Uno studio, su un corpus di oltre 5.600 articoli di giornale, analizza la comunicazione sanitaria durante la pandemia da Covid19 in Italia: buona aderenza generale alle indicazioni su prevenzione e fonti istituzionali, criticità nel linguaggio e nella rappresentazione delle persone coinvolte
La comunicazione sanitaria in contesti emergenziali rappresenta un elemento chiave per orientare i comportamenti della popolazione e mantenere la fiducia nelle istituzioni. In questo scenario, i giornali continuano a svolgere un ruolo centrale nella diffusione delle indicazioni ufficiali e delle informazioni scientifiche. Durante la pandemia da Covid-19, l’Italia – tra i primi Paesi europei ad affrontare una diffusione significativa del virus – ha rappresentato un osservatorio privilegiato per analizzare il modo in cui la stampa ha raccontato l’emergenza e recepito le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali. A prenderlo in esame, una ricerca pubblicata su BMC Medical Education. Gli scienziati hanno utilizzato un approccio di tipo quali-quantitativo basato sulla corpus-assisted discourse analysis (metodo che analizza grandi quantità di testi con software e poi ne interpreta il linguaggio per capire come vengono raccontati e rappresentati i temi, ndr) analizzando 5.621 articoli pubblicati da sette principali quotidiani italiani e inclusi nella rassegna stampa dell’Istituto Superiore di Sanità. Attraverso strumenti di analisi linguistica avanzata, i ricercatori hanno esaminato pattern lessicali, co-occorrenze e concordanze, integrando l’analisi statistica con la lettura critica dei testi. I risultati sono stati poi confrontati con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Organizzazione Panamericana della Sanità sulla comunicazione del rischio.
Aderenza alle linee guida internazionali, criticità nel linguaggio
Nel complesso, la stampa italiana ha mostrato una buona coerenza con le indicazioni internazionali. I contenuti hanno dato ampio spazio alle misure di prevenzione, alle informazioni sui vaccini e alle fonti istituzionali e scientifiche, come ricercatori, medici ed esperti di sanità pubblica. Questo elemento è stato interpretato come un fattore positivo nella costruzione di una comunicazione basata sull’autorità scientifica e sull’evidenza. Accanto agli aspetti virtuosi, lo studio ha evidenziato anche alcune criticità ricorrenti. In particolare, è stato osservato l’uso non sempre appropriato di etichette riferite alle persone colpite dalla malattia, con una distanza rispetto ai principi del linguaggio “people-first”, che pone la persona prima della condizione clinica. Un ulteriore elemento critico riguarda la presenza, seppur limitata, di episodi di “falso equilibrio” nella copertura informativa sui vaccini, con la rappresentazione di posizioni non supportate da evidenze scientifiche accanto a posizioni consolidate dalla comunità scientifica.
Comunicazione e fiducia pubblica
Secondo i ricercatori, l’utilizzo combinato di analisi quantitativa e qualitativa consente di valutare in modo sistematico la qualità della comunicazione giornalistica rispetto alle raccomandazioni delle organizzazioni internazionali. Lo studio sottolinea come, pur in presenza di un generale allineamento alle linee guida, permangano margini di miglioramento soprattutto nell’uso di un linguaggio non stigmatizzante e nella rappresentazione equilibrata delle evidenze scientifiche. Le evidenze emerse indicano la necessità di rafforzare la collaborazione tra giornalisti e istituzioni sanitarie, al fine di promuovere una comunicazione più chiara, etica e coerente con le evidenze scientifiche. In vista di future emergenze sanitarie, una comunicazione più strutturata e condivisa potrebbe rappresentare uno strumento decisivo non solo per informare correttamente la popolazione, ma anche per consolidare la fiducia nei sistemi di salute pubblica.
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