One Health 19 Maggio 2026 16:20

Ebola da virus Bundibugyo, cosa sappiamo della nuova emergenza internazionale e quali sono i rischi per l’Europa

L’OMS ha dichiarato l’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale dopo i focolai registrati nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Gli esperti dell’ISS spiegano cosa significa questa decisione

di Redazione
Ebola da virus Bundibugyo, cosa sappiamo della nuova emergenza internazionale e quali sono i rischi per l’Europa

L’attenzione della comunità scientifica internazionale torna a concentrarsi sull’Ebola. Il 16 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia di malattia da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), il massimo livello di allerta previsto dal Regolamento sanitario internazionale. La decisione è arrivata dopo la conferma di un focolaio ad alta mortalità nella provincia congolese dell’Ituri e l’identificazione di un caso importato nella capitale ugandese Kampala. Secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la dichiarazione serve a mobilitare rapidamente risorse e coordinare la risposta internazionale per contenere la diffusione della malattia. Ad oggi l’OMS segnala 30 casi confermati, circa 500 casi sospetti e 130 decessi potenzialmente correlati al focolaio.

Cosa significa l’allerta internazionale

La dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica viene utilizzata dall’OMS per eventi considerati straordinari che possono rappresentare un rischio per altri Paesi attraverso la diffusione transfrontaliera di una malattia e che richiedono una risposta coordinata a livello globale. Come sottolineano gli esperti dell’ISS, non si tratta necessariamente di un segnale che preannuncia una pandemia. L’obiettivo principale è favorire una collaborazione tempestiva tra Stati, rafforzare le attività di sorveglianza epidemiologica e garantire interventi rapidi nelle aree colpite. Negli ultimi anni lo stesso meccanismo è stato attivato per altre emergenze sanitarie, tra cui epidemie di mpox, virus Zika, influenza e altri focolai di Ebola.

Il rischio per l’Europa resta molto basso

Una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità che il virus possa diffondersi oltre i confini africani. Tuttavia, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), il rischio per i cittadini europei è attualmente molto basso. Gli esperti evidenziano che la probabilità di importazione di casi in Europa e di successiva trasmissione locale rimane limitata. Anche per i viaggiatori diretti nella provincia dell’Ituri il rischio viene considerato basso, purché siano rispettate le indicazioni di prevenzione fornite dalle autorità sanitarie.  Per la popolazione generale dell’Unione Europea e dello Spazio economico europeo la probabilità di contagio viene definita molto bassa proprio per la scarsa probabilità che il virus venga introdotto e si diffonda sul territorio europeo.

Come si trasmette il virus Bundibugyo

La malattia da virus Bundibugyo è una forma grave di Ebola causata da una delle specie appartenenti al genere Orthoebolavirus. Si tratta di una zoonosi, ovvero una malattia che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. I pipistrelli della frutta sono considerati il più probabile serbatoio naturale del virus. L’infezione può verificarsi attraverso il contatto con sangue, secrezioni o tessuti di animali infetti, inclusi pipistrelli e primati non umani. Successivamente il virus può trasmettersi da persona a persona tramite il contatto diretto con sangue, fluidi corporei, organi o superfici contaminate. La diffusione può essere favorita negli ambienti sanitari in cui non siano adeguatamente applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni e durante pratiche funerarie che comportano il contatto diretto con il corpo della persona deceduta.

Sintomi e caratteristiche della malattia

Il periodo di incubazione della malattia varia generalmente da due a ventuno giorni. Le persone infette non sono considerate contagiose prima della comparsa dei sintomi. Le manifestazioni iniziali sono spesso aspecifiche e comprendono febbre, stanchezza intensa, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Proprio la somiglianza con altre malattie infettive può rendere più complessa una diagnosi tempestiva nelle prime fasi. Con il progredire dell’infezione possono comparire sintomi gastrointestinali, compromissione di diversi organi e, nei casi più gravi, manifestazioni emorragiche.

Nessun vaccino autorizzato contro il virus Bundibugyo

A differenza di altre forme di Ebola, per il virus Bundibugyo non esistono al momento vaccini autorizzati né terapie specifiche approvate. Le epidemie documentate in Uganda e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2007 e nel 2012 hanno registrato tassi di mortalità compresi tra il 30 e il 50 per cento. Gli specialisti ricordano tuttavia che una diagnosi precoce e un adeguato trattamento di supporto possono aumentare significativamente le probabilità di sopravvivenza e migliorare la gestione clinica dei pazienti.

Le raccomandazioni dell’Oms

Per i Paesi non direttamente coinvolti dall’epidemia, l’OMS non raccomanda la chiusura delle frontiere né l’introduzione di restrizioni ai viaggi internazionali o agli scambi commerciali. Secondo l’organizzazione, misure di questo tipo non trovano fondamento scientifico e potrebbero addirittura favorire spostamenti attraverso percorsi non controllati, rendendo più difficile il monitoraggio della diffusione del virus. L’OMS invita invece gli Stati a garantire una corretta informazione ai viaggiatori diretti nelle aree interessate, a promuovere campagne di comunicazione rivolte alla popolazione e a mantenere elevati livelli di preparazione dei sistemi sanitari. Non vengono inoltre ritenuti necessari controlli sanitari sistematici all’ingresso negli aeroporti europei per i viaggiatori provenienti dalle zone colpite. Per gli esperti dell’ISS, in questa fase il monitoraggio costante della situazione epidemiologica, la trasparenza delle informazioni e la cooperazione internazionale rappresentano gli strumenti più efficaci per contenere il focolaio e limitare il rischio di ulteriori diffusioni del virus.

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