Nutri e Previeni 22 Giugno 2026 00:48

Ipertensione, più a rischio chi consuma bibite zuccherate e succhi di frutta fin dall’infanzia

Uno studio durato 25 anni e pubblicato su Circulation ha seguito oltre 25mila giovani dagli anni dell'infanzia fino all'età adulta. Chi consumava regolarmente bevande zuccherate o elevate quantità di succhi di frutta presentava un rischio maggiore di sviluppare ipertensione

di Isabella Faggiano
Ipertensione, più a rischio chi consuma bibite zuccherate e succhi di frutta fin dall’infanzia

Le abitudini alimentari costruite durante l’infanzia possono lasciare un segno sulla salute cardiovascolare anche molti anni dopo. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Circulation, che ha seguito oltre 25mila bambini e adolescenti statunitensi per un periodo fino a 25 anni, osservando il rapporto tra consumo di bevande zuccherate, succhi di frutta e sviluppo di ipertensione in età adulta. I risultati mostrano che il consumo abituale di bibite zuccherate e, in misura minore, di succhi di frutta è associato a un rischio più elevato di pressione alta negli anni successivi. Al contrario, la frutta consumata intera non è risultata collegata a un aumento del rischio.

Lo studio che ha seguito i ragazzi fino all’età adulta

La ricerca, coordinata da Vasanti Malik della Temerty Faculty of Medicine dell’Università di Toronto e ricercatrice affiliata alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha coinvolto 25.749 partecipanti del progetto GUTS (Growing Up Today Study). I ragazzi, arruolati tra i 9 e i 16 anni, sono stati seguiti prospetticamente fino al 2021. Attraverso questionari periodici, i ricercatori hanno raccolto informazioni dettagliate sull’alimentazione, sullo stile di vita, sull’attività fisica e sullo stato di salute. Durante il follow-up, 1.625 partecipanti, pari al 6,3% del campione, hanno riferito una diagnosi di ipertensione.

Più bibite zuccherate, più rischio di pressione alta

L’associazione più evidente è emersa per le bevande zuccherate. I partecipanti che consumavano almeno due porzioni al giorno di soft drink, bevande sportive o altre bevande zuccherate presentavano un rischio di sviluppare ipertensione superiore del 52% rispetto a chi ne consumava meno di tre porzioni a settimana. Analizzando le diverse categorie, ogni porzione quotidiana di bibite gassate era associata a un aumento del rischio del 23%, mentre per le bevande sportive l’incremento raggiungeva il 36%. Secondo gli autori, questi dati rafforzano le raccomandazioni delle principali società scientifiche che invitano a limitare il consumo di bevande con zuccheri aggiunti già durante l’infanzia.

Anche i succhi di frutta richiedono moderazione

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda i succhi di frutta, spesso percepiti come una scelta salutare. I ricercatori hanno osservato che i partecipanti che consumavano almeno una porzione e mezza al giorno di succo di frutta presentavano un rischio di ipertensione superiore del 35% rispetto a chi ne beveva meno di una porzione a settimana. In particolare, ogni bicchiere quotidiano di succo d’arancia è risultato associato a un incremento del rischio del 20%, anche se gli autori invitano a interpretare questo dato con cautela perché alcune bevande zuccherate aromatizzate alla frutta potrebbero essere state classificate erroneamente come succo d’arancia. “Le bevande zuccherate, comprese quelle spesso commercializzate come relativamente salutari, dovrebbero essere limitate – afferma Vasanti Malik -. Il consumo di succo di frutta può essere innocuo a basse dosi, ma diventare problematico quando è elevato. Anche i succhi al 100% dovrebbero essere consumati con moderazione, privilegiando sempre la frutta intera”.

La differenza sta nella matrice alimentare

Un dato particolarmente rilevante riguarda il consumo di frutta fresca. Lo studio non ha evidenziato alcuna associazione significativa tra un elevato consumo di frutta intera e il rischio di sviluppare ipertensione. Anzi, le analisi suggeriscono un possibile effetto protettivo. Sostituire una porzione quotidiana di bevanda zuccherata con una porzione di frutta fresca è risultato associato a una riduzione del rischio di ipertensione del 22%. Analogamente, sostituire il succo di frutta con frutta intera si associava a una riduzione del rischio del 19%. Anche la sostituzione delle bevande zuccherate con acqua o latte mostrava benefici, con una riduzione del rischio rispettivamente del 9% e del 13%. “Questo studio dimostra che non è necessariamente il fruttosio in sé a essere dannoso – osserva Amit Khera, direttore della cardiologia preventiva presso l’University of Texas Southwestern Medical Center -. La differenza è rappresentata dalla matrice alimentare nella quale viene assunto. Le bevande zuccherate e i succhi di frutta si associano a un aumento del rischio, mentre la frutta intera no”.

Un messaggio per la prevenzione precoce

L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari. Sebbene alcuni fattori predisponenti non siano modificabili, come età e familiarità, alimentazione e stili di vita giocano un ruolo importante nella prevenzione. Secondo gli autori, il fatto che valori elevati di pressione arteriosa vengano osservati sempre più frequentemente anche nei giovani rende ancora più importante intervenire precocemente sulle abitudini alimentari. Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui la natura osservazionale e il ricorso a questionari auto-compilati, che non consentono di stabilire un rapporto di causa-effetto. Inoltre, la popolazione studiata era composta prevalentemente da soggetti bianchi non ispanici. Nonostante queste limitazioni, i risultati aggiungono nuove evidenze a favore delle strategie di salute pubblica che promuovono la riduzione del consumo di bevande zuccherate e incoraggiano il consumo di frutta intera fin dai primi anni di vita, con l’obiettivo di proteggere la salute cardiovascolare lungo tutto l’arco della vita.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato