Il ministro della Salute rassicura dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius: “I cittadini devono stare tranquilli, l’Hantavirus si conosce e monitoriamo”. Tutti negativi i test effettuati in Italia sui casi sospetti. Anche l’Ecdc conferma: “Il virus non è mutato e il rischio resta molto basso”
“I cittadini devono stare tranquilli, l’Hantavirus si conosce e monitoriamo. Non è il Covid”. Con queste parole il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è intervenuto oggi durante il Question time alla Camera, rispondendo alle interrogazioni sui rischi di diffusione dell’Hantavirus Andes in Italia dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius. “Qualcuno, in maniera autolesionistica, ha detto che eravamo fermi. Non è così, c’è stata una risposta concreta, tempestiva e coordinata. Emaneremo altre indicazioni se e quando le evidenze scientifiche lo diranno”, ha aggiunto il ministro. Schillaci ha inoltre rivendicato il funzionamento del nuovo Piano pandemico nazionale: “Tutte le quattro persone oggi in Italia presenti sul volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile sono asintomatiche, seguite con attenzione, e i test hanno dato esito negativo. Anche i due casi segnalati ieri a Milano e Messina sono negativi ai test. Il Piano pandemico 2025-2029 funziona e lo sta dimostrando in questi giorni. A differenza del precedente permette risposte calibrate su scenari diversi, e le reti previste dal piano si sono attivate in modo coordinato. Non è stato un esercizio teorico”.
Uno sguardo al mondo
Nel suo intervento alla Camera il ministro ha anche aggiornato il quadro epidemiologico internazionale: “Al 12 maggio, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Ecdc, si contano 10 casi totali – otto confermati, due probabili – e tre decessi. L’ipotesi di lavoro più accreditata è un’esposizione iniziale zoonotica in Argentina, dove il virus Andes è endemico in alcune regioni”. Schillaci ha inoltre ricordato che “la nave ha attraccato a Tenerife il 10 maggio” e che “i passeggeri sono stati sbarcati con procedure dedicate”. “Il rischio per la popolazione generale dell’Ue è sempre stato e resta molto basso”, ha sottolineato. Il ministro ha quindi confermato che “il ministero continua a monitorare costantemente l’evoluzione del quadro epidemiologico internazionale”.
Il Ministero della Salute: “Il rischio resta molto basso”
Il Ministero della Salute, ieri sera, con una circolare, aveva già ribadito che “il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia”. Una valutazione condivisa anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che nelle ultime ore ha diffuso ulteriori elementi di rassicurazione sul comportamento del virus. Le attività di sorveglianza e monitoraggio restano comunque operative per tutti i contatti considerati a rischio, secondo quanto previsto dalla circolare ministeriale emanata l’11 maggio. L’obiettivo resta quello di intercettare tempestivamente eventuali sintomi durante il periodo di incubazione.
L’Ecdc: “Il virus non è mutato”
Dal briefing organizzato a Stoccolma dall’Ecdc emerge infatti un messaggio rassicurante: il ceppo Andes dell’Hantavirus, l’unico noto per la possibile trasmissione interumana, non avrebbe subito mutazioni. “Non c’è motivo per ritenere che sia mutato. Si comporta normalmente”, ha spiegato Andreas Hoefer, microbiologo ed epidemiologo molecolare dell’Ecdc. Secondo gli esperti europei, tutte le sequenze genetiche analizzate finora risultano identiche, un elemento che suggerisce l’origine del focolaio da un singolo evento di trasmissione da animale a uomo. In altre parole, allo stato attuale non esistono evidenze che il virus abbia acquisito una maggiore capacità di diffusione rispetto a quanto già noto in letteratura scientifica.
Il focolaio sulla MV Hondius
L’attenzione internazionale resta concentrata sul cluster sviluppatosi a bordo della nave da crociera MV Hondius, che ha coinvolto passeggeri e membri dell’equipaggio provenienti da numerosi Paesi. Secondo Pamela Rendi-Wagner, direttrice dell’Ecdc, la gestione dell’evento è particolarmente complessa per due motivi principali: il coinvolgimento di persone appartenenti a 23 nazionalità diverse e il lungo periodo di incubazione dell’infezione, che può arrivare fino a sei settimane. Proprio questo intervallo temporale rende necessario un monitoraggio prolungato dei contatti stretti e delle persone considerate esposte.
Possibili altri casi tra i passeggeri in quarantena
L’Ecdc non esclude che nelle prossime settimane possano emergere ulteriori casi tra i passeggeri attualmente sottoposti a quarantena. “Questa eventualità non può essere esclusa”, ha precisato Rendi-Wagner, sottolineando che il lungo periodo di incubazione impone prudenza e sorveglianza continua fino al completamento dei 42 giorni previsti dai protocolli sanitari. Secondo Gianfranco Spiteri, responsabile della sezione Global Epidemic Intelligence and Health Security dell’Ecdc, il rischio per la popolazione generale rimane però “molto basso”. La condizione fondamentale, spiegano gli esperti europei, è che vengano rispettate rigorosamente le indicazioni relative all’isolamento e alla quarantena dei contatti ad alto rischio.
Sorveglianza attiva e massima precauzione
La gestione del focolaio continua dunque a basarsi su un approccio prudenziale, con identificazione dei contatti, isolamento precauzionale e monitoraggio clinico. Le autorità sanitarie italiane mantengono attiva la rete di sorveglianza epidemiologica, soprattutto per le persone provenienti dalle aree coinvolte o che hanno avuto contatti diretti con casi confermati. Al momento, tuttavia, il quadro resta sotto controllo e le evidenze disponibili indicano che il rischio di diffusione nella popolazione generale sia estremamente contenuto. Il messaggio che arriva dalle autorità sanitarie italiane ed europee è quindi duplice: mantenere alta l’attenzione senza alimentare allarmismi, ricordando che il virus non mostra segni di mutazione e che le misure di contenimento attivate stanno funzionando.
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