One Health 18 Febbraio 2026 15:16

Batteri alimentari resistenti, EFSA: “I rischi restano, ma progressi possibili con un approccio One Health”

La resistenza agli antimicrobici nei batteri alimentari rimane un problema critico in Europa, ma alcuni Paesi mostrano segnali di miglioramento

di Isabella Faggiano
Batteri alimentari resistenti, EFSA: “I rischi restano, ma progressi possibili con un approccio One Health”

Nonostante gli sforzi per contenere la resistenza antimicrobica, batteri come Salmonella e Campylobacter continuano a mostrare elevati livelli di resistenza agli antimicrobici più utilizzati, con un impatto diretto sulla salute umana. L’EFSA, in un aggiornamento online pubblicato oggi, segnala che “poiché questi batteri alimentari possono diffondersi dagli animali e dagli alimenti all’uomo, causando infezioni gravi che possono richiedere trattamento antimicrobico, continuare ad agire secondo un approccio One Health rimane essenziale”.

Le principali preoccupazioni degli esperti

Le resistenze più preoccupanti riguardano la ciprofloxacina, fondamentale per le infezioni gravi, e altri farmaci comunemente impiegati come ampicillina, tetracicline e sulfonamidi. Nel Campylobacter, la resistenza alla ciprofloxacina è diventata così diffusa che il farmaco non è più raccomandato per il trattamento umano, e sono state introdotte restrizioni per il suo utilizzo negli animali destinati alla produzione alimentare.

Segnali positivi: la resistenza può diminuire

Nonostante le preoccupazioni, gli esperti evidenziano anche progressi concreti. In alcuni Paesi europei, la resistenza della Salmonella umana ad ampicillina e tetracicline è diminuita significativamente negli ultimi dieci anni, così come la resistenza alle tetracicline nei polli e ad ampicillina e tetracicline nei tacchini. Per il Campylobacter, la resistenza all’eritromicina, trattamento di prima linea, è calata sia negli esseri umani sia in alcuni animali. Secondo l’EFSA, “i miglioramenti precedenti hanno rallentato in alcune aree, in particolare per l’E. coli, dove i livelli di resistenza ad alcune sostanze nel pollame si sono stabilizzati”, ma interventi mirati hanno comunque contribuito a un miglioramento complessivo a livello UE.

L’approccio One Health come chiave di volta

La resistenza antimicrobica non è un problema isolato: riguarda tutti e può ridurre drasticamente le opzioni terapeutiche disponibili. I dati dell’EFSA ed ECDC sottolineano l’importanza di un approccio “One Health”, che integri salute umana, animale e sicurezza alimentare. Solo una gestione coordinata, con uso responsabile degli antimicrobici e pratiche efficaci di prevenzione delle infezioni, può rallentare la diffusione di batteri resistenti e proteggere la popolazione.

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