Dopo bypass gastrico e sleeve gastrectomy l’alcol entra più rapidamente nel sangue. Studi norvegesi indicano un aumento del rischio di abuso, soprattutto dopo bypass.
L’assorbimento dell’alcol può quasi raddoppiare dopo un intervento di chirurgia bariatrica, con un aumento del rischio di sviluppare nel tempo problemi legati all’abuso. È quanto emerge da nuovi studi condotti in Norvegia e pubblicati sull’International Journal of Obesity, che richiamano l’attenzione su una conseguenza spesso sottovalutata degli interventi per il trattamento dell’obesità.
I metodi più diffusi, il bypass gastrico e la gastrectomia a manica, riducono la capacità dello stomaco e modificano i segnali ormonali della sazietà, aiutando i pazienti a mangiare meno e a perdere peso. Tuttavia, queste stesse modifiche cambiano anche il modo in cui l’organismo gestisce l’alcol. Secondo Magnus Strømmen, ricercatore presso il Centro di Ricerca sull’Obesità dell’Ospedale St. Olavs e dottorando alla NTNU, i pazienti devono conoscere questo rischio prima di scegliere il tipo di intervento.
Perché lo stomaco operato protegge meno dall’alcol
In condizioni normali, lo stomaco svolge una prima funzione di barriera nei confronti dell’alcol. Una parte della sostanza viene infatti metabolizzata prima di raggiungere il sangue, grazie all’azione di un enzima secreto dalla mucosa gastrica. Dopo un intervento bariatrico, questo meccanismo di protezione può risultare fortemente ridotto. Lo stomaco è più piccolo, il transito dei liquidi è più rapido e ciò che viene bevuto arriva con maggiore velocità nell’intestino tenue, il cui compito principale è proprio l’assorbimento.
Il risultato è che una quota più elevata di alcol entra direttamente nel circolo sanguigno, anche quando la quantità bevuta è la stessa di prima dell’operazione. Questo significa che il paziente può ubriacarsi più rapidamente, raggiungere livelli di alcolemia più alti e impiegare più tempo a smaltire l’alcol. Non si tratta quindi solo di una diversa “tolleranza” percepita, ma di una trasformazione fisiologica concreta. Per questo, secondo i ricercatori, la questione non può essere ridotta a un semplice consiglio comportamentale: chi si sottopone a chirurgia bariatrica deve sapere che il proprio corpo reagirà all’alcol in modo diverso e potenzialmente più rischioso.
Lo studio con vodka e succo d’arancia
Nel primo studio, Strømmen e colleghi hanno coinvolto 33 pazienti adulti sottoponendoli a test controllati con alcol. I partecipanti hanno consumato quantità misurate di vodka mescolata con succo d’arancia prima dell’intervento e poi a 3, 12 e 36 mesi dall’operazione. Dopo l’assunzione, i ricercatori hanno misurato la concentrazione di alcol nel sangue. I risultati hanno mostrato che l’assorbimento quasi raddoppiava sia dopo bypass gastrico sia dopo gastrectomia a manica. Ancora più rilevante, dal punto di vista del rischio di abuso, è stato il tempo necessario per raggiungere il picco di alcolemia: dopo l’intervento, i pazienti arrivavano alla concentrazione massima in circa la metà del tempo. Gli effetti sono risultati duraturi e, secondo i ricercatori, probabilmente permanenti.
Bypass gastrico e sleeve gastrectomy: rischi diversi ma non assenti
Gli effetti sull’assorbimento dell’alcol sono risultati più marcati nei pazienti sottoposti a bypass gastrico, ma questo non significa che la gastrectomia a manica possa essere considerata priva di rischi. In un secondo studio pubblicato sulla stessa rivista, i ricercatori hanno analizzato i dati del Registro norvegese dei pazienti, collegati al database nazionale delle prescrizioni, relativi a 17.800 persone operate tra il 2008 e il 2018. L’obiettivo era confrontare il rischio di ricevere una diagnosi di abuso di alcol dopo i due principali tipi di intervento bariatrico.
Dall’analisi è emerso che i pazienti sottoposti a bypass gastrico avevano un rischio superiore del 69% di sviluppare un problema legato all’alcol rispetto a quelli sottoposti a gastrectomia a manica. Inoltre, tra i pazienti bariatrici con diagnosi di dipendenza da alcol, sono stati osservati un tasso di mortalità più elevato e un maggiore ricorso ai servizi sanitari specialistici rispetto ai pazienti operati senza diagnosi di dipendenza. Il dato non va letto come una condanna della chirurgia bariatrica, che per molti pazienti resta un trattamento efficace e talvolta decisivo contro l’obesità e le sue complicanze. Tuttavia, indica che la scelta dell’intervento deve includere anche una valutazione del rischio di abuso di sostanze.
Familiari, medici di medicina generale, specialisti in gastroenterologia e servizi per le dipendenze dovrebbero essere informati di questa possibile complicanza, così da riconoscerla precocemente e intervenire prima che diventi un problema cronico.
Informare i pazienti e valutare i fattori di rischio
Secondo Strømmen, non basta dire ai pazienti cosa devono o non devono fare. È più utile spiegare i meccanismi biologici che rendono l’alcol più potente dopo l’intervento. La conoscenza può aiutare le persone a essere più prudenti nei contesti sociali, dove amici e conoscenti potrebbero aspettarsi che bevano come prima. Ma la fisiologia, dopo la chirurgia, è cambiata: la stessa quantità di alcol può produrre effetti più rapidi, più intensi e più duraturi. Per questo le cliniche dovrebbero integrare queste informazioni nella pratica quotidiana e valutare ogni paziente in modo individuale. L’obesità, infatti, non è una condizione uniforme: alcuni pazienti hanno diabete di tipo 2, altri soffrono di reflusso o bruciore di stomaco, altri ancora presentano forme più severe di obesità e possono trarre maggior beneficio da un bypass gastrico. Tuttavia, ora si sa che i diversi interventi comportano anche rischi differenti rispetto all’alcol. Nei pazienti con più fattori di rischio per abuso di sostanze, la gastrectomia a manica potrebbe essere un’alternativa più prudente. Nei casi ad alto rischio, conclude Strømmen, va posta anche una domanda più radicale: se l’intervento debba essere eseguito o rimandato.
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