Prevenzione 25 Giugno 2026 04:00

Tumore della prostata, un nuovo test del sangue è più efficace del PSA nell’individuare le forme aggressive

Il test 'Stockholm3 'si è dimostrato più accurato del tradizionale PSA nell'identificare i tumori della prostata clinicamente significativi. Lo studio, pubblicato su Annals of Internal Medicine, apre la strada a uno screening più efficace

di Isabella Faggiano
Tumore della prostata, un nuovo test del sangue è più efficace del PSA nell’individuare le forme aggressive

Lo screening del tumore della prostata potrebbe presto cambiare. Un nuovo esame del sangue, denominato Stockholm3, è riuscito a individuare un numero significativamente maggiore di tumori prostatici aggressivi rispetto al tradizionale dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA), senza aumentare il numero di accertamenti inutili. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine e coordinato dai ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia, che ha coinvolto oltre 12.600 uomini.

Un test più preciso per individuare i tumori più pericolosi

Il tumore della prostata è una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile. Da anni il PSA rappresenta il principale strumento per la diagnosi precoce, ma il suo impiego è oggetto di discussione perché può non riconoscere alcune forme aggressive della malattia e, allo stesso tempo, portare a biopsie e approfondimenti diagnostici non necessari. Per superare questi limiti è stato sviluppato Stockholm3, un test che non si basa soltanto sul valore del PSA, ma integra anche biomarcatori proteici presenti nel sangue, informazioni genetiche e fattori clinici del paziente, elaborando un punteggio di rischio personalizzato.

Lo studio su oltre 12mila uomini

L’analisi ha coinvolto 12.670 uomini tra i 50 e i 74 anni, tutti sottoposti sia al test PSA sia al test Stockholm3 nell’ambito dello studio di popolazione STHLM3-MRI. I partecipanti con un risultato positivo sono stati indirizzati a ulteriori accertamenti diagnostici, mentre tutti gli uomini sono stati seguiti per due anni attraverso il Registro Nazionale Svedese dei Tumori, consentendo ai ricercatori di individuare anche eventuali neoplasie sfuggite allo screening iniziale. Nel corso del follow-up, 443 uomini hanno ricevuto una diagnosi di tumore della prostata clinicamente significativo, cioè una forma potenzialmente aggressiva che richiede un trattamento.

Stockholm3 riconosce il 90% dei tumori aggressivi

I risultati mostrano una differenza significativa tra i due test. Stockholm3 ha identificato il 90% dei tumori clinicamente significativi, mentre il PSA si è fermato al 74%. Tradotto in termini pratici, il nuovo test ha mancato soltanto il 10% dei tumori aggressivi, contro il 26% del PSA. Un altro dato importante riguarda gli esami inutili. Nonostante la maggiore sensibilità, Stockholm3 ha mantenuto una specificità sostanzialmente sovrapponibile a quella del PSA, senza aumentare in modo significativo il numero di uomini classificati erroneamente come ad alto rischio e quindi sottoposti ad accertamenti non necessari. “L’obiettivo principale dello screening del tumore della prostata non è semplicemente trovare più tumori, ma individuare quelli realmente pericolosi – spiega Thorgerdur Palsdottir, ricercatrice del Dipartimento di Epidemiologia Medica e Biostatistica del Karolinska Institutet e prima autrice dello studio -. I nostri risultati dimostrano che Stockholm3 identifica un numero significativamente maggiore di tumori aggressivi rispetto al PSA senza aumentare il numero di controlli inutili.”

Meno falsi negativi, stesso numero di falsi positivi

L’analisi delle prestazioni diagnostiche conferma il vantaggio del nuovo test. Il tasso di falsi negativi è risultato del 10% con Stockholm3 e del 26% con il PSA, mentre i falsi positivi sono stati molto simili tra i due esami (11% contro 10%). Questo significa che il nuovo test riduce sensibilmente il rischio di non diagnosticare tumori clinicamente rilevanti senza incrementare in maniera significativa il numero di uomini che vengono sottoposti inutilmente a biopsie o altri approfondimenti.

Servono conferme a lungo termine

Secondo gli autori, questi risultati potrebbero modificare il modo in cui viene organizzato lo screening del tumore della prostata. “Un esame del sangue più accurato potrebbe consentire una diagnosi precoce delle forme aggressive della malattia, riducendo al tempo stesso il numero di procedure di follow-up non necessarie”, osserva Palsdottir. Lo studio presenta tuttavia alcuni limiti. Il follow-up si è fermato a due anni e ha coinvolto prevalentemente uomini svedesi o europei. Saranno quindi necessari studi più lunghi per verificare se la maggiore capacità di individuare precocemente i tumori aggressivi si tradurrà anche in una riduzione della mortalità e in un miglioramento degli esiti clinici a lungo termine. Per il momento, Stockholm3 si propone come una delle innovazioni più promettenti nel campo dello screening del tumore della prostata, con l’obiettivo di rendere la diagnosi più precisa e più personalizzata, riducendo sia il rischio di perdere le forme più aggressive sia quello di sottoporre gli uomini a esami invasivi non necessari.

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