Con la revisione della Nota 99, AIFA elimina l'obbligo del piano terapeutico specialistico per la triplice terapia inalatoria nella BPCO. Per la SIMG è un passo avanti verso una presa in carico più tempestiva, integrata e vicina ai pazienti
La gestione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) entra in una nuova fase. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina n. 822/2026, l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha aggiornato la Nota 99, introducendo importanti novità che rafforzano il ruolo del medico di medicina generale nella presa in carico dei pazienti. Tra le principali modifiche, il superamento dell’obbligo della scheda di valutazione e della prescrizione specialistica per le triplici associazioni inalatorie LAMA/LABA/ICS, in linea con le più recenti raccomandazioni internazionali GOLD. Per la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), si tratta di un cambiamento che semplifica il percorso assistenziale e rende più rapido l’accesso alle terapie per una patologia cronica che interessa milioni di persone e che continua a essere ampiamente sottodiagnosticata.
Rossi (SIMG): “Un riconoscimento delle competenze della medicina generale”
Secondo il presidente nazionale della SIMG, Alessandro Rossi, l’aggiornamento della Nota 99 rappresenta molto più di una modifica amministrativa. “La pubblicazione della nuova Nota 99 è una notizia importante per la Medicina Generale e per i pazienti con BPCO. Prosegue il percorso virtuoso avviato da AIFA con la revisione delle Note. Il superamento del vincolo prescrittivo legato al piano terapeutico per la triplice terapia inalatoria non è solo una semplificazione burocratica, ma il riconoscimento di una responsabilità clinica che il medico di medicina generale è chiamato a esercitare pienamente”.
Diagnosi precoce e presa in carico sul territorio
La revisione della Nota conferma il ruolo centrale della spirometria nella diagnosi della BPCO e richiama l’importanza di una valutazione complessiva del paziente, che tenga conto non solo della funzionalità respiratoria, ma anche dei sintomi, della frequenza delle riacutizzazioni, delle comorbidità e delle caratteristiche individuali. Per la SIMG, il rafforzamento delle competenze del medico di famiglia potrà favorire una gestione più tempestiva e continuativa della malattia, dalla fase di individuazione dei soggetti a rischio fino al monitoraggio della terapia. “Si apre una stagione nuova nella quale il medico di famiglia può accompagnare la persona con BPCO lungo tutta la storia naturale della malattia: intercettare precocemente i soggetti a rischio, confermare il sospetto diagnostico con la spirometria, impostare e monitorare la terapia, verificare l’aderenza e la corretta tecnica inalatoria, promuovere la cessazione del fumo, le vaccinazioni e l’attività fisica”, sottolinea Rossi.
Medicina generale e pneumologi: un’alleanza che si rafforza
L’ampliamento delle possibilità prescrittive non ridimensiona il ruolo dello specialista, ma punta a una collaborazione ancora più stretta tra i diversi livelli di assistenza. “La nuova Nota non riduce il ruolo dello pneumologo, ma lo inserisce in un rapporto più maturo e paritario con il medico di medicina generale. Pneumologo e medico di famiglia restano partner indispensabili nella presa in carico integrata, soprattutto nei casi più complessi, nelle forme severe della malattia, nelle riacutizzazioni ricorrenti e quando sono necessari approfondimenti diagnostici di secondo livello”, evidenzia il presidente della SIMG.
Far emergere il sommerso diagnostico
Per la società scientifica, l’aggiornamento della Nota 99 rappresenta anche un’opportunità per migliorare l’appropriatezza delle cure e ridurre il numero di pazienti che convivono con la malattia senza una diagnosi. L’obiettivo, conclude Rossi, è rendere la gestione della BPCO sempre più strutturata all’interno delle cure primarie, portando la spirometria sul territorio, individuando attivamente le persone non ancora diagnosticate e avviando trattamenti appropriati fin dalle prime fasi della malattia. “È tempo di agire: portare la spirometria nelle cure primarie, cercare attivamente i pazienti non diagnosticati, trattare tempestivamente e provare, con continuità e competenza, a modificare la traiettoria della malattia”, conclude Rossi.
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