L'Assessment Report on European Air Quality 2025 del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus: "Le emissioni dei principali inquinanti continuano a diminuire grazie alle politiche ambientali e alle innovazioni tecnologiche"
La qualità dell’aria in Europa continua a migliorare, ma gli effetti del cambiamento climatico rischiano di rallentare i progressi ottenuti negli ultimi anni. Se da un lato le emissioni dei principali inquinanti atmosferici sono in costante diminuzione grazie alle politiche europee, dall’altro ondate di calore, freddo intenso, incendi boschivi e particolari condizioni meteorologiche continuano a favorire episodi di inquinamento che possono superare le soglie di sicurezza per la salute. È quanto emerge dall’Assessment Report on European Air Quality 2025, pubblicato dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), che fotografa l’andamento della qualità dell’aria nel continente analizzando i principali inquinanti regolati dalla normativa europea: ozono (O3), biossido di azoto (NO2), particolato PM10 e PM2.5. Il rapporto integra i dati delle stazioni di monitoraggio europee con i sistemi di modellizzazione atmosferica di Copernicus, offrendo una valutazione aggiornata delle tendenze e degli episodi di inquinamento più significativi registrati nel corso del 2025.
Emissioni in calo grazie alle politiche ambientali
Il quadro generale è incoraggiante. Secondo il rapporto, la maggior parte degli indicatori della qualità dell’aria mostra un miglioramento, confermando l’efficacia delle strategie adottate negli ultimi decenni per ridurre le emissioni provenienti da trasporti, industria, riscaldamento domestico e altri settori produttivi. Dal 2015 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e di ossidi di azoto (NOx) sono diminuite mediamente del 3-5% ogni anno nell’Unione europea. I risultati più significativi riguardano il comparto industriale, dove le emissioni di SOx sono diminuite del 59% e quelle di NOx del 39%, e il trasporto su strada, che ha registrato una riduzione del 40% degli ossidi di azoto e del 34% del particolato fine PM2.5. Secondo gli esperti del CAMS, questi risultati dimostrano che le politiche europee per la riduzione delle emissioni stanno funzionando e che la crescita economica è sempre meno legata all’aumento dell’inquinamento atmosferico.
Il clima diventa un fattore determinante
Se le emissioni diminuiscono, cresce però il peso delle condizioni meteorologiche nel determinare la qualità dell’aria. Il rapporto evidenzia come il 2025, indicato dall’European State of the Climate come il terzo anno più caldo mai registrato in Europa, sia stato caratterizzato da forti differenze climatiche tra le diverse aree del continente, con importanti ripercussioni sull’inquinamento atmosferico. Le elevate temperature, il forte irraggiamento solare e la scarsa ventilazione hanno favorito durante l’estate la formazione dell’ozono troposferico, un inquinante che può irritare le vie respiratorie, aggravare l’asma e danneggiare anche vegetazione ed ecosistemi. Al contrario, durante l’inverno, le temperature inferiori alla media e le inversioni termiche hanno favorito l’accumulo del particolato, soprattutto a causa delle emissioni generate dagli impianti di riscaldamento domestico.
Gli episodi più critici del 2025
Tra gli eventi analizzati dal rapporto, uno dei più significativi si è verificato nel febbraio 2025, quando il freddo intenso registrato in diverse aree europee ha determinato concentrazioni elevate di PM2.5, con il superamento delle soglie raccomandate per la tutela della salute. In quell’occasione il principale contributo all’inquinamento è arrivato dal riscaldamento domestico, soprattutto nell’Europa orientale, anche se hanno inciso anche le emissioni provenienti da trasporti, agricoltura e industria. L’esposizione al particolato fine è associata a un aumento del rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari. Un altro episodio rilevante ha interessato il periodo compreso tra l’8 e il 17 agosto, quando un’intensa ondata di calore ha favorito elevate concentrazioni di ozono in vaste aree dell’Europa occidentale, centrale e meridionale. A questo si sono aggiunti gli incendi boschivi che hanno colpito la Penisola Iberica durante l’estate, contribuendo ad aumentare ulteriormente i livelli di particolato nell’aria.
“Servono decisioni basate sui dati”
“Il nostro rapporto è stato concepito per fornire alle autorità nazionali, ai responsabili politici e agli esperti della qualità dell’aria informazioni utili per comprendere meglio sia le tendenze di lungo periodo sia l’origine degli episodi di inquinamento, favorendo decisioni sempre più basate sulle evidenze – spiega Laurence Rouil, direttrice del CAMS -. Europa continua a compiere progressi costanti nel miglioramento della qualità dell’aria grazie agli sforzi per ridurre le emissioni provenienti da trasporti, industria, riscaldamento domestico e altri settori chiave. Allo stesso tempo, il rapporto mostra come la combinazione tra emissioni e condizioni meteorologiche possa ancora determinare episodi di inquinamento su larga scala con superamento dei limiti previsti per la tutela della salute e dell’ambiente”. Dal rapporto emerge, quindi, un duplice messaggio: le politiche di riduzione delle emissioni stanno producendo risultati concreti, ma per proteggere la salute dei cittadini sarà sempre più necessario tenere conto anche dell’impatto del cambiamento climatico sulla qualità dell’aria.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato