One Health 18 Maggio 2026 15:48

Lo smog può aumentare il rischio di demenza a corpi di Lewy

Anche piccoli aumenti di particolato e biossido di azoto risultano associati a un rischio più alto di LBD e demenza legata al Parkinson, secondo uno studio pubblicato su JAMA Network Open.

di Arnaldo Iodice
Lo smog può aumentare il rischio di demenza a corpi di Lewy

L’esposizione allo smog potrebbe essere collegata a un forte aumento del rischio di sviluppare demenza a corpi di Lewy e demenza correlata al morbo di Parkinson. È quanto emerge da uno studio pubblicato su JAMA Network Open, condotto su oltre 2,1 milioni di persone tra i 65 e i 95 anni residenti in Danimarca.

I ricercatori hanno esaminato cartelle cliniche relative al periodo 2001-2021, individuando circa 3.000 casi di demenza a corpi di Lewy e 3.800 casi di demenza associata al Parkinson. Attraverso gli indirizzi di residenza dei partecipanti, il gruppo di lavoro ha stimato l’esposizione all’inquinamento atmosferico per oltre dieci anni. I risultati indicano che anche piccoli aumenti del particolato e del biossido di azoto sono associati a un incremento del rischio. In particolare, il rischio di demenza a corpi di Lewy risulta quasi quadruplicato per ogni aumento dell’esposizione al particolato, mentre quello di demenza correlata al Parkinson risulta circa raddoppiato. Gli autori precisano che lo studio non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma segnala un’associazione rilevante tra ambiente e salute cerebrale.

Perché la demenza a corpi di Lewy è al centro dell’attenzione

La demenza a corpi di Lewy è una malattia neurodegenerativa legata alla presenza, nel cervello, di depositi anomali di una proteina chiamata alfa-sinucleina. Questi accumuli, detti appunto corpi di Lewy, alterano il funzionamento delle sostanze chimiche cerebrali e possono causare disturbi del pensiero, del movimento, del comportamento e dell’umore. La stessa proteina è coinvolta anche nel morbo di Parkinson, motivo per cui i ricercatori hanno indagato sia la demenza a corpi di Lewy sia la demenza associata al Parkinson.

Secondo Gregory Pontone, responsabile della Divisione di Neurologia dell’Invecchiamento, del Comportamento e Cognitiva dell’Università della Florida, la ricerca rappresenta un passaggio importante per comprendere il possibile ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo di queste patologie. Il dato più significativo riguarda il particolato, associato all’aumento più marcato del rischio. Il biossido di azoto mostra un impatto inferiore, ma l’esposizione più elevata resta comunque collegata a un rischio quasi doppio di demenza a corpi di Lewy. Il quadro che emerge è quindi quello di una vulnerabilità del cervello anziano non solo a fattori genetici o biologici, ma anche alla qualità dell’ambiente in cui si vive per anni.

Traffico, combustione e particelle che arrivano al cervello

Gli inquinanti presi in considerazione nello studio sono presenti nella vita quotidiana di moltissime persone. Come ha spiegato Dmitry Davydov, ricercatore principale e professore presso il Norman Fixel Institute for Neurological Diseases dell’Università della Florida, derivano da fonti comuni come traffico, trasporto marittimo e altri processi di combustione. Il punto critico è la loro dimensione: le particelle più piccole possono essere inalate, entrare nel flusso sanguigno e raggiungere anche il cervello. Questa possibilità rende plausibile un collegamento biologico tra inquinamento atmosferico e processi neurodegenerativi. Non significa che lo smog sia l’unica causa di queste demenze, né che ogni persona esposta svilupperà la malattia, ma indica che l’ambiente potrebbe contribuire ad aumentare il rischio individuale e collettivo.

Il possibile ruolo dell’infiammazione cerebrale

Una delle ipotesi più discusse riguarda l’infiammazione. Jacqueline Moline, vicepresidente senior e responsabile del dipartimento di medicina del lavoro, epidemiologia e prevenzione presso Northwell Health, ha osservato che lo studio si inserisce in una letteratura scientifica crescente sugli effetti dell’inquinamento atmosferico non solo su cuore e polmoni, ma anche sul cervello. È noto che diversi componenti dell’inquinamento possono favorire processi infiammatori nell’organismo. Secondo Moline, è plausibile che un meccanismo simile possa verificarsi anche a livello cerebrale.

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