Salute 1 Luglio 2026 10:40

Obesità e tumori, ecco perché il grasso corporeo aumenta il rischio di cancro

Una review pubblicata su JAMA fa il punto sulle prove scientifiche che collegano obesità e tumori: l'eccesso di tessuto adiposo favorisce infiammazione, alterazioni ormonali, danni al DNA, squilibri del microbiota e indebolimento del sistema immunitario

di Isabella Faggiano
Obesità e tumori, ecco perché il grasso corporeo aumenta il rischio di cancro

L’obesità non è soltanto una delle principali cause di diabete, malattie cardiovascolari e patologie metaboliche. Sempre più evidenze dimostrano che rappresenta anche un importante fattore di rischio per lo sviluppo di numerose forme di tumore. A fare il punto sulle conoscenze disponibili è una review pubblicata su JAMA, che riunisce i risultati di studi sperimentali, ricerche epidemiologiche e trial clinici per spiegare in che modo il grasso corporeo in eccesso favorisca la carcinogenesi e quali strategie possano contribuire a ridurre questo rischio. Secondo gli autori, sovrappeso e obesità sono responsabili di circa il 10% delle nuove diagnosi di tumore registrate ogni anno negli Stati Uniti. Per alcune neoplasie, come quelle dell’endometrio e delle vie epatobiliari, questa percentuale arriva addirittura al 50%. “Abbiamo ormai a disposizione dati epidemiologici, biologici e clinici che dimostrano l’impatto dell’obesità sul rischio di cancro – spiega Kristy Brown, ricercatrice del Cancer Center dell’Università del Kansas e coautrice della review -. Questo lavoro mette insieme tutte queste evidenze, identifica i principali meccanismi biologici che collegano obesità e tumori e mostra come gli interventi su questi processi possano interrompere questo legame”.

Non è solo una questione di chili

L’idea che il tessuto adiposo rappresenti semplicemente una riserva di energia è ormai superata. Quando il peso aumenta in maniera significativa, il grasso corporeo diventa un vero e proprio organo metabolicamente attivo, capace di modificare il funzionamento dell’intero organismo. L’accumulo di tessuto adiposo determina infatti un eccesso di acidi grassi liberi che possono essere utilizzati dalle cellule tumorali come fonte di energia. Allo stesso tempo aumenta lo stress ossidativo e il danno al DNA, creando le condizioni favorevoli allo sviluppo delle cellule neoplastiche.

L’infiammazione cronica alimenta la crescita del tumore

Uno dei meccanismi più importanti individuati dagli autori riguarda lo stato di infiammazione cronica tipico dell’obesità. Il tessuto adiposo produce elevate quantità di sostanze infiammatorie, tra cui prostaglandina E2, interleuchina-1ß, interleuchina-6 e TNF-a. Questi mediatori favoriscono la crescita del tumore attraverso diversi meccanismi. Da un lato stimolano la produzione di estrogeni, aumentando il rischio di tumori ormono-sensibili come quelli della mammella, dell’endometrio e dell’ovaio. Dall’altro creano un ambiente favorevole alla proliferazione delle cellule tumorali e ne facilitano la progressione. Anche l’equilibrio ormonale viene profondamente modificato. Nell’obesità aumentano i livelli di estrogeni e leptina, mentre diminuiscono quelli di adiponectina, una proteina dotata di effetti antinfiammatori e metabolici protettivi.

Il sistema immunitario diventa meno efficace

La review evidenzia inoltre come l’obesità comprometta la capacità del sistema immunitario di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali nelle fasi iniziali. L’eccesso di tessuto adiposo favorisce infatti l’accumulo delle cellule soppressorie di derivazione mieloide e riduce il numero e l’attività dei linfociti T citotossici e delle cellule Natural Killer, elementi fondamentali della sorveglianza immunitaria contro il cancro. Di conseguenza, le cellule anomale hanno maggiori probabilità di sopravvivere e moltiplicarsi.

Anche il microbiota può favorire la carcinogenesi

Tra gli aspetti più innovativi analizzati dalla review c’è il ruolo del microbiota intestinale. L’obesità altera profondamente la composizione della flora batterica, riducendo la presenza di specie considerate protettive, come Akkermansia muciniphila, e favorendo invece la crescita di batteri che, nei modelli sperimentali, sono stati associati allo sviluppo dei tumori, come Bilophila. Questo squilibrio contribuisce ad aumentare infiammazione e stress ossidativo, rafforzando ulteriormente i meccanismi che favoriscono la carcinogenesi.

Dimagrire riduce il rischio, ma potrebbe non bastare perdere il 10%

Gli autori hanno analizzato anche le evidenze disponibili sull’effetto della perdita di peso. I dati osservazionali mostrano che le persone che hanno perso oltre il 10% del peso corporeo, sia attraverso la chirurgia bariatrica sia grazie ai farmaci agonisti del recettore del GLP-1, hanno registrato una riduzione dell’incidenza dei tumori associati all’obesità, anche se l’entità assoluta del beneficio è risultata contenuta. Secondo Brown, però, il traguardo del 10% potrebbe rappresentare solo un punto di partenza. “Il 10% è stato finora considerato il valore di riferimento, ma le evidenze sembrano indicare che potrebbe essere necessaria una perdita di peso ancora maggiore per ottenere una riduzione sostanziale del rischio di cancro”, osserva la ricercatrice.

Un messaggio importante anche per i pazienti

Oltre a sintetizzare le conoscenze scientifiche disponibili, la review offre ai professionisti sanitari uno strumento utile per informare i pazienti. “Molte persone non sono consapevoli del legame tra obesità e tumore – sottolinea Brown -. Questa review permette ai clinici di spiegare che esistono solide prove scientifiche a supporto di questa associazione e che oggi disponiamo anche di strumenti efficaci per intervenire”. Il messaggio finale degli autori è chiaro: prevenire e trattare l’obesità non significa soltanto ridurre il rischio di diabete o di malattie cardiovascolari, ma può rappresentare anche una concreta strategia di prevenzione oncologica. Sebbene siano necessari ulteriori studi per definire con precisione quale perdita di peso sia necessaria per ottenere il massimo beneficio, le prove disponibili indicano che il controllo del peso corporeo dovrebbe diventare parte integrante delle politiche di prevenzione del cancro.

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