L’analisi pubblicata su Nature ha raccolto dati provenienti da 200 Paesi e oltre 232 milioni di persone dal 1980 al 2024. I risultati mostrano un cambiamento inatteso: nei Paesi ricchi l’aumento dell’obesità frena, mentre nelle economie emergenti continua a crescere rapidamente.
Per anni l’obesità è stata descritta come un fenomeno in costante crescita, destinato ad aumentare in modo simile in tutte le aree del pianeta. Una delle più grandi analisi epidemiologiche mai realizzate sul tema racconta però una realtà molto più complessa. Lo studio Obesity rise plateaus in developed nations and accelerates in developing nations pubblicato sulla rivista scientifica Nature, ha esaminato 4.050 studi di popolazione, raccogliendo dati su altezza e peso di oltre 232 milioni di persone con età superiore ai cinque anni, provenienti da 200 Paesi, nel periodo compreso tra il 1980 e il 2024. Alla collaborazione internazionale hanno partecipato anche i professori Antonio Paoli e Francesco Campa del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova, contribuendo con oltre 2.000 record di dati raccolti secondo rigorosi standard metodologici. L’obiettivo dei ricercatori era comprendere non soltanto quanto l’obesità sia aumentata nel tempo, ma anche come sia cambiata la sua velocità di crescita nelle diverse aree del pianeta. I risultati mostrano una netta differenza tra Paesi ad alto reddito e Paesi in via di sviluppo: nelle nazioni industrializzate l’aumento sembra rallentare o stabilizzarsi, mentre in molte economie emergenti continua ad accelerare. Una fotografia che ridisegna le mappe della salute globale e che potrebbe influenzare le future strategie di prevenzione.
L’obesità non cresce più ovunque allo stesso ritmo
Uno dei principali elementi emersi dalla ricerca riguarda proprio il diverso andamento del fenomeno nel mondo. Per molti anni si è parlato di un’unica grande epidemia globale, ma i nuovi dati mostrano che oggi esistono traiettorie differenti. Analizzando l’andamento nel tempo, i ricercatori hanno osservato che alcuni Paesi hanno iniziato a registrare una progressiva riduzione della velocità di crescita dell’obesità, mentre altri continuano a mostrare incrementi molto elevati.
Italia ed Europa mostrano i primi segnali di rallentamento
Tra i dati più significativi ci sono quelli che riguardano i Paesi ad alto reddito. Nei bambini e negli adolescenti la crescita dell’obesità ha iniziato a rallentare già dagli anni Novanta in diverse nazioni industrializzate, entrando successivamente in una fase di stabilizzazione o ‘plateau’, pur mantenendo differenze importanti tra i vari Paesi. In questo scenario, l’Europa mostra segnali incoraggianti: Italia, Portogallo e Francia rientrano tra i Paesi in cui compaiono i primi indizi di un lieve calo dell’obesità tra i più giovani. Negli adulti il fenomeno sembra seguire la stessa direzione, anche se con circa dieci anni di ritardo.
Nei Paesi in via di sviluppo il fenomeno continua ad accelerare
Lo scenario cambia radicalmente osservando le economie a basso e medio reddito. In molte aree dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, infatti, la crescita annuale dell’obesità continua ad aumentare. Secondo gli autori, questo andamento potrebbe essere influenzato da fattori come urbanizzazione, trasformazione dei sistemi alimentari, diffusione di alimenti ultra-processati, riduzione dell’attività fisica e difficoltà nell’accesso a cibi salutari.
Perché questi dati possono cambiare le strategie di salute pubblica
Secondo i ricercatori, comprendere quali strategie abbiano prodotto risultati positivi potrebbe diventare essenziale per limitare l’aumento delle patologie associate all’obesità, come diabete, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici e avere conseguenze importanti sulle politiche sanitarie dei prossimi anni. I risultati suggeriscono, infatti, che non esista un’unica soluzione valida per tutti i Paesi. Strategie che hanno mostrato effetti positivi nelle nazioni occidentali potrebbero non essere sufficienti in contesti economici e sociali molto differenti. La sfida futura sarà costruire interventi sempre più mirati, capaci di adattarsi alle caratteristiche delle diverse popolazioni.
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