In Italia oltre 6 milioni di adulti vivono con obesità, con numeri in aumento anche tra bambini e adolescenti. La legge n. 149/2025 riconosce ufficialmente l’obesità come malattia e ne prevede la presa in carico nel Servizio sanitario nazionale
L’obesità continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie a livello globale. Secondo stime recenti, oltre un miliardo di persone nel mondo convive con questa condizione e si prevede che entro il 2035 più della metà della popolazione globale sarà in sovrappeso o affetta da obesità, con un impatto economico stimato di oltre 3 trilioni di dollari entro il 2030. La situazione è particolarmente preoccupante tra bambini e adolescenti: nel 2025 più di 500 milioni di giovani in tutto il mondo risultano in sovrappeso o obesi, con conseguenze significative sulla salute futura. In Italia, la Giornata Mondiale dell’Obesità viene celebrata oggi con un evento in Senato promosso dalla Senatrice Daniela Sbrollini, insieme all’Intergruppo Parlamentare Obesità, Diabete e malattie croniche non trasmissibili e alla World Obesity Federation. Il tema scelto per il 2026, “8 Billion Reasons To Act on Obesity”, invita a riflettere sulle responsabilità condivise e sull’urgenza di politiche efficaci.
L’impatto dell’obesità in Italia
Secondo il più recente Italian Barometer Obesity Report 2025 di IBDO Foundation, basato su dati ISTAT e ISS, l’11,8% degli adulti italiani soffre di obesità, in aumento rispetto all’11,4% del 2022. A questi si aggiunge il 36,1% della popolazione adulta in sovrappeso. Anche tra i più giovani la situazione è critica: circa il 19% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,8% è obeso, con un incremento più marcato nelle regioni meridionali e nelle aree economicamente svantaggiate. L’obesità non è solo un problema sanitario: le complicanze cardiometaboliche, il diabete di tipo 2 e altre patologie croniche comportano un pesante costo economico e sociale, sottolineando l’urgenza di strategie preventive efficaci e di una presa in carico strutturata.
Legge e politiche nazionali
Lo scorso ottobre, il Parlamento italiano ha approvato la Legge n. 149 “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, la prima legge al mondo dedicata specificamente alla malattia. La norma riconosce l’obesità come condizione cronica e ne prevede l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). A questa si aggiunge il Piano Nazionale della Cronicità, che punta a migliorare l’organizzazione dei percorsi di cura e prevenzione, e il Fondo per la Prevenzione dell’Obesità con finanziamenti specifici per il triennio 2025-2027. È inoltre previsto un programma nazionale per la prevenzione e gestione dell’obesità nell’adolescenza. Per il ministro della Salute Orazio Schillaci “il riconoscimento legislativo dell’obesità come malattia cronica è un passo fondamentale, che va oltre la dimensione simbolica. Si tratta di risposte concrete ai bisogni delle persone e di strumenti per garantire equità e accesso alle cure su tutto il territorio nazionale”.
Verso un approccio multidisciplinare
Esperti e istituzioni concordano sull’importanza di un approccio integrato: prevenzione, educazione alimentare, attività fisica, diagnosi precoce e percorsi terapeutici personalizzati sono fondamentali per contrastare la malattia. La collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni dei pazienti e cittadini è considerata essenziale per ridurre lo stigma, garantire l’accesso alle cure e migliorare la qualità della vita dei pazienti. “L’obesità è una malattia complessa, influenzata da fattori genetici, ambientali e sociali. Non si tratta di una scelta individuale, ma di un fenomeno che richiede interventi strutturali su più livelli – sottolinea Andrea Lenzi, Presidente del CNR e di OPEN Italy -. Solo attraverso una rete nazionale di centri multidisciplinari e un’efficace presa in carico nel Ssn si potranno prevenire le complicanze e garantire equità di accesso”. La sfida dell’obesità, conclude Raffaella Buzzetti, Presidente SID, “richiede una gestione di lungo termine, con percorsi multidisciplinari che integrino prevenzione, cura e supporto psicologico, contrastando allo stesso tempo lo stigma e le discriminazioni sociali”.
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