Salute 17 Aprile 2026 13:27

Discalculia, in Italia quasi 500 mila bambini e adolescenti coinvolti

Logopedisti in prima linea: “La diagnosi è complessa, serve un approccio multidisciplinare e personalizzato”

di Redazione
Discalculia, in Italia quasi 500 mila bambini e adolescenti coinvolti

Non si tratta semplicemente di “non saper fare i conti”. La discalculia è un disturbo del neurosviluppo che riguarda l’acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche e di calcolo e che interessa in Italia quasi mezzo milione di bambini e adolescenti. Il tema sarà al centro del 3° Convegno nazionale della Federazione Logopedisti Italiani (FLI), dal titolo “Quando i conti non tornano – Certezze e criticità nella diagnosi e nel trattamento della discalculia evolutiva”, in programma domani, 18 aprile 2026, a Roma e in diretta streaming. Un appuntamento che si inserisce nella Giornata mondiale dedicata ai disturbi dell’apprendimento e che punta a rafforzare il confronto scientifico su diagnosi, valutazione e trattamento, con un approccio sempre più integrato tra discipline.

Un disturbo del neurosviluppo spesso sottovalutato

La discalculia evolutiva ha una prevalenza stimata tra il 3% e il 6% della popolazione in età evolutiva. Tradotto in numeri, significa circa 500 mila minori in Italia. Un quadro che si complica ulteriormente per la frequente presenza di comorbidità con altri disturbi specifici dell’apprendimento. “Quando parliamo di discalculia evolutiva non ci riferiamo a una semplice difficoltà nei calcoli, ma a un disturbo che riguarda l’acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche”, spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti Italiani (FLI), sottolineando come sia necessario “considerare sia le componenti specifiche del sistema dei numeri sia le variabili più generali del neurosviluppo, soprattutto nei casi di comorbidità con altri disturbi dell’apprendimento”.

Diagnosi complessa e dibattito scientifico ancora aperto

Uno degli aspetti centrali riguarda la difficoltà diagnostica e il dibattito ancora in corso sulle origini del disturbo. Da un lato l’ipotesi di un deficit del senso del numero, dall’altro quella di difficoltà nei processi cognitivi generali. Un confronto che, come sottolineano gli esperti, non è solo teorico ma ha ricadute concrete sulla pratica clinica. “Il dibattito tra deficit del senso del numero e difficoltà nei processi cognitivi generali non è un aspetto teorico secondario – spiega Manuela Pieretti, docente a contratto di Logopedia all’Università Tor Vergata di Roma –. Ha infatti ricadute dirette sulla diagnosi e sulla scelta degli strumenti: significa valutare un’ampia gamma di competenze per garantire un inquadramento affidabile e coerente con le più recenti raccomandazioni cliniche”. La letteratura scientifica evidenzia inoltre una forte variabilità nei criteri diagnostici, che rende spesso difficile il confronto tra studi e definizioni.

Adolescenza, la fase più critica per la diagnosi

Particolarmente delicato è il riconoscimento della discalculia in adolescenza, quando le difficoltà possono essere mascherate da anni di scarso rendimento e vissuti di sfiducia. “In adolescenza la valutazione richiede un’attenzione ancora maggiore”, osserva ancora Pieretti, spiegando che “le difficoltà di apprendimento possono essere contaminate da anni di scarso rendimento e da vissuti di sfiducia. È necessario distinguere tra le fragilità originarie e le conseguenze secondarie, per evitare interpretazioni riduttive”.

Il ruolo dei logopedisti e le nuove prospettive di intervento

Accanto alla diagnosi, cresce l’attenzione per il trattamento, sempre più orientato a percorsi personalizzati e multidimensionali. “Negli ultimi anni la riabilitazione della discalculia evolutiva si è evoluta significativamente”, spiega ancora Pieretti, ricordando come oggi l’obiettivo sia “individuare le componenti del sistema dei numeri e del calcolo non apprese e intervenire in modo specifico su di esse”. Tre i pilastri dell’intervento: analisi dell’errore, approccio multi-componenziale e personalizzazione del trattamento. “Il trattamento deve partire dall’analisi dell’errore e dalla comprensione delle componenti del sistema numerico non adeguatamente apprese – conclude Rossetto –. Un approccio multi-componenziale e personalizzato consente di intervenire in modo mirato, costruendo percorsi coerenti con il profilo della singola persona e con le indicazioni delle linee guida più recenti”.

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