Advocacy e Associazioni 17 Aprile 2026 11:54

Intelligenza artificiale e nuove terapie cambiano la dermatologia

Diagnosi precoce, medicina personalizzata e innovazione digitale guidano la trasformazione della dermatologia, mentre emergono criticità su investimenti, attrattività del sistema pubblico e formazione delle nuove generazioni.

di Arnaldo Iodice
Intelligenza artificiale e nuove terapie cambiano la dermatologia

La dermatologia si colloca oggi tra le discipline a maggiore crescita assistenziale nel Servizio Sanitario Nazionale, spinta dall’alta prevalenza delle patologie cutanee e dall’aumento della domanda di cure. Il 99° Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse, in programma dal 21 al 24 aprile 2026 al Palacongressi di Rimini, fotografa una fase di transizione già in atto. L’attenzione si concentra meno sull’evento e più sui numeri che descrivono una disciplina sempre più centrale: impatto sulla qualità della vita, carico assistenziale crescente e integrazione tra innovazione tecnologica e nuovi modelli organizzativi destinati a ridefinire diagnosi e presa in carico dei pazienti.

Innovazione tecnologica e medicina personalizzata: i dati della rivoluzione clinica

L’evoluzione della dermatologia si misura soprattutto attraverso l’introduzione di strumenti digitali e terapie avanzate che stanno modificando concretamente l’attività clinica quotidiana. Intelligenza artificiale, telemedicina e medicina personalizzata rappresentano oggi ambiti di sviluppo già operativi, con ricadute dirette sulla diagnosi precoce e sulla gestione delle malattie croniche infiammatorie e oncologiche cutanee.

“Il 99° Congresso SIDeMaST sarà un’occasione fondamentale per riflettere sulla direzione che sta prendendo la dermatologia e sulle sfide che ci attendono nei prossimi anni. Oggi innovazione e ricerca non sono più una prospettiva futura, ma una realtà concreta che sta già trasformando diagnosi, terapie e qualità di vita dei pazienti”, sottolineano i Presidenti del Congresso, Maria Concetta Fargnoli, Professore Ordinario di Dermatologia e Venereologia e Direttore Scientifico dell’Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS di Roma, e Paolo Amerio, Professore Ordinario di Dermatologia e Venereologia e Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Il cambiamento riguarda soprattutto l’appropriatezza terapeutica e la capacità di selezionare trattamenti biologici mirati, riducendo tempi diagnostici e migliorando gli esiti clinici. Parallelamente cresce il peso della digitalizzazione dei percorsi assistenziali, elemento destinato a incidere su sostenibilità economica e uniformità delle cure su scala nazionale.

Organizzazione del sistema e investimenti: il nodo strutturale della dermatologia italiana

Accanto al progresso scientifico emerge una criticità sistemica legata alla governance sanitaria e alla distribuzione delle risorse. “La dermatologia – dichiara Giovanni Pellacani, Presidente SIDeMaST, Direttore Unità Operativa Complessa di Dermatologia Policlinico Umberto I e Prof. Ordinario Università La Sapienza di Roma – è una disciplina fondamentale, estremamente complessa e sempre più richiesta dai cittadini. Serve una risposta strutturata e omogenea sul territorio, che rafforzi il ruolo della dermatologia nei percorsi assistenziali e garantisca un accesso equo e tempestivo alle terapie più avanzate, anche e soprattutto con l’aiuto delle nuove tecnologie, della telemedicina e dell’intelligenza artificiale”.

Il principale fattore limitante resta la separazione tra assistenza territoriale e ospedaliera. “Oggi esiste una separazione ancora troppo marcata tra dermatologia territoriale e ospedaliera, che limita la crescita professionale e crea disuguaglianze nell’accesso alle cure. Un esempio: se sul territorio non posso utilizzare farmaci o strumenti innovativi, posso anche partecipare a congressi e studiarli, ma non acquisirò mai pienamente competenze su utilizzo, rischi, benefici e indicazioni d’uso specifiche. La dermatologia è, per sua natura, una disciplina integrata tra ambulatorio e ospedale: superare questa frattura è quindi essenziale per garantire qualità e appropriatezza”.

Anche l’attrattività del settore pubblico rappresenta un indicatore critico. “Occorrono modelli organizzativi più flessibili, sostenibili, intervenendo anche su monte ore e compensi, in grado di valorizzare le competenze e rispondere alle esigenze dei dermatologi; altrimenti il rischio è una progressiva perdita di attrattività del settore pubblico nei confronti del più remunerativo e flessibile settore privato”.

Sul piano economico, il tema degli investimenti appare particolarmente significativo: “Tecnologie come la Total Body Photography o la microscopia confocale sono già previste dalle linee guida europee e italiane e rappresentano strumenti fondamentali per la diagnosi precoce – spiega Pellacani – ma non sono ancora inserite nei LEA e non sono adeguatamente supportate dal sistema, che fatica a investire cifre relativamente contenute, tra i 50 e i 100 mila euro, quindi sostenibili per le aziende sanitarie, anche a fronte di studi che dimostrano il beneficio in salute e risparmio generato per il Sistema Sanitario quando queste metodiche vengono impiegate”.

Formazione, ricerca e nuove generazioni: indicatori del futuro della disciplina

Il Congresso rappresenta soprattutto un osservatorio sui cambiamenti strutturali della professione dermatologica. “Il programma del 99° Congresso SIDeMaST – spiega la Prof.ssa Maria Concetta Fargnoli – è stato costruito con l’obiettivo di rappresentare la dermatologia nella sua interezza, valorizzandone la pluralità di competenze, contesti clinici e bisogni assistenziali. Dalla gestione ambulatoriale delle condizioni più comuni fino ai percorsi diagnostico-terapeutici più complessi e multidisciplinari, il Congresso intende offrire una lettura completa e aggiornata della disciplina”.

Centrale anche il ricambio generazionale. “Abbiamo voluto dedicare un’attenzione particolare alle nuove generazioni – sottolinea il Prof. Paolo Amerio – perché saranno loro a interpretare la dermatologia dei prossimi anni in un contesto profondamente diverso, segnato da innovazione scientifica, trasformazione digitale e nuovi bisogni assistenziali. Coinvolgere i giovani significa non solo valorizzarne entusiasmo e competenze, ma anche farli appassionare sempre di più alla disciplina, alla gestione della patologia dermatologica e alla presa in carico dei pazienti più complessi”.

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