L'Associazione italiana medici oculisti richiama l'attenzione sui rischi che alte temperature, raggi UV e aria secca possono avere sulla salute degli occhi. Ecco chi è più esposto e come proteggere la vista durante l'estate
Le temperature estreme, l’aumento dell’esposizione ai raggi ultravioletti e la riduzione dell’umidità nell’aria possono avere effetti importanti sulla salute degli occhi. A richiamare l’attenzione sul tema è l’Associazione italiana medici oculisti (Aimo), che sulla base delle più recenti evidenze scientifiche evidenzia come il cambiamento climatico stia contribuendo ad aumentare il rischio di disturbi oculari, soprattutto nelle persone più fragili.
Con l’arrivo delle ondate di calore che stanno interessando gran parte dell’Italia, l’attenzione si concentra spesso sui rischi per la pelle e per il sistema cardiovascolare. In realtà, anche gli occhi possono risentire in modo significativo delle condizioni climatiche estreme. A sottolinearlo sono due recenti revisioni della letteratura scientifica pubblicate sulle riviste specialistiche Ophthalmology and Therapy e Cureus, che hanno analizzato l’impatto di fattori come temperature elevate, radiazioni ultraviolette, ridotta umidità e inquinamento atmosferico sulla salute oculare. I risultati mostrano che il caldo intenso e l’aria secca possono compromettere il delicato equilibrio della superficie dell’occhio, favorendo irritazioni, infiammazioni, secchezza oculare e un progressivo deterioramento della qualità visiva.
Caldo e occhi: perché le alte temperature mettono a rischio la vista
L’occhio è costantemente esposto all’ambiente esterno e rappresenta uno degli organi più sensibili ai cambiamenti climatici. Quando le temperature raggiungono livelli particolarmente elevati, soprattutto oltre i 40 gradi centigradi, il film lacrimale che protegge la superficie oculare può diventare instabile.
Questo sottile strato di lacrime svolge una funzione fondamentale: mantiene l’occhio idratato, protegge da agenti esterni e garantisce una visione nitida. Il caldo eccessivo, però, può alterarne le caratteristiche, favorendo una più rapida evaporazione delle lacrime e aumentando il rischio di irritazione e infiammazione. A peggiorare il quadro contribuiscono anche il vento, l’aria condizionata, gli ambienti particolarmente secchi e l’inquinamento atmosferico, tutti fattori che possono compromettere ulteriormente il benessere della superficie oculare.
Occhio secco: un problema in crescita con il cambiamento climatico
Tra le condizioni più frequentemente associate alle ondate di calore figura la malattia dell’occhio secco, una patologia spesso sottovalutata ma capace di incidere significativamente sulla qualità della vita. Quando l’umidità ambientale scende sotto il 30-40%, le lacrime evaporano più rapidamente e l’occhio fatica a mantenere una corretta lubrificazione. I sintomi possono includere bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, lacrimazione eccessiva, fotofobia e visione fluttuante. Per chi soffre già di secchezza oculare, le alte temperature possono aggravare disturbi preesistenti, rendendo più frequenti gli episodi di irritazione e aumentando la necessità di trattamenti specifici e controlli specialistici.
Raggi UV e cataratta: i danni che si accumulano nel tempo
Se il disagio causato dal caldo è immediatamente percepibile, gli effetti dell’esposizione cronica ai raggi ultravioletti possono manifestarsi nel lungo periodo.
Le radiazioni UV sono infatti associate a fenomeni di stress ossidativo, un processo che contribuisce all’invecchiamento cellulare e al deterioramento delle strutture oculari. Cornea e cristallino sono particolarmente vulnerabili a questi danni.
Numerose ricerche hanno collegato l’esposizione prolungata ai raggi UV-B a un aumento del rischio di cataratta, una delle principali cause di riduzione della vista a livello mondiale. Gli esperti sottolineano inoltre che l’assottigliamento dello strato di ozono e i cambiamenti climatici potrebbero amplificare ulteriormente l’impatto delle radiazioni ultraviolette sulla salute umana.
Chi sono le persone più vulnerabili
Non tutti affrontano gli stessi rischi. Alcune categorie risultano particolarmente esposte agli effetti delle temperature elevate e dell’irraggiamento solare. Tra queste figurano i lavoratori che trascorrono molte ore all’aperto, gli anziani, i bambini, le persone che utilizzano lenti a contatto e i pazienti che soffrono già di patologie della superficie oculare. Anche le donne in menopausa possono presentare una maggiore predisposizione ai disturbi legati alla secchezza dell’occhio. Per questi soggetti, la prevenzione assume un ruolo ancora più importante, soprattutto nei mesi estivi e durante le ondate di calore più intense.
I sintomi da non sottovalutare
Bruciore e arrossamento possono sembrare semplici fastidi stagionali, ma in alcuni casi rappresentano il segnale di un problema che richiede attenzione medica. È opportuno rivolgersi a uno specialista in presenza di forte sensibilità alla luce, dolore persistente, difficoltà ad aprire gli occhi, bruciore intenso o riduzione progressiva della vista. Una diagnosi precoce consente infatti di individuare eventuali alterazioni della superficie oculare e di intervenire prima che il problema si aggravi.
La prevenzione passa attraverso comportamenti semplici ma efficaci. Gli specialisti raccomandano di utilizzare occhiali da sole certificati, capaci di bloccare il 99-100% dei raggi UVA e UVB, preferibilmente con montature avvolgenti che limitino l’ingresso della luce laterale. È inoltre consigliabile indossare cappelli a tesa larga, evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata e mantenere una corretta idratazione. Particolare attenzione va prestata in spiaggia, in montagna, in barca e in piscina, dove acqua, sabbia e superfici chiare riflettono i raggi ultravioletti aumentando l’esposizione degli occhi. Per chi trascorre molte ore in ambienti climatizzati può essere utile mantenere adeguati livelli di umidità negli spazi chiusi, evitare getti diretti di aria sul viso e, quando necessario, ricorrere a lacrime artificiali dopo aver consultato il proprio specialista di riferimento.
Le evidenze scientifiche disponibili indicano che il cambiamento climatico non rappresenta soltanto una minaccia per l’ambiente, ma anche una questione sempre più rilevante per la salute pubblica. La protezione degli occhi, spesso trascurata rispetto a quella della pelle, diventa quindi parte integrante delle strategie di prevenzione. Informazione, diagnosi precoce e accesso alle cure specialistiche possono contribuire a ridurre l’impatto delle condizioni climatiche estreme sulla salute visiva e sulla qualità della vita dei pazienti.
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