Una ricerca condotta da un gruppo di studiosi della Loma Linda University su quasi 40mila persone over 65 suggerisce un’associazione tra consumo di uova e minore rischio di sviluppare Alzheimer. Lo studio, pubblicato apre nuove riflessioni sul possibile ruolo di alcuni nutrienti nella salute cerebrale
Un alimento a lungo considerato controverso per il suo contenuto di colesterolo potrebbe oggi guadagnare una nuova attenzione scientifica, questa volta non per i possibili effetti sul cuore ma per quelli sul cervello. Una ricerca pubblicata sul Journal of Nutrition ha, infatti, osservato una possibile associazione tra il consumo abituale di uova e una riduzione del rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Lo studio è stato realizzato da ricercatori della Loma Linda University Adventist Health Science Center e ha coinvolto quasi 40mila persone di età superiore ai 65 anni, seguite mediamente per oltre 15 anni. Analizzando le abitudini alimentari e confrontandole con i dati sanitari, i ricercatori hanno osservato che chi consumava uova più frequentemente presentava un’incidenza inferiore della patologia neurodegenerativa. I risultati hanno mostrato una riduzione relativa del rischio fino al 27% nei soggetti che consumavano almeno cinque porzioni a settimana. Si tratta però di una ricerca osservazionale, un elemento importante da considerare nella lettura dei dati.
Cosa ha scoperto lo studio sulle uova e il rischio di Alzheimer
L’analisi si basa sui dati raccolti nell’Adventist Health Study-2, un grande progetto di ricerca prospettico che monitora nel tempo salute, stile di vita e alimentazione di migliaia di persone negli Stati Uniti. I ricercatori hanno esaminato le informazioni alimentari di 39mila partecipanti over 65, confrontandole con i registri medici del programma Medicare. Durante il periodo di osservazione, durato in media 15 anni e mezzo, sono stati registrati 2.858 casi di Alzheimer. I risultati hanno evidenziato un andamento progressivo: all’aumentare del consumo di uova diminuiva l’incidenza della malattia.
In particolare:
Gli autori sottolineano comunque che si tratta di una correlazione statistica e non della dimostrazione che le uova possano prevenire direttamente l’Alzheimer.
I nutrienti delle uova che potrebbero proteggere il cervello
Secondo i ricercatori, i possibili benefici potrebbero dipendere dal contenuto di alcune sostanze già studiate per il loro ruolo nella funzione cognitiva. Tra queste:
Colina: è considerata uno dei principali candidati. Questa molecola è il precursore dell’acetilcolina, un neurotrasmettitore fondamentale per memoria, apprendimento e comunicazione tra neuroni. Nella malattia di Alzheimer i livelli di acetilcolina tendono a diminuire.
Luteina e zeaxantina: si tratta di carotenoidi presenti soprattutto nel tuorlo. Sono in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e potrebbero contribuire a ridurre stress ossidativo e infiammazione, processi coinvolti nel declino cognitivo.
DHA (acido docosaesaenoico): è un acido grasso essenziale che rappresenta una componente importante delle membrane delle cellule nervose e svolge un ruolo nella loro funzionalità.
Vitamina B12: è coinvolta nel metabolismo dell’omocisteina, sostanza che livelli elevati potrebbero essere associati a un aumento del rischio cardiovascolare e neurologico.
L’effetto osservato potrebbe quindi derivare non da un singolo nutriente ma da una combinazione di elementi presenti naturalmente nell’alimento.
Il rapporto tra alimentazione e salute del cervello
Da anni la ricerca scientifica cerca di individuare fattori modificabili che possano influenzare il rischio di demenza e malattie neurodegenerative. In assenza di terapie risolutive per l’Alzheimer, alimentazione, attività fisica e stili di vita stanno assumendo un ruolo sempre più centrale.
Altri studi precedenti avevano già suggerito una relazione simile. Ricerche come il Rush Memory and Aging Project e lo studio Epic-Spain avevano osservato segnali compatibili con un possibile effetto protettivo del consumo moderato di uova, sebbene con caratteristiche e campioni differenti.
I nuovi risultati si inseriscono quindi in un filone di ricerca che considera la nutrizione come una componente potenzialmente rilevante nella protezione della salute cerebrale nel lungo periodo.
I limiti dello studio: perché i risultati vanno interpretati con cautela
Nonostante i risultati siano interessanti, gli stessi ricercatori evidenziano alcuni aspetti che richiedono prudenza. ll primo limite, infatti, riguarda la natura osservazionale dello studio. Questo tipo di ricerca può individuare associazioni ma non dimostrare un rapporto di causa-effetto. In altre parole, non è possibile affermare che mangiare più uova riduca direttamente il rischio di Alzheimer.
Esistono poi altri elementi da considerare:
Per questo motivo i risultati devono essere interpretati come un’indicazione preliminare e non come una prova definitiva.
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