Pandemie 18 Maggio 2026 14:38

Pandemie, l’Oms lancia l’allarme: “Oggi il mondo è più vulnerabile”

Dal nuovo report del Global Preparedness Monitoring Board emerge un quadro preoccupante: le epidemie sono sempre più frequenti, costose e difficili da gestire. A pesare sono cambiamenti climatici, conflitti, disuguaglianze e sfiducia nelle istituzioni

di Isabella Faggiano
Pandemie, l’Oms lancia l’allarme: “Oggi il mondo è più vulnerabile”

Il Covid non è bastato a rendere il mondo più preparato alle future pandemie. Anzi. Secondo il nuovo rapporto del Global Preparedness Monitoring Board (GPMB), organismo indipendente di monitoraggio e accountability istituito nel 2018 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale, il pianeta oggi sarebbe addirittura più vulnerabile rispetto a dieci anni fa. Presentato a margine della 79ª Assemblea mondiale della sanità, il report “A World on the Edge: Priorities for a Pandemic Resilient Future” fotografa un mondo segnato da crisi climatiche, conflitti armati, frammentazione geopolitica, aumento delle disuguaglianze e crescente sfiducia verso governi e istituzioni internazionali. Un contesto che, secondo gli esperti, sta rendendo le epidemie più frequenti, più devastanti e più difficili da contenere.

“Il mondo non è più sicuro”

“A dieci anni dall’epidemia di Ebola e a sei anni dal Covid-19, le evidenze sono chiare: il mondo non è più sicuro rispetto alle pandemie”, scrive il Board nel documento. Il report ricostruisce le sei grandi emergenze sanitarie internazionali dichiarate dall’OMS tra il 2014 e il 2025: dall’Ebola in Africa occidentale al virus Zika, fino al Covid-19 e alle recenti epidemie di mpox. Secondo gli autori, gli investimenti realizzati nell’ultimo decennio non sono riusciti a tenere il passo con l’aumento del rischio pandemico globale. Nuove iniziative e strumenti di preparedness hanno certamente migliorato alcuni aspetti della risposta sanitaria, ma questi progressi sarebbero stati in parte neutralizzati da fattori sempre più destabilizzanti: deterioramento ecologico, urbanizzazione, mobilità globale, guerre e tensioni geopolitiche. A preoccupare ulteriormente è anche il progressivo calo degli aiuti internazionali alla salute globale, tornati – secondo il report – a livelli che non si vedevano dal 2009.

Epidemie più frequenti e più devastanti

Uno degli aspetti più critici messi in evidenza dal rapporto riguarda l’aumento della frequenza e dell’impatto delle epidemie. Nel 2024 l’OMS ha rilevato quasi il doppio degli eventi sanitari rispetto al 2015. Secondo il GPMB, cambiamenti climatici, deforestazione, espansione delle zoonosi, aumento dei viaggi internazionali e instabilità politica stanno favorendo la comparsa di nuove minacce infettive. Gli esperti avvertono che il rischio pandemico si sta muovendo “nella direzione sbagliata” e che il prossimo grande evento sanitario globale potrebbe colpire un mondo molto meno resiliente rispetto al passato.

Il costo economico delle pandemie

Le conseguenze economiche delle crisi sanitarie risultano sempre più profonde e durature. Durante l’epidemia di Ebola in Africa occidentale il PIL dei Paesi colpiti diminuì del 5,1%. Con il Covid-19 il calo globale fu del 2,9%, accompagnato da un forte aumento del debito pubblico, dell’inflazione e da un crollo record degli investimenti internazionali. Secondo il report, le misure adottate per contenere le epidemie – lockdown, restrizioni ai movimenti, chiusure delle frontiere – hanno avuto costi sociali ed economici enormi, soprattutto nei Paesi con sistemi sanitari più fragili. La mancanza di capacità diagnostiche e di tracciamento rapido ha spesso costretto i governi ad adottare misure generalizzate, con effetti pesantissimi sulle economie e sulla vita quotidiana delle persone.

Gli effetti indiretti sulla salute

Le pandemie continuano a produrre conseguenze sanitarie anche molto tempo dopo la fine dell’emergenza. Il rapporto sottolinea come durante Ebola e Covid-19 siano aumentati i decessi indiretti legati all’interruzione delle cure ordinarie, delle vaccinazioni e dei servizi di prevenzione. L’accesso alle cure prenatali, ad esempio, durante alcune emergenze si è ridotto fino al 40%. Dopo l’epidemia di Ebola in Africa occidentale si stima che nei 18 mesi successivi si siano verificati fino a 16 mila decessi aggiuntivi per morbillo a causa del crollo delle vaccinazioni pediatriche. Anche la salute mentale rappresenta una delle ferite più profonde lasciate dalle grandi crisi sanitarie. Secondo gli esperti, tra un terzo e la metà dei sopravvissuti alle principali epidemie ha sviluppato disturbi psicologici o psichiatrici persistenti.

Donne, bambini e fragili pagano il prezzo più alto

Le conseguenze sociali delle pandemie colpiscono soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione. Donne, bambini, lavoratori precari e gruppi marginalizzati hanno subito gli effetti più pesanti sia durante Ebola sia durante il Covid. Durante l’epidemia di Ebola circa il 50% dei bambini rimase fuori dalla scuola nelle aree interessate. Con il Covid-19 le chiusure scolastiche coinvolsero l’80% degli studenti del mondo. Milioni di persone sono precipitate nella povertà e, secondo il report, durante la pandemia si sarebbero verificati anche milioni di matrimoni precoci aggiuntivi. Gli esperti parlano di una società globale uscita dalle pandemie “più povera, più diseguale e più divisa”.

Vaccini e cure: cresce la “stanchezza dell’equità”

Uno dei passaggi più duri del rapporto riguarda il tema dell’accesso equo a vaccini, farmaci e diagnostica. Il GPMB denuncia una crescente “equity fatigue”, cioè una progressiva perdita di volontà politica e finanziaria nel garantire l’accesso alle cure nei Paesi più poveri. Il report sottolinea che i vaccini contro mpox hanno raggiunto i Paesi a basso reddito quasi due anni dopo l’inizio dell’epidemia, ancora più lentamente rispetto ai 17 mesi necessari per i vaccini anti-Covid. Secondo gli esperti, le cause sono strutturali: capacità produttive concentrate nei Paesi ricchi, accordi commerciali privilegiati, restrizioni alle esportazioni e sistemi sanitari fragili. Per il Board, le disuguaglianze viste durante il Covid non sono state un semplice “fallimento del mercato”, ma un vero fallimento della governance globale.

La crisi della fiducia e il rischio democratico

Il report identifica nella sfiducia una delle principali minacce per la preparedness pandemica. Fiducia compromessa tra cittadini e governi, tra Stati e verso le istituzioni multilaterali. A peggiorare il quadro sono disinformazione, polarizzazione politica e nazionalismi. Secondo il GPMB, Ebola e Covid hanno eroso la fiducia nelle istituzioni democratiche e nelle libertà civili, anche attraverso risposte fortemente politicizzate, attacchi alle istituzioni scientifiche e utilizzo prolungato di poteri emergenziali. Gli effetti, avvertono gli esperti, sono sopravvissuti alle crisi stesse, lasciando le società più fragili e meno resilienti di fronte alla prossima emergenza sanitaria.

Intelligenza artificiale: opportunità e rischi

Il documento dedica spazio anche al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali nella prevenzione delle pandemie. Secondo il Board, questi strumenti potrebbero migliorare significativamente il monitoraggio delle minacce sanitarie e la capacità di risposta precoce. Tuttavia, senza regole chiare, governance efficace e garanzie etiche, l’IA rischia anche di ampliare le disuguaglianze e compromettere ulteriormente la sicurezza sanitaria globale.

Le tre priorità indicate dal GPMB

Per invertire la rotta, il Board individua tre priorità strategiche. La prima è la creazione di un sistema indipendente e permanente di monitoraggio del rischio pandemico, collegato direttamente all’Assemblea Mondiale della Sanità e supportato da strumenti avanzati di intelligenza artificiale. La seconda riguarda il rafforzamento dell’accesso equo a vaccini, test diagnostici e cure salvavita attraverso il completamento e l’attuazione dell’Accordo pandemico dell’OMS. La terza priorità è quella economica: servono finanziamenti stabili e immediatamente disponibili fin dal “Day Zero” dell’emergenza, senza attendere decisioni politiche o raccolte fondi straordinari. “Il mondo non è privo di soluzioni, ma senza fiducia ed equità queste soluzioni non raggiungeranno le persone che ne hanno più bisogno”, ha dichiarato la co-presidente del GPMB, Kolinda Grabar-Kitarovic. “Se fiducia e cooperazione continueranno a frammentarsi, ogni Paese sarà più esposto quando arriverà la prossima pandemia. La preparazione non è soltanto una sfida tecnica: è una prova di leadership politica”, ha aggiunto la co-presidente del Board Joy Phumaphi.

“La prossima pandemia non è una possibilità remota”

Il rapporto si chiude con un monito chiaro: il mondo non tornerà alla situazione pre-pandemica. Cambiamenti climatici, crescita demografica, instabilità geopolitica e mobilità globale continueranno ad aumentare il rischio di nuove emergenze sanitarie. Per questo, secondo il GPMB, i prossimi mesi saranno decisivi. La leadership politica internazionale sarà chiamata a confrontarsi con il completamento dell’Accordo pandemico dell’OMS e con la nuova dichiarazione politica delle Nazioni Unite sulla preparedness pandemica. Per gli esperti, la prossima pandemia non è una possibilità teorica, ma uno scenario concreto rispetto al quale il mondo rischia ancora una volta di arrivare impreparato.

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