Nel briefing con i media il dg dell'Oms ha fatto il punto sull'emergenza in Congo: aumentano i casi, migliora la risposta sanitaria e prende il via il trial clinico PARTNERS
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a crescere, mentre prende il via il primo studio clinico che valuterà due potenziali trattamenti contro il virus di Bundibugyo. È quanto illustrato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso del briefing con i media del 2 luglio, durante il quale ha aggiornato anche sulla situazione dell’hantavirus e della malattia da virus Marburg.
Ebola: 1.406 casi e 438 decessi
“L’epidemia continua a espandersi, con una media di 38 nuovi casi confermati al giorno nelle ultime due settimane”, ha spiegato Tedros. Ad oggi sono stati confermati 1.406 casi, mentre 438 persone hanno perso la vita. Parallelamente, la risposta sanitaria si è rafforzata. La capacità diagnostica è stata ampliata con 10 laboratori distribuiti più vicino alle comunità colpite, mentre il sistema di sorveglianza ha migliorato il tracciamento dei contatti: oggi vengono monitorati circa quattro contatti su cinque, anche se l’Oms sottolinea la necessità di identificare un numero ancora maggiore di contatti per ogni caso confermato. Anche la capacità assistenziale è cresciuta. Sono disponibili circa 650 posti letto in 22 strutture sanitarie, ma quasi tutti risultano occupati: il tasso di utilizzo è pari al 96%. Per questo motivo è già in corso il potenziamento dell’offerta con altri 300 posti letto.
Al via il primo trial clinico
Tra le novità più rilevanti annunciate dall’Oms c’è l’avvio dello studio clinico PARTNERS, che ha già arruolato il primo paziente. La sperimentazione valuterà l’efficacia dell’anticorpo monoclonale MBP134 e dell’antivirale remdesivir, sia utilizzati singolarmente sia in combinazione. Lo studio è coordinato dall’Istituto nazionale per la ricerca biomedica della Repubblica Democratica del Congo con il sostegno dell’Oms e di una coalizione internazionale di partner, in stretta collaborazione con le comunità coinvolte. I pazienti arruolati riceveranno cure di supporto complete e saranno seguiti costantemente durante tutto il percorso terapeutico. L’obiettivo, ha spiegato Tedros, è garantire loro anche l’accesso ai farmaci qualora lo studio ne dimostri sicurezza ed efficacia. Sempre il 2 luglio, l’Oms ha inoltre concesso l’Emergency Use Listing al primo test diagnostico molecolare per il virus Ebola di Bundibugyo, un passaggio che potrebbe accelerare l’identificazione dei casi e il contenimento dell’epidemia.
Restano le criticità: attaccato un centro Ebola
Nonostante i progressi, la risposta continua a scontrarsi con importanti ostacoli. Tra questi, la sfiducia di parte della popolazione e gli episodi di violenza. “Questa settimana un centro per il trattamento dell’Ebola nella provincia di Ituri è stato attaccato, provocando la morte di due persone. La struttura è stata incendiata e i pazienti sono fuggiti”, ha riferito il direttore generale dell’Oms, sottolineando come questi episodi mettano a rischio pazienti e operatori sanitari e rendano ancora più difficile interrompere la trasmissione del virus. Per rafforzare il coordinamento internazionale, la scorsa settimana Tedros e il Coordinatore degli aiuti umanitari d’emergenza delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, hanno sostenuto la nomina di Julien Harneis a Coordinatore senior per l’Ebola, con il compito di migliorare il coordinamento operativo tra Oms, autorità nazionali e partner internazionali.
Marburg in Uganda sotto osservazione
Nel corso del briefing è stato fatto il punto anche sulla situazione in Uganda, dove dal 21 giugno non sono stati registrati nuovi casi di Ebola. Le autorità sanitarie hanno però notificato un caso confermato di malattia da virus Marburg nel distretto occidentale di Kyegegwa, individuato grazie al rafforzamento della sorveglianza epidemiologica attivata per Ebola. Tutti i contatti identificati sono sotto monitoraggio e, al momento, nessuno ha sviluppato sintomi. L’Oms sta supportando le indagini epidemiologiche per chiarire la fonte dell’infezione e valutare il rischio per la salute pubblica.
Hantavirus, focolaio concluso
Notizie positive arrivano invece sul fronte dell’hantavirus. L’Oms ha dichiarato concluso il focolaio associato alla nave da crociera MV Hondius, dopo che l’ultimo contatto a rischio ha terminato la quarantena risultando negativo. Il bilancio definitivo resta di 13 casi, compresi tre decessi, mentre oltre 650 contatti sono stati identificati e monitorati in 33 Paesi e territori. L’Organizzazione continuerà comunque a collaborare con governi e partner per approfondire le conoscenze sull’infezione e ha avviato uno studio internazionale che coinvolge 21 Paesi, con l’obiettivo di migliorare lo sviluppo di test diagnostici, terapie e vaccini.
“Nessun Paese può affrontare da solo queste minacce”
Nel concludere il briefing, Tedros ha ribadito come le recenti emergenze dimostrino la necessità di una cooperazione internazionale sempre più stretta. “I focolai di hantavirus, Ebola e Marburg dimostrano che non esiste alternativa alla cooperazione internazionale di fronte alle minacce globali. Nessun Paese può affrontarle da solo”, ha affermato, ricordando che la prossima settimana gli Stati membri dell’Oms torneranno a negoziare il sistema di Accesso ai Patogeni e Condivisione dei Benefici (PABS) previsto dall’Accordo pandemico. Un confronto nel quale, nonostante le divergenze ancora aperte, “i Paesi restano impegnati a trovare un terreno comune e un consenso condiviso”.
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