Uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry mostra che il trattamento precoce dell’ADHD può ridurre fino al 24% il rischio di psicosi in età adulta
La salute mentale degli adolescenti italiani continua a mostrare segnali di sofferenza. Nonostante un parziale recupero osservato nel 2024, gli indicatori restano peggiori rispetto al periodo pre-pandemico. Oggi, in Italia, circa un giovane su sette presenta sintomi riconducibili a un disturbo psichico: quasi un milione di ragazzi considerando la fascia tra i 10 e i 19 anni. Un quadro che rappresenta il 13% del carico globale di malattia in questa età e che si intreccia con la crescita dei disturbi del neurosviluppo, dall’autismo all’ADHD. I dati sono stati presentati in occasione del 5° Congresso Congiunto SINPIA-SINPF, al via oggi a Cagliari, dedicato all’innovazione nella clinica e nella psicofarmacologia dell’età di transizione. L’evento riunisce oltre 500 specialisti tra neuropsichiatri infantili, psichiatri, neurologi, farmacologi ed esperti di medicina del sonno e delle dipendenze.
ADHD e autismo, i numeri in Italia
Secondo gli specialisti, in Italia la prevalenza del disturbo dello spettro autistico è stimata in 13,4 casi ogni mille bambini tra i 7 e i 9 anni. Complessivamente sono circa 600 mila le persone che convivono con un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maggiore nei maschi. Sul fronte dell’ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività interessa circa il 6% dei bambini e adolescenti e il 3% degli adulti. I disturbi del neurosviluppo, spiegano gli esperti, non riguardano soltanto l’infanzia, ma possono influenzare profondamente il benessere emotivo, il percorso scolastico, la vita lavorativa e la qualità delle relazioni sociali.
Lo studio pubblicato su JAMA Psychiatry
A rafforzare l’importanza degli interventi tempestivi è anche un nuovo studio pubblicato su JAMA Psychiatry, condotto su circa 700 mila giovani. La ricerca ha seguito per oltre otto anni quasi 4mila bambini e adolescenti con diagnosi di ADHD, osservando che il trattamento farmacologico standard con metilfenidato, iniziato prima dei 13 anni, si associa a una riduzione del rischio di sviluppare psicosi in età adulta compresa tra il 21% e il 24% rispetto ai soggetti non trattati. “Questo studio evidenzia l’importanza della tempestività degli interventi – spiega Giovanni Migliarese, direttore della Struttura Complessa di Salute Mentale della Lomellina, ASST di Pavia-. I dati suggeriscono l’esistenza di una finestra neuroevolutiva sensibile nell’infanzia durante la quale il trattamento può produrre effetti che non si osservano negli adulti trattati con lo stesso farmaco”. Secondo lo specialista, tre o quattro anni di trattamento continuativo risultano associati a una significativa riduzione del rischio psicotico, “un dato che non ha precedenti nella letteratura scientifica con questo livello di rigore metodologico”.
“Diagnosi precoce e continuità delle cure”
Per gli esperti, il messaggio chiave riguarda la necessità di intervenire precocemente e costruire percorsi di cura continui tra infanzia, adolescenza ed età adulta. “I disturbi del neurosviluppo rappresentano fattori di svantaggio evolutivo – sottolinea Sara Carucci, professoressa associata all’Università di Cagliari e direttrice della Clinica di Neuropsichiatria Infantile Arnas Brotzu -. Aumentano il rischio di ansia, depressione e disturbi da uso di sostanze, oltre a influenzare negativamente qualità della vita, scuola, lavoro e capacità di autorealizzazione”. Secondo Carucci, gli interventi devono essere personalizzati e integrare trattamenti farmacologici e non farmacologici, come la psicoterapia, per favorire un migliore adattamento nei diversi ambiti della vita. “Questi risultati confermano che diagnosi precoce e trattamento tempestivo dell’ADHD possono avere un impatto favorevole anche sulla prevenzione di psicopatologie gravi come la psicosi in età adulta”, aggiunge.
Le criticità nell’accesso alle cure
Nel corso del congresso, le società scientifiche hanno acceso i riflettori anche sulle difficoltà che ancora limitano l’accesso ai trattamenti. “Come società scientifiche segnaliamo la necessità di superare alcune criticità che rendono difficile l’accesso alle cure per famiglie e pazienti”, dichiarano Elisa Fazzi, presidente SINPIA, e Matteo Balestrieri, co-presidente SINPF. Tra i principali ostacoli vengono indicate le complesse modalità prescrittive del metilfenidato e la limitazione delle prescrizioni ai soli centri di riferimento. A pesare sono sia vincoli normativi sia problemi organizzativi e amministrativi. L’auspicio degli specialisti è che anche in Italia si possa intervenire per migliorare l’accesso alle cure sulla base delle evidenze scientifiche più recenti. Proprio per sensibilizzare famiglie, scuola e operatori sanitari, l’11 maggio SINPIA promuoverà la Quinta Giornata Nazionale per la promozione del Neurosviluppo, dedicata allo sviluppo armonico di bambini e adolescenti e alla diffusione di una maggiore consapevolezza sui disturbi neuropsichiatrici dell’età evolutiva.
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