Uno studio clinico randomizzato dell'Università di Roma Tor Vergata mostra che i microinnesti autologhi contenenti fibroblasti migliorano elasticità e qualità della pelle e riducono le rughe più degli skin booster a base di acido ialuronico
La medicina rigenerativa potrebbe aprire una nuova strada nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo. Uno studio clinico randomizzato condotto dall’Università di Roma Tor Vergata ha dimostrato che l’impiego di microinnesti autologhi contenenti fibroblasti, ottenuti direttamente dal paziente, migliora in modo significativo la qualità della pelle del volto, riduce le rughe e aumenta l’elasticità cutanea, con risultati superiori rispetto agli skin booster a base di acido ialuronico. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica JPRAS Open, è stata coordinata da Pietro Gentile, professore associato di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università di Roma Tor Vergata e presidente del Regenerative Plastic Surgery International Congress. Si tratta di uno studio clinico randomizzato con livello di evidenza 1 (EBM Level 1), il più elevato nella gerarchia delle prove scientifiche per valutare l’efficacia di un trattamento.
Fibroblasti autologhi contro acido ialuronico
Lo studio ha coinvolto 40 persone con segni lievi o moderati di invecchiamento del volto, caratterizzati da perdita di elasticità, assottigliamento del derma e presenza di rughe. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: venti pazienti sono stati trattati con microinnesti autologhi contenenti fibroblasti, ottenuti attraverso una procedura di minima manipolazione del tessuto prelevato dal paziente stesso, mentre gli altri venti hanno ricevuto il trattamento tradizionale con skin booster a base di acido ialuronico. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a tre sedute nei primi tre mesi e successivamente monitorati fino a dodici mesi, permettendo ai ricercatori di valutarne non solo l’efficacia iniziale, ma anche la durata dei risultati nel tempo.
Pelle più elastica e rughe meno evidenti
Dopo un anno di follow-up, i pazienti trattati con fibroblasti autologhi hanno ottenuto risultati significativamente migliori rispetto al gruppo trattato con acido ialuronico. Le analisi cliniche hanno evidenziato una riduzione più marcata della profondità delle rughe, un aumento dell’elasticità cutanea e un miglioramento della qualità complessiva della pelle. Anche i punteggi ottenuti con la Wrinkle Severity Rating Scale (WSRS), utilizzata per valutare la gravità delle rughe, sono risultati significativamente migliori, così come il grado di soddisfazione espresso dai pazienti. Secondo gli autori, il trattamento non si limita quindi a correggere l’aspetto delle rughe, ma favorisce una vera rigenerazione dei tessuti cutanei, sfruttando le cellule del paziente per stimolare i naturali processi di riparazione della pelle.
Una terapia che sfrutta le cellule del paziente
I fibroblasti sono le principali cellule del derma e hanno il compito di produrre collagene, elastina e altre componenti fondamentali della matrice extracellulare, responsabili della compattezza e dell’elasticità della pelle. Con l’avanzare dell’età, il loro numero e la loro attività diminuiscono progressivamente. L’approccio sperimentato nello studio punta proprio a reintrodurre fibroblasti autologhi vitali nelle aree da trattare, riattivando i meccanismi fisiologici di rigenerazione senza ricorrere a cellule o materiali di origine esterna. “Questo studio conferma come la chirurgia plastica rigenerativa possa offrire, nei pazienti selezionati, nuove opportunità terapeutiche nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo – spiega Pietro Gentile -. Utilizzando cellule autologhe del paziente è possibile stimolare i naturali processi di rigenerazione dei tessuti, ottenendo risultati duraturi e mantenendo elevati standard di sicurezza. I dati raccolti dimostrano che i microinnesti contenenti fibroblasti rappresentano una valida alternativa alle metodiche tradizionali impiegate nel ringiovanimento del volto.”
La prospettiva della medicina rigenerativa
Pur trattandosi di uno studio condotto su un numero limitato di pazienti, i risultati rafforzano il ruolo delle terapie cellulari autologhe nella medicina estetica e nella chirurgia plastica rigenerativa. L’obiettivo è sviluppare trattamenti sempre più personalizzati e biologicamente orientati, capaci non solo di correggere gli effetti dell’invecchiamento, ma di favorire la rigenerazione della pelle attraverso i naturali meccanismi dell’organismo. Secondo gli autori, questo studio italiano contribuisce ad ampliare le evidenze scientifiche disponibili e ad affermare il ruolo della medicina rigenerativa nel ringiovanimento del volto.
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