Lavoro e Professioni 16 Aprile 2026 12:20

Psicologia scolastica, prime linee guida nazionali: dalla ricerca UniBo un nuovo modello per il benessere nelle scuole

Lo studio, condotto in tre regioni italiane e su oltre 3mila tra studenti, docenti e professionisti, evidenzia un bisogno crescente di interventi non solo emergenziali ma continuativi e integrati nella vita della scuola

di Isabella Faggiano
Psicologia scolastica, prime linee guida nazionali: dalla ricerca UniBo un nuovo modello per il benessere nelle scuole

Non più soltanto sportelli di ascolto attivati in risposta al disagio, ma una presenza stabile, integrata e strutturale nella vita quotidiana della scuola. È questo il cambio di prospettiva che emerge dalle prime linee guida nazionali per la psicologia scolastica in Italia, nate da una ricerca coordinata dall’Università di Bologna nell’ambito di un progetto PRIN finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Lo studio, intitolato “Bisogni della scuola e modelli di intervento della psicologia scolastica”, è stato realizzato in collaborazione con le Università di Chieti e di Salerno e ha coinvolto tre regioni italiane: Emilia-Romagna, Campania e Abruzzo. Una mappatura ampia che ha raccolto dati e prospettive da 1.587 dirigenti e insegnanti, 1.703 studentesse e studenti e 27 psicologi scolastici.

“Di cosa ha bisogno la scuola?”

Il progetto nasce da un interrogativo semplice ma decisivo: di cosa ha bisogno oggi la scuola quando si parla di psicologia? Dalle evidenze raccolte emerge un quadro articolato. La domanda di supporto psicologico non si esaurisce in interventi emergenziali o individuali, ma riguarda dimensioni più ampie della vita scolastica: prevenzione, benessere, supporto ai docenti, lavoro con le classi, relazione con le famiglie e costruzione di contesti educativi capaci di leggere anche le dimensioni relazionali e psicologiche del processo formativo. In questa prospettiva, la psicologia scolastica non viene più letta soltanto come risposta al disagio, ma come risorsa stabile per accompagnare il funzionamento complessivo della comunità educativa.

Le linee guida come primo modello nazionale

Il lavoro coordinato dall’Università di Bologna si configura come il primo tentativo strutturato di definire un modello nazionale per la psicologia scolastica. A sottolinearlo è la professoressa Maria Cristina Matteucci, coordinatrice del progetto e docente al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Alma Mater, che evidenzia come le linee guida nascano dall’intreccio tra ricerca empirica, riflessione teorica e attenzione agli aspetti professionali e istituzionali, con l’obiettivo di chiarire ruoli, ambiti di intervento e competenze necessarie. Il documento non si limita a fotografare la situazione esistente, ma prova a delineare un quadro operativo in grado di orientare la pratica professionale e rafforzare il dialogo tra psicologi e istituzioni scolastiche.

Dalla frammentazione a un modello integrato

Uno degli elementi centrali emersi dalla ricerca riguarda la frammentazione degli interventi attualmente presenti nelle scuole. Accanto a esperienze virtuose, il sistema appare disomogeneo e spesso legato a iniziative isolate. Le linee guida si propongono quindi come uno strumento di sintesi e indirizzo, capace di mettere a sistema le diverse esperienze e costruire un modello più stabile, in cui la presenza dello psicologo non sia episodica ma inserita in modo continuativo nei processi educativi. Il progetto PRIN ha adottato un approccio partecipativo, coinvolgendo insegnanti, dirigenti, studenti e psicologi scolastici, con l’obiettivo di raccogliere prospettive complementari e costruire una lettura multilivello dei bisogni. L’intento finale è quello di trasformare i dati raccolti in uno strumento operativo in grado di rafforzare i servizi di psicologia scolastica e contribuire in modo strutturale al benessere e alla salute psicologica dell’intera comunità educativa. In un contesto in cui il tema del benessere mentale nelle scuole occupa uno spazio sempre più centrale nel dibattito pubblico, il progetto dell’Università di Bologna segna un passaggio significativo: dalla risposta al disagio alla costruzione di un sistema educativo in cui la dimensione psicologica diventa parte integrante dell’apprendimento e della vita scolastica quotidiana.


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