In vista della Giornata mondiale della salute, il WWF richiama l’attenzione sull’esposizione quotidiana a sostanze chimiche e inquinanti: dallo smog ai pesticidi, dalle microplastiche ai PFAS, emerge un quadro complesso
In occasione della Giornata mondiale della salute, il WWF accende i riflettori su quella che definisce una nuova condizione umana: quella dell’“Homo chimicus”. “Un individuo esposto ogni giorno, spesso inconsapevolmente, a una miscela di contaminanti presenti nell’aria, nell’acqua, negli alimenti e negli ambienti domestici”, spiegano dall’organizzazione. Secondo quanto riportato dal WWF, “ogni via di esposizione – inalazione, ingestione e contatto cutaneo – contribuisce a un carico complessivo che l’organismo deve gestire”. Il punto critico, però, è che la valutazione del rischio continua a essere fatta “sostanza per sostanza”, senza considerare gli effetti cumulativi e sinergici di queste esposizioni.
Segnali che preoccupano la comunità scientifica
Negli ultimi anni, sottolinea il WWF, si stanno moltiplicando segnali che destano preoccupazione: aumento dei casi di infertilità senza causa apparente, disturbi dello sviluppo neurocognitivo, crescita delle diagnosi nello spettro autistico, riduzione del quoziente intellettivo e disfunzioni endocrine. Non esiste ancora un consenso definitivo sulle cause, ma la letteratura scientifica indica un possibile ruolo dell’interazione tra fattori genetici e ambientali. Le fasi più vulnerabili risultano essere la gravidanza e la prima infanzia, periodi in cui l’esposizione può avere effetti duraturi.
Smog e pesticidi sotto osservazione
Tra i principali indiziati figurano gli inquinanti atmosferici – come particolato fine, ossidi di azoto e composti organici volatili . che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera tra le principali cause ambientali di mortalità precoce. A questi si aggiungono i pesticidi, presenti anche in tracce negli alimenti. Secondo il WWF, “anche esposizioni entro i limiti di legge possono interferire con il sistema endocrino, alterare il metabolismo e influenzare lo sviluppo neurocomportamentale, soprattutto nei bambini”.
Microplastiche e “sostanze eterne”
Un ulteriore fronte di preoccupazione è rappresentato da micro e nanoplastiche, ormai diffuse in ogni comparto ambientale. Queste particelle possono accumularsi nei tessuti e contribuire a infiammazione e stress ossidativo. Particolarmente critici sono anche i PFAS, le cosiddette “sostanze eterne”, utilizzate in numerosi prodotti di uso quotidiano. “La loro persistenza li rende capaci di accumularsi nell’ambiente e nell’organismo umano, con possibili effetti su sistema immunitario, metabolismo, tiroide e fertilità”, spiegano dal WWF.
Il peso dell’inquinamento indoor
Non meno rilevante è l’esposizione negli ambienti chiusi. I composti organici volatili rilasciati da vernici, mobili, dispositivi elettronici e attività domestiche possono rendere l’aria indoor comparabile, in termini di rischio, a quella esterna. “Senza adeguato ricambio d’aria, questi contaminanti possono contribuire a disturbi respiratori, allergie e, nel lungo periodo, a effetti più complessi sulla salute”, sottolinea l’organizzazione.
“Serve un cambio di passo”
“La nostra quotidianità rivela che siamo immersi in un ambiente chimicamente complesso. Nessuna esposizione agisce da sola: le sostanze si sommano, interagiscono, si potenziano – sottolinea Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia. a qui la richiesta di un cambio di paradigma -. Più ricerca sugli effetti delle esposizioni multiple, maggiore trasparenza dei dati e politiche basate sul principio di precauzione, con un rafforzamento dei controlli e una progressiva eliminazione delle sostanze più pericolose”. Secondo il WWF, “la chiave per affrontare questa sfida è l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Ridurre l’esposizione agli inquinanti significa proteggere non solo l’individuo ma anche gli ecosistemi e le generazioni future”, conclude l’organizzazione.
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