Advocacy e Associazioni 1 Luglio 2026 17:05

Non autosufficienza, il Patto: “Più equità nel riparto delle risorse, ma la riforma resta sulla carta”

Il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza promuove i nuovi criteri di distribuzione del Fondo nazionale, ma boccia il Piano 2025-2027: assistenza ancora frammentata, servizi territoriali insufficienti e risorse non adeguate

di Redazione
Non autosufficienza, il Patto: “Più equità nel riparto delle risorse, ma la riforma resta sulla carta”

Il nuovo Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027 introduce criteri più equi per distribuire le risorse tra le Regioni, ma non cambia la vita delle persone anziane non autosufficienti e delle loro famiglie. È il giudizio del Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, la rete che riunisce circa 60 organizzazioni tra associazioni, società scientifiche, ordini professionali e realtà del Terzo settore, secondo cui il documento – il primo dopo l’approvazione della Legge 33/2023 – finisce per consolidare l’esistente senza realizzare quella riforma attesa da anni. Secondo il Patto, infatti, il Piano mantiene irrisolti i principali nodi dell’assistenza agli anziani non autosufficienti: servizi ancora frammentati, un’offerta territoriale insufficiente e risorse che non riescono a rispondere all’aumento dei bisogni legato all’invecchiamento della popolazione.

Più equità nella distribuzione del Fondo

L’aspetto giudicato positivamente riguarda i nuovi criteri di riparto del Fondo per la Non Autosufficienza (FNA). Secondo il Patto si tratta dell’ “unico aspetto positivo” del Piano. Il nuovo sistema supera infatti il criterio basato prevalentemente sul numero dei residenti e introduce indicatori maggiormente aderenti ai bisogni assistenziali reali, come la popolazione con più di 75 anni, il numero dei titolari di indennità di accompagnamento e quello delle persone con disabilità grave. Un cambiamento che rappresenta un passo avanti verso una distribuzione più equa delle risorse e maggiormente coerente con le finalità del Fondo. Un miglioramento che, tuttavia, secondo la rete non basta a rendere il Piano adeguato alle esigenze delle persone non autosufficienti.

Per le famiglie cambia poco

Le criticità più rilevanti riguardano l’impatto concreto della riforma sulla vita quotidiana delle persone. Per il Patto, il Piano continua infatti a mantenere separati gli interventi sociali, sanitari e previdenziali, limitando il coordinamento ai servizi sociali, mentre la riforma avrebbe dovuto costruire un sistema realmente integrato tra sociale, sanità e INPS. Il risultato è che le famiglie continuano a dover affrontare da sole un percorso complesso tra uffici, procedure e servizi differenti, senza una presa in carico realmente coordinata. A questo si aggiunge un’altra criticità: la scarsa chiarezza sui diritti concretamente garantiti ai cittadini. Pur richiamando i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), il Piano non definisce infatti quali prestazioni siano realmente esigibili in base ai bisogni della persona, limitandosi a descrivere l’organizzazione del sistema senza precisare quali servizi debbano essere assicurati.

“La riforma resta sulla carta”

Un altro punto critico riguarda i servizi territoriali. Secondo il Patto, il Piano rinuncia a utilizzare il Fondo per la Non Autosufficienza come leva per incentivare le Regioni a investire nell’assistenza domiciliare e nei servizi alla persona, continuando a privilegiare l’erogazione di trasferimenti economici che, da soli, non alleggeriscono il carico assistenziale quotidiano sostenuto dalle famiglie. “In questo modo la riforma resta solo sulla carta, e non entra nelle case”, osserva la rete, sottolineando come il rafforzamento dell’assistenza domiciliare rappresentasse uno degli obiettivi centrali della Legge 33/2023.

Risorse ancora insufficienti

Il Patto richiama infine l’attenzione sul tema dei finanziamenti. “Nonostante l’aumento nominale dei fondi previsti per i prossimi anni – precisano i coordinatori del Patto Cristiano Gori ed Eleonora Vanni – che da 914 milioni nel 2024 arriveranno a 1,1 miliardi di euro nel 2027, l’attuale Governo non ha stanziato alcuna nuova risorsa strutturale. La crescita del finanziamento deriva infatti dall’attuazione della traiettoria di incremento definita nel 2021 dal Governo Draghi, anche a seguito delle campagne di pressione del Patto. Inoltre, le risorse finanziarie oggi disponibili rimangono largamente insufficienti per rispondere alla crescita dei bisogni di una popolazione che invecchia velocemente”.

Le proposte per la Legge di Bilancio

Il confronto sulla riforma proseguirà nelle prossime settimane. Il 16 luglio, nel corso di una conferenza stampa online, il Patto presenterà le proprie proposte per la Legge di Bilancio 2027, con l’obiettivo di rafforzare gli investimenti, definire diritti realmente esigibili e accelerare l’attuazione della riforma. Per le organizzazioni della rete, la sfida resta quella di trasformare una buona legge in un cambiamento percepibile nella vita quotidiana degli anziani non autosufficienti e dei loro caregiver. A tre anni dall’approvazione della Legge 33, concludono, il sistema di assistenza è ancora lontano dal modello integrato e universale delineato dalla riforma.

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