimensionano questa spiegazione. Analizzando le risonanze magnetiche e l’evoluzione dei pazienti nel tempo, i ricercatori hanno confrontato due tipi di alterazioni: da una parte il restringimento delle grandi arterie, dall’altra la dilatazione e l’allungamento delle arterie all’interno del cervello.

Il dato emerso è netto: il restringimento dei grandi vasi non risultava associato né all’ictus lacunare né alla progressione della malattia dei piccoli vasi. Questo elemento aiuta anche a spiegare perché alcuni trattamenti standard, come aspirina e altri farmaci antiaggreganti piastrinici, abbiano spesso mostrato un’efficacia limitata nella prevenzione di nuovi ictus lacunari.

La dilatazione arteriosa come possibile chiave

Il segnale più forte individuato dallo studio riguarda invece la dilatazione arteriosa. I pazienti con arterie dilatate avevano una probabilità quattro volte maggiore di aver avuto un ictus lacunare. Inoltre, questa alterazione era collegata a una malattia dei piccoli vasi più severa, a una progressione più rapida del danno cerebrale e a una maggiore comparsa di nuovi ictus silenti. Si tratta di piccole lesioni cerebrali causate da un’interruzione dell’afflusso di sangue, spesso prive di sintomi evidenti ma non per questo innocue. Durante lo studio, più di un partecipante su quattro ha sviluppato nuovi ictus silenti nonostante fosse già in trattamento preventivo standard.

Perché i trattamenti tradizionali potrebbero non bastare

La scoperta ha implicazioni cliniche rilevanti. Se l’ictus lacunare dipende soprattutto da una patologia dei piccoli vasi cerebrali, e non dall’ostruzione delle arterie più grandi da parte di placche adipose, allora anche la strategia terapeutica deve cambiare bersaglio. I farmaci antiaggreganti, come l’aspirina, sono pensati per ridurre la formazione di coaguli e prevenire eventi legati a meccanismi trombotici o aterosclerotici. Ma se il problema principale è un danno strutturale e funzionale dei piccoli vasi, il loro beneficio può risultare parziale.

Questo non significa che i trattamenti attuali vadano abbandonati senza criterio, ma che potrebbero non essere sufficienti per tutti i pazienti e per tutti i tipi di ictus. La distinzione tra ictus lacunare e altre forme di ictus ischemico diventa quindi essenziale: non si tratta solo di classificare meglio la malattia, ma di individuare terapie più mirate. Riconoscere il ruolo della dilatazione arteriosa potrebbe aiutare i medici a identificare i pazienti più a rischio di progressione del danno cerebrale, nuovi ictus silenti e peggioramento cognitivo.

Nuove terapie mirate ai piccoli vasi cerebrali

I risultati stanno già orientando nuove linee di ricerca. Uno degli studi più importanti in corso è il LACunar Intervention Trial 3, LACI-3, che valuta se farmaci già disponibili possano proteggere i piccoli vasi cerebrali e ridurre le conseguenze a lungo termine dell’ictus lacunare. Tra le molecole analizzate ci sono cilostazolo e isosorbide mononitrato, farmaci che potrebbero agire non solo sulla prevenzione di nuovi eventi, ma anche sul mantenimento della funzione vascolare e sulla protezione del tessuto cerebrale.

L’obiettivo è ridurre il rischio di ulteriori ictus, ma anche limitare problemi che pesano molto sulla qualità della vita dei pazienti, come difficoltà motorie, disturbi della memoria e aumento del rischio di demenza. Secondo Joanna Wardlaw, professoressa di neuroimaging applicato presso l’Università di Edimburgo e responsabile di gruppo presso il UK Dementia Research Institute, lo studio fornisce prove solide del fatto che l’ictus lacunare non sia causato dall’occlusione adiposa delle arterie più grandi, ma da una patologia dei piccoli vasi all’interno del cervello. Riconoscere questa differenza, ha spiegato, è fondamentale perché chiarisce i limiti dei trattamenti convenzionali e rafforza la necessità di sviluppare terapie capaci di intervenire direttamente sul danno microvascolare.

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