Dal SAP-E al piano nazionale italiano, ISA-AII 2026 propone un sistema integrato capace di garantire accesso equo alle cure e migliore qualità di vita dopo l’ictus.
L’ictus cerebrale continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie europee, sia per impatto clinico sia per sostenibilità dei sistemi sanitari. Nel 2025, nei 47 Paesi europei, sono stati registrati circa 1,46 milioni di casi, con un costo complessivo stimato in 60 miliardi di euro. Nonostante i progressi terapeutici degli ultimi anni, permane una marcata disomogeneità nell’accesso alle cure: stroke unit, trombolisi sistemica, trombectomia meccanica e programmi strutturati di follow-up risultano ancora distribuiti in modo irregolare tra territori e sistemi sanitari.
In questo contesto nasce ISA-AII 2026, il Congresso nazionale che riunisce clinici, ricercatori, decisori pubblici e associazioni di pazienti con un obiettivo preciso: superare le disuguaglianze e garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso assistenziale tempestivo, appropriato e continuo. Il messaggio centrale è che curare bene il singolo episodio acuto non basta più, ma serve un modello organizzativo capace di integrare prevenzione, gestione dell’emergenza, riabilitazione e vita dopo l’ictus, trasformando le eccellenze locali in un sistema realmente equo e sostenibile.
Lo Stroke Action Plan: dalla strategia europea alla realtà italiana
Il riferimento strategico del congresso è lo Stroke Action Plan for Europe 2018–2030, aggiornato nel 2026, che definisce una roadmap condivisa per migliorare prevenzione, trattamento e continuità assistenziale. Come sottolinea Francesca Romana Pezzella, Chair SAP-E e Segretario Nazionale ISA-AII, “i quattro grandi obiettivi europei sono chiari: ridurre l’incidenza di ictus standardizzata per età e sesso di oltre il 15% entro il 2030; trattare almeno il 90% dei pazienti acuti in stroke unit come primo livello di cura; dotare ogni Paese di un piano nazionale lungo l’intero continuum; e agire in modo multisettoriale sui fattori di rischio e sui determinanti della salute cerebrovascolare”.
L’Italia presenta risultati rilevanti nella gestione della fase acuta, in particolare nella trombolisi sistemica, ma mostra ancora criticità nella prevenzione secondaria, nella governance nazionale e nella raccolta sistematica dei dati sugli esiti. Proprio per colmare questo divario nasce l’Action Plan for Stroke in Italy 2024–2030, concepito come una piattaforma di integrazione tra reti cliniche, sistemi informativi e responsabilità istituzionali. Mauro Silvestrini, Past President ISA-AII, evidenzia che “l’ictus richiede oggi una visione che vada oltre la singola prestazione clinica” e che “costruire il futuro della cura significa rendere strutturali le buone pratiche, superare le disuguaglianze territoriali e rafforzare una governance nazionale fondata su reti, dati e responsabilità condivise. ISA-AII 2026 riafferma la necessità di trasformare l’eccellenza in un diritto concreto e misurabile per tutte le persone colpite da ictus”.
Dati, standard nazionali e innovazione tecnologica come infrastruttura di equità
ISA-AII 2026 segna il passaggio da un sistema basato su eccellenze isolate a una strategia nazionale misurabile e sostenibile. Leonardo Pantoni, Presidente eletto ISA-AII, sottolinea che “ISA-AII 2026 porta al centro un cambio di passo: passare dalla somma di eccellenze locali a una strategia nazionale misurabile, sostenibile e centrata sulla persona” e precisa che “le priorità indicate dal SAP-I sono concrete: allineare gli standard di cura italiani ai benchmark europei, definire un dataset minimo nazionale con audit continuo, misurare l’accesso alla stroke unit entro 24 ore, standardizzare i PDTA, rendere obbligatori il piano riabilitativo e la transizione di cura”.
In questo scenario, intelligenza artificiale, telemedicina e medicina digitale non vengono presentate come semplici innovazioni tecnologiche, ma come strumenti strutturali per ridurre le disuguaglianze territoriali. Le esperienze europee dimostrano che l’intelligenza artificiale migliora la valutazione pre-ospedaliera e l’integrazione tra territorio e ospedale, mentre la telemedicina consente decisioni cliniche rapide anche nelle aree prive di centri specialistici.
Personalizzazione e continuità: la nuova frontiera della cura dell’ictus
La sfida oggi riguarda la continuità assistenziale dopo la fase acuta. Prevenzione secondaria, riabilitazione personalizzata, controllo dei fattori di rischio cardiovascolare e supporto ai caregiver rappresentano elementi indispensabili di un modello centrato sulla persona. La personalizzazione non coincide soltanto con la scelta terapeutica più appropriata, ma con la costruzione di un percorso integrato capace di accompagnare il paziente nel tempo, sostenuto da dati affidabili e da una governance coerente.
Come ricorda Paola Santalucia, Presidente ISA-AII, “la vera innovazione oggi è costruire un sistema capace di essere rapido nella fase acuta, continuo nel follow-up, solido nei dati e giusto nell’accesso. La tecnologia ha valore solo se riduce le distanze, aumenta l’equità e rende la cura più personalizzata”.
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