Nutri e Previeni 18 Maggio 2026 12:23

Il digiuno di sette giorni modifica il corpo

Una ricerca pubblicata su Nature Metabolism descrive per la prima volta su larga scala la risposta proteica dell’organismo al digiuno totale, ma gli esperti avvertono: non è un invito al fai da te.

di Arnaldo Iodice
Il digiuno di sette giorni modifica il corpo

Un digiuno di sette giorni a sola acqua modifica in profondità il corpo umano, ma i segnali biologici più rilevanti emergono soltanto dopo circa tre giorni senza calorie. Lo indica uno studio pubblicato su Nature Metabolism e condotto da ricercatori del Precision Healthcare University Research Institute della Queen Mary University di Londra e della Norwegian School of Sports Sciences.

Il gruppo ha seguito 12 volontari sani, sottoposti a prelievi quotidiani prima, durante e dopo il digiuno, analizzando circa 3.000 proteine circolanti nel sangue. L’obiettivo era osservare, a livello molecolare, come organi e tessuti reagiscono alla privazione prolungata di cibo. I risultati mostrano una risposta coordinata dell’organismo, con variazioni estese nel metabolismo, nel sistema immunitario e persino in proteine collegate al cervello e alla struttura dei tessuti.

Dal glucosio ai grassi

Il primo cambiamento atteso riguarda il carburante usato dal corpo. Nei primi due o tre giorni, esaurita progressivamente la disponibilità di glucosio proveniente dai pasti, l’organismo passa a utilizzare soprattutto i grassi accumulati. È una strategia antica, legata alla capacità umana di sopravvivere a periodi di scarsità alimentare. Ma lo studio suggerisce che la semplice perdita di peso non esaurisce la portata del fenomeno.

I partecipanti hanno perso in media 5,7 chilogrammi, comprendenti massa grassa e massa magra. Dopo tre giorni di rialimentazione, gran parte della massa magra è stata recuperata, mentre molta della massa grassa persa è rimasta invariata. La novità più interessante, però, riguarda la soglia temporale: i cambiamenti proteici più ampi non sono comparsi subito, bensì dopo circa 72 ore di restrizione calorica totale. Questo dato ridimensiona l’idea che digiuni brevi e digiuni prolungati producano effetti biologici sovrapponibili, e aiuta a distinguere il dimagrimento immediato dalle trasformazioni molecolari più complesse. Questo passaggio aiuta anche a spiegare perché la durata del digiuno sia un fattore centrale, non un dettaglio secondario, nella valutazione degli effetti clinica.

Le proteine rivelano una risposta coordinata

L’analisi proteomica ha rivelato che oltre un terzo delle proteine misurate cambia in modo significativo durante il digiuno. Alcune variazioni riguardano la matrice extracellulare, una rete di sostegno che contribuisce alla stabilità di tessuti, organi e neuroni. La coerenza delle modifiche tra i volontari fa pensare a una risposta biologica ordinata, non casuale. Per i ricercatori, questo offre una finestra rara su ciò che accade simultaneamente in molte parti del corpo quando l’apporto calorico viene interrotto completamente.

Verso terapie che imitano il digiuno

Lo studio alimenta l’interesse per possibili applicazioni mediche future. Incrociando le variazioni proteiche con dati genetici provenienti da ampie ricerche sull’uomo, gli scienziati hanno individuato collegamenti potenziali con vie biologiche associate all’infiammazione, al rischio di malattia, al metabolismo e alla salute neurologica. L’obiettivo non è promuovere digiuni estremi come soluzione universale, ma capire quali meccanismi possano essere utili. In prospettiva, queste informazioni potrebbero contribuire allo sviluppo di trattamenti capaci di imitare alcuni effetti benefici del digiuno senza obbligare i pazienti a restare giorni senza mangiare. La ricerca sposta così l’attenzione dal digiuno come pratica individuale al digiuno come modello biologico da studiare e, forse, tradurre in terapie più sicure.

Benefici possibili, ma anche rischi concreti

Accanto ai benefici possibili, restano rischi concreti. Altri studi sul digiuno prolungato a sola acqua hanno segnalato aumento dell’infiammazione, attivazione piastrinica e alterazioni dei processi di coagulazione. Anche se potrebbero essere risposte temporanee allo stress, non vanno minimizzate. Digiunare per giorni può favorire disidratazione, squilibri elettrolitici, vertigini, perdita muscolare e complicazioni in presenza di diabete, disturbi alimentari, malattie cardiovascolari o patologie croniche. Per questo gli esperti raccomandano supervisione medica e prudenza.

La promessa scientifica, insomma, non cancella la necessità di distinguere ricerca controllata, scelta personale e pratica clinica. La prudenza è ancora più importante per chi assume farmaci o presenta condizioni metaboliche instabili. In questi casi, anche una scelta motivata da benessere può trasformarsi rapidamente in un rischio individuale concreta.

Una scoperta promettente, non un invito al fai da te

Il valore principale della ricerca sta nella precisione con cui descrive i tempi della risposta corporea. Claudia Langenberg, direttrice del PHURI, ha sottolineato che per la prima volta è possibile osservare su larga scala ciò che avviene nel corpo durante il digiuno. Maik Pietzner, coautore dello studio, ha invece evidenziato che i risultati possono spiegare perché il digiuno sia stato storicamente usato in alcune condizioni, pur non essendo sempre praticabile nei pazienti. Il digiuno prolungato non è dunque una scorciatoia salutistica da imitare senza controllo, ma uno strumento scientifico potente per capire come l’organismo si adatti alla mancanza di energia.

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