Salute 13 Aprile 2026 11:53

Leucemia infantile, identificato il “serbatoio” di cellule pre-leucemiche che resiste alle terapie

Uno studio mostra come una mutazione genetica che insorge in epoca fetale possa bloccare la crescita delle cellule pre-leucemiche e, allo stesso tempo, aumentarne la capacità di sopravvivere nel midollo osseo per anni, creando una fase silente da cui può originare la leucemia

di Isabella Faggiano
Leucemia infantile, identificato il “serbatoio” di cellule pre-leucemiche che resiste alle terapie

Una mutazione genetica che può nascere già durante la vita fetale e che resta presente in una piccola quota di neonati sani è al centro di una nuova spiegazione dei meccanismi iniziali della leucemia linfoblastica acuta pediatrica. Lo studio, pubblicato su Cell Death Discovery da ricercatori della Fondazione Tettamanti e dell’Università di Milano-Bicocca, con la collaborazione dell’Università di Padova, chiarisce come questa alterazione non sia sufficiente a causare subito la malattia, ma possa creare una popolazione di cellule “pre-leucemiche” capaci di persistere a lungo nel midollo osseo. È una fase silente, spesso lunga anni, in cui le cellule non proliferano in modo aggressivo ma non vengono nemmeno eliminate, aumentando nel tempo la possibilità di accumulare ulteriori mutazioni che possono portare alla leucemia conclamata.

Una firma genetica che nasce prima della nascita

Una fusione anomala tra due geni, che non è ereditaria ma si forma durante lo sviluppo, causa la traslocazione t(12;21)(p13;q22). Questa alterazione porta alla formazione del gene di fusione ETV6::RUNX1, uno dei primi eventi più frequenti nella leucemia linfoblastica acuta dell’infanzia. Questa alterazione non è di per sé sufficiente a trasformare le cellule in tumorali, ma avvia la formazione di un clone cellulare “latente”. Le cellule con il gene di fusione non proliferano più rapidamente, anzi mostrano un rallentamento della crescita. Allo stesso tempo, però, acquisiscono una maggiore resistenza ai meccanismi fisiologici di eliminazione, riuscendo così a sopravvivere più a lungo nel midollo osseo.

Una fase silente che può durare anni

Questa condizione può persistere per anni senza dare segni clinici evidenti. Solo circa l’1% dei portatori sviluppa effettivamente la leucemia nel corso della vita. Durante questo lungo intervallo possono accumularsi ulteriori alterazioni genetiche, necessarie alla trasformazione maligna. Le cellule entrano in uno stato noto come senescenza indotta da oncogene, generalmente considerato un meccanismo di difesa contro lo sviluppo del tumore. In questo caso, però, la senescenza assume una doppia funzione: blocca la proliferazione cellulare ma aumenta la resistenza alla morte programmata, favorendo la persistenza delle cellule pre-leucemiche.

Un serbatoio silenzioso nel midollo osseo

Le cellule non scompaiono completamente e possono rappresentare un serbatoio biologico persistente, anche dopo le terapie. Secondo i ricercatori della Fondazione Tettamanti, comprendere come queste cellule riescano a “nascondersi” nel midollo osseo è cruciale per ridurre il rischio di recidiva. Lo studio apre la strada a strategie mirate a colpire le cellule in stato di senescenza, attraverso l’uso di molecole senolitiche in grado di eliminarle selettivamente. L’obiettivo non è solo trattare la malattia conclamata, ma intervenire prima che le cellule pre-leucemiche evolvano in leucemia. La fase iniziale della malattia emerge così non come una semplice fase di latenza, ma come un equilibrio dinamico tra arresto della crescita e sopravvivenza cellulare. Un tempo biologico sospeso che potrebbe rappresentare, in futuro, un bersaglio chiave per strategie di prevenzione della leucemia infantile.

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